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Essere un clone: problemi di identità

Cosa significa essere un clone del Grande Esercito della Repubblica? Avere milioni di fratelli uguali in tutto e per tutto a te può essere motivo di sicurezza e conforto, ma può far anche sorgere enormi problemi di identità. La vita di un clone è un continuo bilanciarsi fra la necessità di riconoscersi nell’altro e differenziarsi dallo stesso.

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I cloni nascono su Kamino, in vere e proprie vasche. Coltivano le prime amicizie fra i loro simili. In questo processo, è naturalmente semplice instaurare rapporti di amicizia: hanno avuto tutti le stesse esperienze; condividono il tempo in attività comuni; di fatto sono uguali. Eppure, già in questa fase, possono emergere elementi di differenziazione. L’aspetto più tipico è la scelta di un taglio di capelli diverso, un modo per affermare la propria unicità in un mare di soggetti che condividono il medesimo corredo genetico.

Essere un Clone della Repubblica

Fin da piccolissimi i cloni sono addestrati per lo scopo per cui sono creati: servire come soldati sacrificabili nelle Guerre dei Cloni, spendibili come carne da macello. Ognuno di essi è consapevole del fatto di poter morire per una causa più grande, ed accetta passivamente il suo destino.

Ma è proprio vero che lo accetta passivamente? Esistono cloni che in età adulta sviluppano una personalità spiccata e decidono di affrancarsi da una vita e da una sorte predefinite. Il Sergente Slick tradisce i suoi fratelli nella Battaglia di Christophsis per denaro e passa informazioni ai separatisti. Benché non sia errato chiamarlo traditore, Slick è seriamente convinto che la Repubblica e i Jedi usano i cloni come schiavi. Non potendo salvare tutti i suoi fratelli, decide di procurarsi i mezzi per poter essere libero.

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Il “disertore”, Cut Lawquane, ha partecipato alla prima Battaglia di Geonosis, ma è rimasto coinvolto in un incidente che uccise tutti i compagni sul trasporto. Sopravvissuto, si è affrancato da una vita di servizio, creandosene una propria, una sua famiglia e dandosi soprattutto un cognome.

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Per i cloni il nome è fondamentale. È forse il principale mezzo attraverso cui si affermano come individui. Ogni clone sceglie il proprio nome, quello che li definirà per la vita. I cloni fra loro non usano il codice identificativo, ciò che li degrada a beni di produzione; ma usano il nome da ciascuno scelto.

In fondo, è la scelta che definisce l’individuo clone. Sicuramente le esperienze singole di ciascuno formano il carattere, così come il contatto con i Jedi. È anche vero che ogni Jedi trasmette qualcosa di diverso ai suoi commilitoni: se Yoda sottolinea la specialità di ciascuno nella Forza, il Generale Pong Krell non si pone scrupoli nell’usarli e far comprendere loro la semplice utilità e sacrificabilità di ognuno.

Ma proprio perchè condividono una base comune e una potenzialità innata di pervenire alle stesse riflessioni, ciascuno dinanzi ad un bivio sceglie cosa fare.

Rex, ferito nella prima Battaglia di Saleucami, viene salvato dalla famiglia di Lawquane. Benché non condivida la sua decisione, finisce per comprenderne le ragioni e probabilmente riflette in lui una possibilità, che però decide di non seguire.
Se non altro, Rex ha avuto la possibilità di riflettere su alternative possibili, anche se a caro prezzo, mentre altri cloni preferiscono godersi un po’ di libertà  in congedo, ubriacandosi nella cantina ’79 su Coruscant.

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Altri cloni, invece, a causa di difetti genetici, ambiscono alla vita cui erano destinati, ma sono impossibilitati a farlo e sono anche derisi. 99 è deforme e soffre di invecchiamento precoce, ma sostiene sempre i fratelli, così vivendo il suo sogno tramite loro. Non a caso, ha scelto un numero come nome, pur sempre diverso dal codice seriale originale, come ad affermare di volere essere un clone e fare ciò per cui è stato creato, ma mantenendo la propria identità.

Sicuramente la serie “The Bad Batch” approfondirà di più cosa vuol dire essere un clone. E voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere e che la Forza sia con voi!

Senior Editor

Appassionato di Star Wars dal 1996, quando mio padre mi regalò il primo Millennium Falcon. Da allora, continuo a seguire tutto ciò che riguarda la Galassia Lontana Lontana, con particolare attenzione al canone.

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