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The Book of Boba Fett: Robert Rodriguez è il regista giusto per Star Wars?

Questo articolo è un editoriale. Significa che contiene un'opinione, un parere o un'interpretazione personale dell'autore che può - eventualmente - essere diversa o discordante dalle opinioni del resto della redazione di Star Wars Addicted.

Dopo i fasti del Capitolo 2 di The Book of Boba Fett db, torniamo, purtroppo, con i piedi per terra con il Capitolo 3. Tornano il ritmo lento e i passaggi a vuoto del Capitolo 1, e tornano evidenti le limitazioni tecniche dovute al basso budget con cui viene realizzata la serie TV. I Capitoli 1 e 3 sono stati diretti dallo stesso regista, Robert Rodriguez, responsabile principale della serie dopo Jon Favreau e Dave Filoni, mentre il Capitolo 2 era stato diretto da Steph Green.

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Il Capitolo 3 stenta a portare a compimento le premesse che erano state poste con l’episodio precedente, si rivela ridondante in certi passaggi e incerto nella componente tecnica. Ho letteralmente seguito il Capitolo 2 con “il cuore in gola”, sperando per ogni centesimo di secondo della puntata che non si scadesse in strafalcioni tecnici. E, alla fine dell’episodio, sono rimasto soddisfatto: tutto è di qualità e ben inserito nella struttura portante della serie. Sensazioni che non si sono ripetute con il Capitolo 3, che è parso molto più approssimativo.

Robert Rodriguez è un regista di comprovata esperienza, che nel corso della sua carriera ha spaziato fra diversi generi, a mio modo di vedere le cose senza trovare mai il successo vero e proprio. Nel Capitolo 3 la sua regia è sbrigativa, dando l’impressione di essere troppo spicciola nei momenti che contano e di soffermarsi invece su aspetti poco rilevanti o già trattati. Innanzitutto, l’episodio è troppo breve per poter avere un'”anima” sua e molte scene, come quelle con il Maggiordomo Twi’lek del Sindaco Mok Shaiz db, danno l’impressione di essere riempitivi. Il personaggio, infatti, è già stato trattato e non può offrire di più di quello che ha già dato. Torna il ragionamento sulle intrinseche difficoltà che si hanno nel realizzare un contenuto su Star Wars, per il quale non puoi riciclare nulla da altri contenuti cinematografici (ad esempio i set) che abbiamo già fatto.

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In passato, Rodriguez ha cercato a più riprese di imitare l’amico Quentin Tarantino, con risultati molto scadenti. L’auto-citazionismo di Tarantino è inserito all’interno di una fitta rete di significati e messaggi reconditi, abilmente costruita dal regista nel corso della sua carriera. Rodriguez ha sempre cercato di fare la stessa cosa, ma molto spesso lo ha fatto a sproposito.

Come è a sproposito, secondo me, la presenza di Danny Trejo nel Capitolo 3 come addestratore del Rancor. Questo personaggio cita direttamente il personaggio di Machete così come è apparso nei film di Robert Rodriguez Grindhouse: Planet Terror e Machete. Ma puoi usare un contenuto di Star Wars per fare auto-citazionisimo di tuoi contenuti precedenti? Per me, ma mi rendo conto che può essere soggettivo, la risposta è no, perché la galassia lontana lontana è un immaginario puro, completamente slegato rispetto a opere cinematografiche esistenti.

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Ma il vero limite del Capitolo 3 attiene alla sfera tecnica. Le sequenze in cui Boba Fett si sposta per viaggiare da un punto all’altro sono inutili. Potrebbero essere meglio sfruttate per mostrare i luoghi di Mos Espa e del Mare delle Dune, ma sono troppo statiche e danno la sensazione dell’“effetto passeggiata” in spazi molto angusti.

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Ancora di più, mi ha deluso molto il combattimento, che aspettavo con grande trepidazione e che pensavo fosse collocato nella parte finale della serie, tra Krrsantan db e Boba Fett. Semplicemente, perché servivano molti più effetti speciali, il supporto di controfigure più attrezzate e molto più lavoro di rifinitura. Non capisco, poi, perché Fett passi così tanto screen time senza l’armatura, mentre nei film e nei fumetti in cui lo abbiamo visto protagonista non la toglie letteralmente mai. Capisco che è un Fett diverso dopo essere entrato in contatto con l’acido del sarlacc, ma un combattimento tra Krrsantan e Fett in armatura sarebbe stato molto più spettacolare, e avrebbe conferito più onore al personaggio di Krrsantan.

Il quale, poi, non resta al fianco di Fett e Shand db come alleato. Anche questo sarebbe potuto essere un passaggio molto enfatico ma, probabilmente, ancora una volta gestire il Wookie per molti episodi probabilmente avrebbe impattato considerevolmente sulle finanze a disposizione per la produzione della serie. Deludente anche l’inseguimento tra le strade di Mos Espa tra il Maggiordomo e i ragazzi della banda con innesti cybernetici reclutati da Fett. I veicoli si muovono con una lentezza innaturale, probabilmente perché maggiore velocità avrebbe richiesto più effetti speciali e più risorse di calcolo per il rendering.

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Spero di essere stato costruttivo in queste critiche, che nascono dall’amore che provo per la galassia lontana lontana. E che spero non siano accostate alle tante critiche pretestuose che stanno emergendo in questi giorni. Molti di quelli che criticano, in realtà, odiano Star Wars nella forma che gli sta conferendo Disney, non considerano l’universo crossmediale, che invece è fondamentale per comprendere alcuni passaggi, e fondamentalmente pensano (ancora) che solo la trilogia originale meriti di essere definita come il “vero” Star Wars.

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Si è detto che la gang di Mos Espa è fuori luogo perché usano dei mezzi dai colori troppo sgargianti. Ma chi ha detto che all’interno dell’immaginario non si possa sperimentare e cambiare rispetto al passato? E poi si continua a dire che Boba Fett è troppo buono, o che il Rancor che prova sentimenti non corrisponda all’immaginario. Su Boba Fett buono consigliamo di rivedere i precedenti contenuti di The Clone Wars. Mentre, a proposito del Rancor, si dia un occhio a questa copertina, di un fumetto assolutamente canonico…

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Insomma, delusione che nasce principalmente dalle vette molto elevate toccate dal Capitolo 2 e, si sa, quando in una serie TV si punta molto in alto, poi si rischia di scontentare nel prosieguo. Mi immagino una seconda parte dello show in cui si alza sempre più l’asticella, coinvolgendo i tantissimi spunti che l’immenso immaginario di Star Wars offre. E spero che il Capitolo 3 sia solo un passaggio a vuoto.

Anche perché è interessante l’intreccio di potere tra le fazioni coinvolte nelle parti del passato e del presente. Nel primo caso, Fett è intermediario tra la tribù Tusken che lo ha accolto dopo essere fuoriuscito dal sarlacc e il Sindacato dei Pyke, che ha interessi crescenti su Tatooine db legati al commercio illegale di spezie. Si inserisce, però, anche la gang di Nikto conosciuta con il nome di Kintan, che rivendica lo stesso diritto di prelazione dei Tusken sulla concessione del terreno per il passaggio dei trasporti dei Pyke.

Nel presente, invece, Fett deve fronteggiare l’interesse incrociato degli Hutt db e degli stessi Pyke sul controllo di Mos Espa. Dopo i tentativi degli Hutt, che hanno assoldato Krrsantan per uccidere Fett, si scopre che il Sindaco ha un accordo segreto con i Pyke. Coerentemente con il Canon, a questo punto gli Hutt rinunciano alla battaglia perché non è conveniente innescare una guerra su larga scala con i Pyke per il controllo di un pianeta come Tatooine, defilato nell’Orlo Esterno e con poco da offrire dopo il prosciugamento dei suoi oceani. In altre parole, sia nel passato che nel presente Fett è ora alle prese con un unico avversario, i Pyke (già avversari principali in Solo: A Star Wars Story, e per questo possono non essere casuali i punti di contatto tra le colonne sonore di The Book of Boba Fett e Solo).

Detto questo, conto ancora moltissimo sulla nuova serie di Disney+, mi aspetto solo maggiore qualità sia dalla parte registica che da quella tecnica, fondamentale per qualsiasi contenuto si voglia creare su Star Wars.


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