Editoriale
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Qualche tempo fa scrivevo della mia delusione per la seconda stagione di The Mandalorian. Una serie di episodi che ho trovato fastidiosi ad un certo punto, così evidentemente tormentati dai fantasmi dei proprio fan. La quasi nauseante voglia di accontentare, portando in scena figure celebri come Ahsoka Tano o Boba Fett, è certamente stata vincente dal punto di vista ricettivo, conquistano gran parte dei consumatori abbonati a Disney+.

Considerando il cambio di registro successivamente a L’Ascesa di Skywalker, è chiaro come in casa Lucasfilm qualche segnale d’allarme sia scattato, un tipo di avviso che ha spinto i vertici dell’azienda a virare verso delle pubblicazioni in formato seriale più accomodanti, dedite -almeno The Mandalorian- ad un certo grado di fan service, quello sbagliato. Ma allora, se tutto viene idealmente resettato, cosa rimane della trilogia sequel? Verrà messa da parte, i personaggi dimenticati e le storie perse nel tempo? Ne dubito, e non lo spero.

 

Lo Star Wars 2.0 (che non esiste)

E’ importante notare come con Disney+ si stia cercando di tendere, ancora, al vecchio. Pur cambiando target temporale, ambendo a ricreare atmosfere conosciute, grazie anche al cast di personaggi, il senso della strategia di Lucasfilm rimane, ai miei occhi, quello di puntare su una rievocazione di emozioni. Non a caso il setting di The Mandalorian e di molte delle altre serie in arrivo non fa altro che cercare, più o meno efficacemente, di mettere assieme trilogia originale e prequel, ammiccando qualche volta ai fan più giovani, altre a quelli più di lungo corso. In questo particolare gioco di specchi mi ritrovo sempre più spesso ad aleggiare in una zona grigia di dubbio e sgomento. Davvero poco, da Episodio 9 in poi, ha toccato corde che sento particolarmente sensibili: c’è stato qualche episodio di The Mandalorian in grado di reggersi su una storia originale, e quindi di evocare sensazioni nuove e belle, ma fugace, inserito in un caleidoscopio teatrale di apparizioni conosciute, di volti noti spesso goffamente portati in live action; un teatrino di pessimo gusto e poco valore, che mi richiede di spegnere sinapsi a cui non posso rinunciare.

C’è stato un momento, poco dopo e nel mentre de Gli Ultimi Jedi, in cui sembrava che Star Wars stesse imboccando la strada di un nuovo corso, ignoto e misterioso, affascinante. Nell’oscurità magnetica del chiedersi che cosa sarebbe accaduto da lì in poi, si è però accesa all’improvviso una luce accecante, che mi rimetteva coi piedi a terra, rivelando che, dopo tutto, ancora ci trovavamo sullo stesso confortevole percorso tracciato nel ’77, e poi nel ’99. E questa cosa ai fan va bene, non vogliono cambiare, rischiare. Pretendono di ricreare le stesse emozioni di una vita, di non farsi tentare da una svolta, un altro sentiero di novità. Così è nato The Mandalorian, e così sta venendo dimenticata la trilogia sequel, rinnegata anch’essa da un capitolo finale traditore di quegli obiettivi delineatisi in Episodio 8. Non voglio ulteriormente decantare le lodi del film diretto da Rian Johnson, ma non posso negare l’oggettivo (ma assolutamente personale) fatto che quella sia stata l’ultima opera con il nome di Star Wars ad avermi trasmesso qualcosa, a non farmi sentire in trappola. Che ne è stato di Kylo Ren, Rey, di Ahch-To, di quella storia? E’ davvero corretto dimenticarsene?

The Mandalorian, penso io come altri, andrà a scontrarsi con quella narrativa, anzi lo farà cercando di mettere assieme i pezzi vuoti lasciati dal puzzle incompleto dei sequel. Ma sarà questa una riabilitazione o un mero tentativo di far pace con un ‘peccato’? E i sequel sono davvero un peccato? Oppure il vero peccato è un altro, quello di aver rinunciato al coraggio per arrendersi ai fan? Posso io pormi davvero queste domande pur trovandomi in un evidente posizione minoritaria? Se davvero si vuole parlare a tutti i fan, cosa è rimasto a me oltre ai ricordi di un film del 2017?

Skywalker, still looking to the horizon. Never here, now. 

Appassionato di Star Wars e della sua vena fantasy, di cinema e di lettura. Prima di tutto però Videogiocatore, hobby che occupa gran parte del mio tempo libero e che cerco di coniugare con l’amore per le storie, in particolare quelle di una galassia lontana lontana.


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