Il progetto inizialmente presentato come Project Luminous si è rivelato essere un piano editoriale che avrebbe visto un’Era di Star Wars totalmente inedita, per Legends e Canone. L’Alta Repubblica è ambientata 200 anni prima de La Minaccia Fantasma, e come il nome in  codice faceva presagire, si tratta di un tempo di luce, pace e prosperità: per i Jedi, per la Repubblica e per la Galassia. Un equilibrio pronto però a spezzarsi a causa di nuove e inquietanti minacce che sopraggiungono dall’Orlo Esterno, dove la Repubblica comincia a muovere i primi passi da istituzione e organizzazione politica. Un racconto, questo incipit, affidato a Charles Soule, che confeziona un’opera non facile, ma riuscita in quasi ogni aspetto: parliamo de La Luce dei Jedi.

 

I Jedi prosperano… e periscono

La storia dell’Alta Repubblica inizia con un attentato ai danni della Legacy Run, una nave coloniale con il compito di portare una miriade di individui verso l’Orlo Esterno, con prospettive di un nuovo futuro. L’iperspazio in cui sta viaggiando l’immenso vascello viene improvvisamente ostruito da un oggetto non identificato, che causa la morte dell’equipaggio ed un Disastro dalla portata gigantesca, con frammenti della nave pronti ad uscire improvvisamente dall’iperspazio per colpire mondi e lune abitate. I Jedi e la Repubblica sono chiamati in aiuto dai sistemi per prima colpiti.

Senza svelarvi troppo dell’intreccio narrativo, è importante dire sin da subito che La Luce dei Jedi è un romanzo maturo. Con tale definizione è necessario fare un ulteriore precisazione: è Star Wars, sangue e violenza sono limitati a specifici scopi, ed è importante perciò non aspettarsi un dramma shakesperiano. Ma la morte è presente nel romanzo, anzi ne è per buona parte un nucleo fondamentale del racconto. I personaggi uccidono e vengono uccisi, alle volte senza nemmeno accorgersi della loro imminente dipartita: una scelta che ho trovato azzeccata, perfetta per dare valore ad una storia così vasta raccontata solamente attraverso le parole. Gli innocenti possono morire, ma anche i Jedi non sono immortali, anzi spesso i loro sacrifici sono struggenti nelle modalità con cui accadono: la Forza non è un giocattolo, è la Vita stessa, e sfruttarne il prodigioso potere comporta un dispendio d’energie alle volte troppo caro. Non a caso la ‘stanchezza’ è una condizione che accompagna tutto il testo, e frequentemente ci ritroviamo, da lettori, ad empatizzare con un’improbabile sforzo fisico dovuto all’uso di una certa abilità, di un particolare utilizzo di quell’energia mistica che permea la Galassia. I Jedi prosperano e periscono, e Soule dedica più volte capitoli a figure che sopravvivono per la lunghezza di poche pagine. E’ un racconto corale che sicuramente ‘protegge’ alcuni personaggi principali, ma che non disdegna di metterli in serio pericolo, e raramente il testo risulta prevedibile. Dei Jedi è importante menzionare, inoltre, l’ampia varietà di interpretazioni che hanno della Forza. Avar Kriss la vede come un continuo canto, una vera canzone della Vita, mentre l’eclettico Elzar Mann osserva l’energia come un mare sconfinato. La Forza si presenta perciò in modi diversi, e risulta estremamente godibile e coerente con quello che conoscevamo; l’aspetto individuale risalta per porci di fronte a identità diverse, con caratteri e abitudini peculiari per ognuno di loro. Un ventaglio di possibilità che si estende anche ai modi in cui la Forza può essere adoperata, alle volte spettacolari, altre più particolari, ma nella stragrande maggioranza dei casi piacevoli da leggere e immaginare. Un discorso che non mi sentirei di applicare, per ora, alle spade laser e più in generale all’armamentario dell’Ordine. Con qualche scelta bizzarra e, direi, fuori luogo, ci vengono presentati caccia costruiti specificatamente per i Cavalieri, ma che sfruttano le spade laser dei loro proprietari come ‘chiavi’ per attivare i relativi cannoni. Sebbene la scelta abbia l’utilità pratica di permettere solamente ai Jedi di adoperare le rispettive navi, nel modo in cui viene descritta risulta stranamente goffa, e va ad affiancarsi ai ‘fucili laser’ apparsi sulle pagine di Darth Vader: Dark Lord of the Sith e The Rise of Kylo Ren, entrambi, tra l’altro, scritti dallo stesso Soule.

Non solo stregoni galattici, però, perché la Repubblica è composta anche da individui senza alcun potere sovrannaturale. Piloti, ingegneri, scienziati, tutti contribuiscono alla Repubblica e ne fanno parte in egual misura. Sono proprio i Jedi, anzi, ad esserne leggermente più al di fuori. La collaborazione con le forze repubblicane è chiaramente già stretta da secoli, se non millenni, ma l’Ordine ha le sue regole e in qualche occasione il dibattito nel Consiglio sembra ricordare quello visto nella trilogia prequel, anche se l’agire qui non è mai messo veramente in dubbio. Se delle vite possono essere salvate, allora l’Ordine deve fare qualcosa, a qualsiasi costo.

 

Una Galassia in pace

Duecento anni prima de La Minaccia Fantasma la Galassia era in pace. Nessuna guerra, nessun grave pericolo. Sono gli stessi personaggi a ripeterlo più volte, forse anche troppe, risultando in un paio d’occasioni un po’ fuori luogo. Il lettore riesce a percepire l’aria che si respira, ed è fin da subito chiaro come la Repubblica stessa sia in realtà praticamente indifesa. Un solo organo esterno ne difende i confini da occasionali scorribande e ostilità, è il Comitato di Difesa. I Jedi rappresentano, paradossalmente, il vero braccio armato della democrazia. Ma anch’essi vivono da lungo tempo senza una vera minaccia: nessun Sith, nessuna oscurità. Il Lato Oscuro non viene mai menzionato, nemmeno una volta. Alcuni membri dell’Ordine ricordano i Sith (e fanno menzione di una Grande Guerra), ma sono memorie sbiadite, sfuggenti, appartenenti ad un passato che le nuove generazioni di Cavalieri non avvicinano. L’apparente perfezione di queste figure ammantate di bianco e oro è in realtà un’innegabile debolezza. Non si tratta della presunzione dei Jedi vista nella trilogia prequel, ma un’oggettiva distanza da reali prove e ostacoli che hanno reso l’Ordine, benché forte, impreparato di fronte a minacce sconosciute. Un solo personaggio, alla fine del racconto, sembrerà provare qualcosa di molto simile a quello che la saga degli Skywalker ci ha abituati, ma è tutto da scoprire.

Ma quali sono le minacce che incutono timore alla Repubblica?

Pirati spaziali e misteri da svelare

I Nihil sono un vasto gruppo di predoni che operano nell’Orlo Esterno. Violenti e crudeli, il loro unico scopo è quello di saccheggiare e conquistare. A comandarli c’è un triumvirato di capi altrettanto temibili, affiancati però da una quarta figura: Marchion Ro, l’Occhio. Un guerriero apparentemente simile ai Nihil, che porta però con sé un passato misterioso e delle ambizioni che vanno al di là del mero divertimento. Ro è uno dei personaggi più riusciti del racconto, e le sue follie, soprattutto verso il finale, trasmettono sentimenti decisamente distanti a quelli cui siamo abituati. La violenza dell’Occhio non è infatti solo inaspettata, ma fredda, incalcolabile, disturbante. Un conto personale con i Jedi sembra muovere le sue intenzioni, e spesso Soule approfitterà del mistero per aggiungere carne al fuoco. Una mossa che, per quanto possa risultare interessante, soprattutto nelle battute finali del racconto mostrerà il fianco a qualche esasperazione di troppo, con dettagli di ‘lore’ straripanti, eccessivi nella descrizione di più scene. Un difetto comunque giustificabile, considerando l’innegabile voglia di scoprire di più nelle prossime opere.

Sappiamo già che altri nemici si affacceranno alle frontiere della Repubblica, ma per ora la minaccia dei Nihil e l’intrigante Marchion Ro sono più che sufficienti per tenere alta l’attenzione dei lettori sui cattivi, importanti contraltari soprattutto in tempi così prosperosi per la Galassia.

 

Una nota ‘sequel’

Prima di passare alle conclusioni, un veloce commento su alcuni elementi della storia. La Luce dei Jedi è pieno di rimandi e collegamenti (anche molto diretti) con la trilogia sequel. Pianeti, nomi, razze sono spesso ripresi dall’ultima trilogia cinematografica, così come alcuni concetti e idee. Evitando considerazioni spoiler, ho notato in alcuni frangenti anche possibili ponti con alcune delle figure più ‘misteriose’ dei film, seppure queste rimangano impressioni squisitamente personali. In ogni caso i rimandi alla trilogia sequel sono certamente graditi, e denotano una voglia, seppur ancora velata, di non dimenticare quelle storie e quella parte di Galassia.

 

Una Luce nell’Oscurità

La Luce dei Jedi è un romanzo solido, divertente e assolutamente Star Wars. Sarà facile affezionarsi ai personaggi, a quelle atmosfere così sfarzose e lucenti. Charles Soule scrive un racconto difficile, introduttivo, ma riuscito in quasi ogni suo aspetto. Il coraggio nella gestione dei personaggi e l’affascinante caleidoscopio di eventi cui veniamo messi di fronte garantiscono la promozione dell’opera. L’Alta Repubblica è solo all’inizio, ma le avventure raccontate ne La Luce dei Jedi già pretendono un legittimo posto nella memoria dei fan e della straordinaria e immortale saga che è Star Wars.

Appassionato di Star Wars e della sua vena fantasy, di cinema e di lettura. Prima di tutto però Videogiocatore, hobby che occupa gran parte del mio tempo libero e che cerco di coniugare con l’amore per le storie, in particolare quelle di una galassia lontana lontana.


Star Wars Addicted consiglia...

La Luna del Colosso