Il tema del romanzo di Charles Soule, La Luce dei Jedi, riguarda la intima connessione tra l’utilizzatore della Forza, il Jedi, e la Forza stessa, ovvero quella luce che si trova in ciascuno di loro e che li connette con tutte le forme viventi in maniera più intensa rispetto alle normali persone. La piccola luce che si trova dentro ciascun Jedi non smette mai di bruciare: c’è sempre, almeno, un barlume di una candela che, quando il Jedi si concentra, diventa una vera e propria fiamma. Qualche volta la luce diventa grande quanto quella del sole, così tanta luce da diventare ciechi.

Con uno stile di scrittura il più possibile semplificato, con il risultato di una lettura piacevole e incredibilmente fluida, Soule in questo modo ridefinisce alcuni concetti tipici dell’immaginario di Star Wars, a volte semplificandoli altre volte approfondendoli. E iscrive tutto questo in un’epoca diversa da quella degli Skywalker, dove la tecnologia è in uno stadio più primitivo, dove c’è più pace e meno odio, ma anche più incognite e un universo la cui esplorazione non è ancora completa.

I Jedi e la luce che si trova in ognuno di essi sono indiscutibilmente i protagonisti, all’interno di un romanzo corale che serve da introduzione a un’intera epoca. I Jedi lavorano tantissimo per allontanare sensazioni come panico e paura. Secondo gli insegnamenti, l’unico contatto di un vero Jedi con la paura è dovuto all’avvertirla in altri esseri. Sono tutti concetti che apprendiamo nell’analisi che fa Soule del rapporto tra il Maestro Jedi Twi’lek Loden Greatstorm e il suo Padawan Bell Zettifar. La filosofia di insegnamento di Loden Greatstorm è molto semplice: se Bell, in linea teorica, è in grado di fare qualcosa, anche se Loden avesse potuto farlo dieci volte più velocemente e cento volte meglio, sarebbe comunque stato Bell a farlo, non Loden. “Se faccio qualcosa, nessuno apprende nulla” amava dire il suo Maestro.

Se il rapporto Maestro/Padawan, come sempre in Star Wars, è centrale, dobbiamo dire che si tratta di una storia che esalta non solo il mito dei Jedi, ma anche quello dei viaggi iperspaziali. E che parte con il disastro che coinvolge la Legacy Run, un’enorme nave da trasporto che sta per trasferire 9 mila persone dal Nucleo ai pianeti dell’Orlo Esterno. I coloni, in cerca di nuove fortune e schiacciati dalla sovrappopolazione del Nucleo, sono pieni di fiducia e voglia di scoprire, seppure ben consci delle insidie che l’Orlo Esterno riserva. Il viaggio richiede qualche giorno, un periodo di tempo sensibilmente più lungo rispetto a ciò a cui ci hanno abituato le epoche successive, segno che la tecnologia dietro ai viaggi iperspaziali non è stata ancora rifinita, e le rotte nell’Orlo Esterno non sono giunte allo stesso livello di sofisticazione. Il viaggio si interrompe quando la Legacy Run incontra qualcosa nella corsia iperspaziale.

La Legacy Run va in mille frammenti dopo aver tentato di eseguire una manovra improvvisa durante il suo viaggio iperspaziale, ma i Jedi non sanno cosa ha indotto il Capitano Hedda Casset a prendere quella decisione spericolata, visto che normalmente la natura dell’iperspazio sottintende che non ci sia necessità di alcuna manovra. Quando si entra nell’iperspazio, infatti, si è come in una bolla spaziotemporale con cui nessuno può interagire, perché ogni corsia iperspaziale è su un distinto piano dell’esistenza.

Da questo antefatto si passa all’emergenza che ne deriva, dovuta al fatto che i proiettili del relitto della Legacy Run stanno penetrando nel sistema di Hetzal, mettendo la sua popolazione a forte rischio. La Luce dei Jedi è un romanzo di introduzione che presenta popoli, persone, navi spaziali, armi e Jedi per delineare sin dalle fondamenta la nuova era (qui tutti i Jedi introdotti da La Luce dei Jedi e qui tutte le navi spaziali). Il romanzo costruisce un intero universo. La parte iniziale racconta un’azione incessante che si snoda lungo diversi capitoli: i Jedi provano a proteggere il sistema di Hetzal da un pericolo che neanche loro riescono a decifrare. Il punto di vista della narrazione, proprio per il suo carattere introduttivo, è diviso fra tantissimi personaggi diversi, con l’obiettivo di farli progressivamente scoprire al lettore. Si racconta di una grande impresa che richiede risorse e tempo per poter essere affrontata, immensa come la battaglia di Jakku raccontata in Aftermath: La fine dell’Impero.

Jedi e Alta Repubblica sono al centro del racconto. Apprendiamo che ai tempi dell’Alta Repubblica, anche nell’abbigliamento i Jedi sono diversi, con abiti più ornati e finiture in oro, simbolo di un’epoca dove tutto sembra funzionare, quasi irrealistica per quanto perfetta. Tessuti morbidi bianchi e dorati, con accenti colorati qui e là, tenuti insieme da una fibbia dorata con il simbolo dell’ordine Jedi. E i Jedi non combattono solo con le spade laser, la loro prima arma non è per nuocere, è la speranza, e la Forza. E anche quando ricorrono alla spada laser la concepiscono come un’arma per porre fine ai conflitti. Con una spada laser non si possono fare più danni di quanti scelga di farne chi la brandisce e, in ogni caso, non ci sono danni collaterali come con il blaster. I Jedi non si prendono meriti, la loro è puramente abnegazione, e se c’è qualcuno, o qualcosa, da ringraziare è la Forza. La loro vita è consacrata a proteggere i più deboli, nel senso che sono disposti a perderla in qualsiasi istante di una missione pur di raggiungere il loro scopo.

Sono diversi i concetti che La Luce dei Jedi inserisce nel canone, e che vanno tenuti in considerazione dall’appassionato di Star Wars. Come il funzionamento dell’Alta Repubblica, un’unione pacifica di mondi affini in cui tutte le voci vengono ascoltate e il governo è realizzato attraverso il consenso, non con la coercizione né la paura. È un’età di ambizione, di cultura, di inclusione, di grandi opere. È un’epoca di rispetto reciproco, di solidarietà e di giusta predisposizione verso gli altri, dove nessuno vuole conquistare posizioni di privilegio con la violenza. Un concetto che i vari popoli esprimono con il motto: “Siamo tutti la Repubblica”. L’unione è proprio ciò che dà una marcia in più a questa società e ai Jedi che la proteggono. La visionaria Cancelliera Lina Soh guida la Repubblica dall’elegante ecumenopoli di Coruscant, situata vicino al centro luminoso del Nucleo Galattico. Molti sistemi politici si sono susseguiti su Coruscant, dai brutali imperi alle più pure delle democrazie, ma tutti hanno deciso di tenere Umate com’era, una montagna incontaminata, unico posto del pianeta non toccato dagli esseri senzienti. Piazza del Monumento è stata innalzata secolo dopo secolo mentre nuovi livelli vengono aggiunti alla superficie della città.

Lina Soh è sempre accompagnata da due bellissime e suggestive bestie, Matari e Voru, due targon gemelli, maschio rosso e femmina gialla, entrambi più alti di lei, con pellicce folte e orecchie con ciuffi di pelo.

Inoltre, la Repubblica non ha un corpo militare, e quindi neanche i Jedi lo hanno. Dalle parole che pronuncia il Maestro Jedi Oppo Rancisis in un consiglio dei Jedi durante la crisi delle rotte iperspaziali, però, sembra che una forza militare sia stata necessaria per condurre e vincere la Grande Guerra Sith che, secondo il Legends, si è svolta circa 4000 anni prima degli eventi della Saga degli Skywalker. Queste parole del Maestro Jedi Rancisis aprono tantissimi scenari nell’immaginario di Star Wars, di fatto canonizzando un periodo che abbiamo iniziato ad apprendere con il videogioco Knights of the Old Republic e che è stato ripreso varie volte nel Legends. Il riferimento lascia intendere che altre opere Canon lo riscriveranno.

La Repubblica non ha neanche una reale flotta: solo qualche incrociatore di classe Emissary come la Third Horizon accompagnato da navi di supporto più piccole e navi tattiche. La Repubblica, infatti, ora non ha nemici: anche gli Hutt sono tranquilli, e i Mandaloriani non causano problemi da molto tempo. Di solito, settori e pianeti si occupano della loro stessa sicurezza. Nelle varie occasioni di minacce più serie, può essere attivato il trattato della Coalizione di Difesa della Repubblica secondo il quale mondi prosperi come Chandrila e Alderaan sono chiamati a fornire le navi e il personale sotto il comando degli ufficiali militari della Repubblica, che poi sarebbero tornati ai loro mondi natali una volta finita la crisi.

Ma non tutto è idilliaco, e ovviamente c’è un nemico che si contrappone ai Jedi, inevitabile per poter muovere la narrazione. Charles Soule ha ideato allo scopo i Nihil. I Sono una minaccia sbucata dal nulla, che ora imperversa in tutto l’Orlo Esterno. Loro fanno affidamento alla brutalità e sono efficaci in combattimento perché giocano sporco e usano tattiche non ortodosse, ma non solo: una delle migliori frecce al loro arco è l’approfondita conoscenza delle rotte iperspaziali. Nelle loro razzie a terra, invece, usano perturbazioni temporalesche e armi chimiche. Un anno prima nessuno ne ha sentito parlare e, invece, ora tutti sono impauriti da questa minaccia invisibile. I Nihil sono predoni, ladri assassini e rapitori. Lavorano nello spazio, sui pianeti, nelle città e nelle lande desolate. Si muovono come spiriti e uccidono come demoni, prendendo quello che vogliono e distruggendo ciò che non interessa loro, e mentre a volte si sentono storie di qualche sopravvissuto a un incontro con i Nihil, non si sentono mai storie di gente che li ha sconfitti. E anche per i Jedi sono una grande minaccia.

Dowutin, Twi’lek, Weequay, i Nihil appartengono a varie specie e si radunano in un posto che definiscono Nonspazio, dove si trova la Grande Sala dei Nihil. Solo loro sanno come arrivare nel Nonspazio, attraverso strade segrete in corsie iperspaziali tortuose non mappate nei database galattici. Strade rivelate da Marchion Ro e da suo padre prima di lui.

Il fascino dei Nihil nasce dalla loro organizzazione gerarchica, parecchio complessa. Anche se i veri capi sono gli Smuovi Tempesta, Marchion Ro è l’Occhio dei Nihil, colui che conferisce ai Nihil l’abilità di spostarsi nello spazio tramite i Varchi. Lui indossa una maschera in trasparacciaio fumè con un singolo simbolo al di sopra, un’incisione primitiva e brutalista, con linee e riccioli che evocano una super tempesta distruggi-pianeti stilizzata come vista dallo spazio, con l’occhio centrale proprio nel centro del viso. I suoi abiti sono semplici pantaloni neri e giacca su una tunica bianca senza maniche e guanti di pelle stretti con imbottiture per ogni nocca. Ha lunghe braccia e le parti di pelle visibile sono grigio ardesia. Chi ha letto il romanzo su Phasma, uno dei migliori del nuovo Canon, noterà delle analogie fra queste descrizioni e quelle degli abitanti di Parnassos, pianeta natio di quella che sarebbe diventata il Capitano Phasma.

Ogni Tempesta ha il suo capo, il suo Smuovi Tempesta, e Marchion Ro non ha alcuna influenza tangibile su ciò che fanno. I tre Smuovi Tempesta sono Lourna Dee (Twi’lek), Kassav Milliko (Weequay) e Pan Eyta (Dowutin). Ha la sua parte dei profitti di ogni lavoro in cui sia usato il suo Varco, per la Regola dei Tre. Padre di Marchion Ro è Asgar Ro, custode dei Varchi e Occhio dei Nihil fino a quando Marchion non ne ha ereditato la posizione. Ora Marchion è l’unico essere vivente a conoscere il segreto sui Varchi, nessun altro Nihil lo conosce, e nessun altro Jedi.

Prima dell’incontro con Asgar Ro, i Nihil sono una piccola banda che opera nei pressi del Velo di Thull, nell’Orlo Intermedio, vicino Belsavis. Asgar Ro un giorno offre a loro i Varchi, in cambio di un terzo dei profitti scaturiti dalle operazioni che li avrebbero coinvolti. Ma non si è limitato a quello, ha chiesto un voto. Qualsiasi operazione che richiedesse l’uso dei Varchi ha necessità del voto di tre Smuovi Tempesta oltre a quello dell’Occhio, e qualsiasi pareggio va a favore dell’Occhio. Con questo ingegnoso piano Asgar era riuscito a proteggersi e ora ne avrebbe beneficiato il figlio Marchion. L’articolata struttura dei Nihil funziona e dà valore alla possibile perdita di uno degli Smuovi Tempesta, perché rappresenterebbe un forte scossone per l’intera organizzazione. Inoltre, la loro abilità con le corsie iperspaziali rende non così scontato che i Jedi possano sconfiggere i Nihil, anzi è vero il contrario. I Jedi saranno messi in forte difficoltà dai Nihil, e per loro non sarà facile dissipare la tempesta.

I Varchi, infatti, permettono alle bande Nihil di usare l’iperspazio in un modo negato a qualsiasi altra nave nella galassia. Microsalti o salti all’interno di pozzi gravitazionali diventano così alla portata dei Nihil. Loro possono entrare nell’iperspazio da quasi ogni luogo senza dover elaborare calcoli complessi che normalmente richiedono navicomputer. Le navi dei Nihil possono apparire e scomparire a piacimento, come spiriti possono essere ovunque in ogni istante.

Per contrastare la loro abilità nei viaggi iperspaziali, i Jedi si rivolgono alla famiglia San Tekka, di cui abbiamo conosciuto l’esponente Lor ne Il Risveglio della Forza. I San Tekka hanno fatto la loro fortuna un secolo prima dei fatti raccontati ne La Luce dei Jedi, come esploratori iperspaziali, persone dure che cercano rotte negli spazi selvaggi della galassia. I San Tekka hanno un particolare talento e trovano sempre i modi più rapidi per connettere due punti diversi nella galassia. Hanno venduto le loro rotte a mercanti, governi, imprenditori, in alcuni casi hanno organizzato dei punti d’accesso iperspaziali, in cui i dati di navigazione possono essere scaricati dietro pagamento di una tariffa. Tutti quegli utili si sono ovviamente sommati. I San Tekka ora sono tra le famiglie più ricche della galassia e le loro squadre di esploratori (Iperispettori) continuano a cercare nuovi percorsi remunerativi tra le stelle. Senza rivelare troppo, ci sono esseri viventi in grado di stabilire una sintonia nell’infinità dell’iperspazio che solo la loro mente è in grado di vedere. È una commistione di istinti e analisi matematiche inconsce. Nessun droide è in grado di farlo perché i cervelli dei droidi possono mappare rotte lungo percorsi già stabiliti. Abbiamo appreso qualcosa del genere nei romanzi su Thrawn a proposito dei bambini chiss.

Un altro concetto da tenere a mente tra quelli introdotti da La Luce dei Jedi è relativo al Faro Starlight, una grande stazione voluta dalla Cancelliera Lina Soh come prima risposta per ogni problema relativo alla Repubblica o ai Jedi nell’Orlo Esterno. I Jedi, attraverso Jora Malli, avrebbero avuto il comando insieme a un ammiraglio della Coalizione di Difesa della Repubblica (Pevel Kronara) e un amministratore territoriale della Repubblica, prendendo le decisioni importanti attraverso un voto a maggioranza. Il Faro Starlight appena costruito rappresenta un simbolo di vicinanza della Repubblica all’Orlo Esterno. Renderà la Repubblica più di un semplice e distante ideale che si materializza nell’Orlo Esterno quando le sue navi voleranno da quelle parti o la Repubblica proverà a raccogliere le tasse. La stazione è dotata di un sistema di comunicazione che avrebbe velocizzato i tempi di trasmissione della regione di dieci volte e di strutture mediche all’avanguardia, così come di spazi culturali che avrebbero mostrato la bellezza dei molti mondi che costituiscono il settore. Inoltre, include un avamposto Jedi contenente il più grande contingente all’infuori dello stesso Tempio di Coruscant, in cui avrebbero potuto fare ricerche, insegnare e ascoltare la guida della Forza. In altri termini, il Faro Starlight rappresenta l’Illuminismo e la pace dell’epoca in cui governa la Cancelliera Lina Soh, un simbolo che possa permettere alle generazioni future di conoscere la pace e la prosperità di cui loro godevano in quel momento. La cancelliera Soh aveva altri piani per la Repubblica: la Fiera della Repubblica, la costruzione di stazioni di comunicazione in tutta la galassia, capire i segreti della coltivazione del bacta, negoziare un nuovo trattato tra Quarren e Mon Calamari, ogni tipo di innovazione tecnologica e oltre. Ma il Faro Starlight e altre stazioni pianificate della rete Faro sono il suo fiore all’occhiello. Con il Faro Starlight si punta a cambiare molte cose nell’Orlo Esterno e a togliere potere a chi lo ha avuto finora, ai Nihil. Ma la Repubblica ha davvero le capacità per pacificare l’Orlo Esterno?

Non ci spingiamo per il momento oltre con l’analisi de La Luce dei Jedi, per evitare di rivelare troppo. È un romanzo di grande qualità, seppure nella semplicità della scrittura di Charles Soule. Rappresenta un punto di ingresso nell’Alta Repubblica, che serve a farci conoscere una moltitudine di Jedi, di Nihil, ma anche di navi spaziali, tecnologie e usanze di questo periodo storico completamente nuovo per l’appassionato di Star Wars. Ma è pur sempre Star Wars, e non mancano i punti di contatto con le epoche successive, come i San Tekka, così come i riferimenti alle epoche passate, come abbiamo visto. Insomma, La Luce dei Jedi è uno dei migliori romanzi di Star Wars e non può per nessun motivo mancare nella biblioteca dell’appassionato vero.

Unica controindicazione? Purtroppo la traduzione molto approssimativa che sente la mancanza di una revisione della bozza. La traduzione non fallisce tanto nei termini tecnici dell’immaginario di Star Wars, che vengono riportati in maniera puntuale e quasi sempre precisa, ma per la presenza di un gran numero di errori ortografici e di frasi spesso prive di senso. Da appassionati di Star Wars non possiamo non apprezzare il gesto di Panini Comics, che si è presa il fardello di portare Star Wars in Italia, e per noi questo conta veramente tantissimo, un tentativo che sosterremo con il massimo delle nostre forze. Ma sulla traduzione, per i prossimi lavori, c’è sicuramente qualcosa da rivedere.

Per tutti i dettagli sull’Alta Repubblica consultate il nostro compendio

Approfondimenti e editoriali su Star Wars.


Star Wars Addicted consiglia...

La Luna del Colosso