Accusata di aver ordito un attentato ai danni dei Jedi e di aver ucciso la sua complice, Ahsoka Tano è stata giudicata colpevole dal Consiglio Jedi e sarebbe stata condannata a morte, se Anakin Skywalker non avesse fornito la prova liberatoria.

Quello che è sicuramente il momento di svolta nella maturazione di Ahsoka, una dei pochi ad aver messo in discussione l’operato dei Jedi, e dei pochissimi a non cedere dopo al Lato Oscuro, il processo di Ahsoka ha offerto l’occasione di osservare come la giustizia veniva amministrata ai tempi della Repubblica. Con non poca sorpresa, si può constatare come il sistema non presenti affatto un alto livello di civiltà giuridica.

Il fatto storico

Una Jedi, Barriss Offee, amica e compagna di Ahsoka, si era resa conto della corruzione dell’Ordine dei Jedi e si avvicinò ad alcune correnti di pensiero più popolari, secondo cui i Jedi avrebbero abbandonato la Luce per perseguire gli interessi della guerra e della politica, fino a diventare un esercito del Lato Oscuro. Organizzò così un attentato al Tempio, costringendo Letta Turmond, moglie di Jackar Bowmani, a somministrare al marito dei nanodroidi esplosivi. Essendo Jackar un tecnico nell’hangar del Tempio, quando esplose morirono in molti tra Jedi e cloni.

 

I Jedi investigarono ed Anakin e Ahsoka arrestarono Letta. In prigione, Letta chiese protezione ad Ahsoka. Il timore di Letta era fondato, perchè fu sollevata con la Forza e strangolata mentre parlava in cella con Ahsoka. Da qui, la rocambolesca avventura della giovane Togruta che venne incastrata da Barriss.

Ai fini della nostra analisi, ciò che va sottolineato è l’elemento di prova raccolto, ossia la ripresa, senza audio, di Ahsoka con le mani tese in alto verso Letta che veniva uccisa. In seguito, Ahsoka fu arrestata nei pressi di un deposito di nano droidi, fatto considerato una ulteriore prova.

Il processo

Espulsa dall’Ordine dei Jedi, in assenza di prove a suo favore, Ahsoka venne processata dinanzi ad una Corte, composta da Senatori e presieduta dal Supremo Cancelliere. Non abbiamo molte informazioni sul funzionamento dei Tribunali e delle Corti della Repubblica.

Conosciamo le forze del Dipartimento dei Giudici, organo che, a differenza di quanto suggerisca il nome, era assimilabile più ad un arbitro diplomatico, chiamato comunque a far rispettare la legge su questioni che interessavano i rapporti fra i sistemi, come nel conflitto fra la Federazione dei Mercanti e Naboo. Sappiamo, inoltre, che Palpatine all’apice del suo potere deteneva il Senato e la Giustizia, alcune delle ultime parole pronunciate da Mace Windu.

La Corte che giudicò Ahsoka era, infatti, presieduta dallo stesso Palpatine, il quale rivestiva una funzione del tutto simile a quella del Giudice nei sistemi anglosassoni moderni: la decisione spetta alla Giuria; mentre il Giudice regola il processo.

Prima di analizzare il verdetto di quella sentenza, ci si deve chiedere quali fossero i principi che governavano il processo. Nel rispetto del contraddittorio delle parti, vi erano l’accusa, rappresentata da Wilhuff Tarkin, al tempo Ammiraglio, e dall’altro la difesa, assunta da Padmè Amidala. Le parti fornivano diverse interpretazioni dei fatti sulla base delle prove acquisite, sopra richiamate.

Ebbene, ci si rammarica nel constatare un’evidente violazione di un principio alla base degli odierni ordinamenti, ossia la formazione della prova nel contraddittorio delle parti. Le prove, in particolare la ripresa, erano state assunte senza che la difesa avesse potuto valutarle preventivamente. In sostanza, la parte pubblica, i cloni, avrebbero potuto introdurre la prova, manipolandola, cosa che frequentemente accadeva con gli ologrammi, o, quanto meno, non verificandone l’attendibilità. Del resto, nessuno aveva indagato sul perchè il video non avesse l’audio. La prova era stata, per così dire, presa e portata alla Giuria. Dinanzi ad un potere più forte, il cittadino, persino un Jedi, che possibilità avrebbe avuto di difendersi? Perché è proprio qui che si rileva un’altra stortura, o meglio, evidente tendenza totalitaria. Era Ahsoka a dover dimostrare la propria innocenza! Persino il Consiglio Jedi aveva chiesto ad Ahsoka di dare prova della sua innocenza. È il ribaltamento del principio della presunzione di innocenza.

Il verdetto

Chiusa l’istruttoria, ossia la valutazione delle prove, la Giuria dichiarò Ahsoka colpevole e Palpatine stava per condannarla a morte, se non fosse stato per l’intervento di Anakin, che portò Barriss in aula. La Mirialana si dichiarò colpevole e fu portata via. La confessione fu sufficiente a scagionare Ahsoka.

Il risultato sperato, tuttavia, non scusa dalle criticità che affliggevano il sistema giudiziario repubblicano. Ahsoka è stata giudicata da una Giuria composta prevalentemente da Senatori, membri del Legislativo. È questa una interferenza estremamente pericolosa. La commistione tra due poteri centrali, che devono rimanere separati, comporta uno squilibrio, terreno assai fertile per derive autoritarie. Non stupisce che fosse proprio Palpatine a presiedere la Corte.

Il ruolo di Tarkin quale accusa è altrettanto indicativo. Un Ufficiale dell’esercito fu chiamato a perseguire un interesse pubblico, possibilmente in modo imparziale, ossia la ricerca della verità. Ma come avrebbe potuto rimanere terzo e oggettivo, anche in buona fede, chi ha visto i suo stessi soldati esplodere da un presunto traditore? Infine, la condanna: la pena di morte. È testimonianza che nella Repubblica la pena non aveva altra funzione che punire il colpevole, e non di rieducarlo e reinserirlo in società, dopo un percorso di riabilitazione in carcere.

In conclusione, la Repubblica, che sembrava essere un baluardo di civiltà, specie per i mondi e sistemi più remoti, aveva molta strada da fare in termini di rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo.

Cosa ne pensate nel sistema giudiziario della Repubblica? Fatecelo sapere e che la Forza sia con voi!

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Appassionato di Star Wars dal 1996, quando mio padre mi regalò il primo Millenium Falcon. Da allora, continuo a seguire tutto ciò che riguarda la Galassia Lontana Lontana, con particolare attenzione al canone.


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