News

Guide

Serie

Live

HomeEditorialiJ.J. Abrams, la necessità di un piano per i sequel e l'insalata

Leggi anche

J.J. Abrams, la necessità di un piano per i sequel e l’insalata

Editoriale
Questo articolo è un editoriale. Significa che contiene un'opinione, un parere o un'interpretazione personale dell'autore che può - eventualmente - essere diversa o discordante dalle opinioni del resto della redazione di Star Wars Addicted.

Uno dei punti di discussione più caldi relativi alla trilogia sequel è sicuramente la mancata pianificazione dei tre film, diretti e scritti da registi diversi. Inizialmente tre dovevano essere gli autori designati per il compito: Abrams, Johnson e Trevorrow, ma con l’allontanamento dell’ultimo, il primo ne prese il posto concludendo la trilogia che aveva iniziato nel 2015 con Il Risveglio della Forza. Adam Chitwood di Collider ha recentemente avuto modo di intervistare proprio J.J Abrams, e di porgli alcune domande in relazione all’importanza di un piano per questo tipo di progetti.  

“Non c’è nulla di più importante che sapere dove stai andando”. Così si potrebbe riassumere la risposta del regista americano (qui potete recuperare l’intervista per intero), usando le sue stesse parole. Abrams afferma, tra le altre cose, che è arrivato a queste conclusioni, alle volte, con “le maniere forti”, alludendo non troppo velatamente alla trilogia sequel di Star Wars. In realtà J.J Abrams nemmeno voleva scrivere uno Star Wars, fu convinto infatti dalla stessa Kathleen Kennedy nel 2015, dopo una lunga trattativa. In ogni caso il suo ruolo si sarebbe limitato al primo film, a ‘porre le basi’. Ed è innegabile che Il Risveglio della Forza lavori proprio sul porre le fondamenta della nuova storia; dopotutto si trattava di rilanciare Star Wars, e quindi di raccontare un nuovo inizio (di una storia comunque ‘in corso’). A prescindere dalle opinioni personali sul fatto che ci sia riuscito o meno, si deve partire da questo presupposto oggettivo per poter portare avanti una discussione critica su quello che è successo dopo. L’obiettivo di Lucasfilm era quello di sviluppare una trilogia di film affidando di volta in volta ad un autore differente il proseguimento della storia, ma non funzionando allo stesso modo per le tre pellicole. Se infatti Episodio 7 poneva le basi ed Episodio 8 ne sviluppava le potenzialità, Episodio 9 doveva necessariamente prendere le redini di quella storia portata fino a quello specifico punto: in questa ottica i tre diversi scrittori svolgevano un lavoro essenziale e perfetto per far funzionare questo meccanismo, trovando negli stili e nelle idee diverse il perno portante della coerenza narrativa.  

Proviamo ad approfondire questo elemento.  

Ho un piano 

Se c’è una cosa che ho imparato dai fan di Star Wars, è che a quanto pare adorano quando sono ignari di cose che altri sanno. Ovvero, si sente parlare molto della pianificazione, elogiando –giustamente- Marvel, e criticando il metodo di lavoro Lucasfilm dal 2015 in poi. Il fatto è che quel ‘metodo’ è in realtà un modus adottato nella stragrande maggioranza dei casi cinematografici, e non. La fissazione per un piano totale e completo che vada a distendersi nel tempo è in realtà parzialmente illusoria, dovuta più all’organizzazione e al metodo comunicativo dell’azienda, piuttosto che ad un grande disegno interconnesso e studiato a priori.  

Per quanto mi riguarda, la scelta di affidare tre film a tre autori diversi fu azzeccata, anzi era la cosa migliore da fare dopo aver ‘perso’ il punto focale e, fino ad allora, essenziale, di tutta la baracca creativa: George Lucas. Non ho mai pensato che Star Wars, come universo narrativo, fosse ideabile solamente dalla splendida mente del Creatore, anzi ho sempre creduto che la varietà di stili e contenuti della saga rendesse ottimale, desiderabile il vedere altre penne e teste all’opera. Così è stato nel 2015 con J.J Abrams e poi nel 2017 con Rian Johnson. È facile quanto vero parlare di due film con una visione ed una struttura differenti, lo sono. Tuttavia, nel modo più sincero possibile, era per me fonte di gioia e soddisfazione vedere due interpretazioni diverse, soprattutto a livello stilistico. Permetteva ad entrambi i film di vivere di vita propria, e pur essendo entrambi tasselli di qualcosa di più grande restavano comunque apprezzabili come singoli, quello che –sempre secondo me- era il grande difetto della trilogia prequel. Capisco perfettamente chi non segue questa linea di pensiero, ma reputo assai sbagliato contrapporsi ad essa unicamente perché si crede in un solo modo di fare coerenza, di raccontare storie.  

J.J Abrams, J.J. Abrams, la necessità di un piano per i sequel e l’insalata, Star Wars Addicted

 

Il Risveglio della Forza, dicevamo, doveva essere un nuovo inizio. Lo è nella maniera che non tutti si aspettavano, ma che risulta chiara nel suo intento: dare gli strumenti a Rian Johnson. È naturale che J.J Abrams avesse all’epoca qualche idea in mente per quella storia, ma il regista era perfettamente consapevole del suo limitato ruolo nel ‘grande disegno’È importante sottolineare questo punto perché si sente parlare de Gli Ultimi Jedi come un film che rinnega il precedente, mentre la verità è che ne sviluppa semplicemente i concetti secondo il volere del suo autore. Perché c’è un nuovo e oscuro nemico? Come mai la galassia è al punto di partenza? E i Jedi? Questi elementi sono volutamente inseriti perché soluzioni narrative ‘facili’, con l’unico scopo di fare in modo che Rian Johnson portasse poi la storia avanti in altri modi, anche più rischiosi, o più conservativi, non era importante. Ed è per questo motivo che Gli ultimi Jedi rappresenta il cuore della sequel, perché di fatto in quel film inizia davvero quella storia, i personaggi assumono un ruolo e gli strumenti forniti da Abrams vengono adoperati per comporre un disegno, uno specifico ritratto.  

I due film sono coerenti? Sì, lo sono, proprio perché qualsiasi sequel di Episodio 7 lo sarebbe stato, è il compito assegnato a quel film: essere elastico, adattabile a qualsiasi risvolto futuro.  

I veri problemi  

Come avrete capito, non ritengo la mancanza di un ‘piano’ un problema (o ne intendo in altro modo il significato). E’ un altro elemento ad essere davvero ingiustificabile: L’Ascesa di Skywalker.  

Gli Ultimi Jedi NON è un film elastico, è distante anni luce da ciò che faceva Il Risveglio della Forza. Paradossale che sembri, l’unica scelta sbagliata come regista per il capitolo conclusivo era proprio J.J Abrams. Se mi avete seguito fino a qui avrete capito il meccanismo che ho immaginato per la trilogia sequel ed è perciò facile comprendere i motivi che mi portano ad affermare ciò. Se Episodio 8 rappresentava il cuore della storia, la sua conclusione NON poteva essere ripresa da chi aveva scritto ‘gli strumenti’, perché inevitabilmente questo autore avrebbe sofferto di una storia che aveva ‘creato’, ma che non aveva avuto la possibilità di sviluppare e che ora doveva addirittura concludere. Un terzo nome avrebbe risolto i problemi portando al cinema una visione nuovamente diversa e originale ma per forza di cose coerente con ciò che era stata la pellicola precedente, perché per nessun motivo Episodio 7 avrebbe rappresentato un ostacolo.  

J.J Abrams ha invece cancellato materialmente il progresso narrativo costruito da Johnson, scrivendo la storia che lui stesso si era immaginato nel 2015. Provo a spiegarlo con un esempio: immaginate che qualcuno vi dia tre ingredienti: peperoni, pomodori e patate. Voi ci fate un’insalata. Poi però la stessa persona arriva e riflette sul fatto che con quegli stessi ingredienti avrebbe fatto altro, e cerca di scindere i vari elementi singoli dell’insalata per creare qualcosa di nuovo. Non funziona, e su quelle singolarità specifiche rimarrà traccia indelebile della precedente ricetta.  

J.J Abrams, J.J. Abrams, la necessità di un piano per i sequel e l’insalata, Star Wars Addicted

Metafore culinarie a parte, questo concetto è utile per capire, e spiegare, la differenza tra le diversità stilistiche (Episodio 7 e 8) e quelle narrative (Episodio 8 e 9) e di come le prime non escludano una coerenza, mentre le seconde sì. Abrams DOVEVA partire da Gli Ultimi Jedi e POTEVA scrivere un finale a suo piacimento, ma è chiaro sarebbe stato troppo complesso per un autore rinnegare sé stesso in favore di altri. Ecco perché serviva un terzo regista: per dare quella tanto bramata coerenza narrativa e mettere un punto definitivo alla saga. Le parole di J.J Abrams sulla necessità di un piano sono profondamente ipocrite, perché un piano c’era, ed era quello di andare avanti di volta in volta scrivendo una storia nuova. È successo con la trilogia originale, tante cose sono cambiate anche nei prequel. L’intoppo è stata la conclusione di una trilogia che negando Episodio 8 ha rinnegato sé stessa, a prescindere dalla qualità generale. Un concetto che è importante da tenere a mente nel futuro, quando Star Wars tornerà al cinema e saremo tutti impegnati a discutere e litigare piuttosto che a leggere articoli su registi, piani e insalate.  

Executive Editor

Appassionato di Star Wars e della sua vena fantasy, di cinema e di lettura. Prima di tutto però Videogiocatore, hobby che occupa gran parte del mio tempo libero e che cerco di coniugare con l’amore per le storie, in particolare quelle di una galassia lontana lontana.

Seguici in live, tutti i venerdì alle 21:00!

Ultimi articoli