Prova a vincere una action figures Black Series di Star Wars, grazie al nostro nuovo giveaway. Clicca qui e scopri come partecipare!

La serie firmata Filoni e Favreau continua a sorprendere e in positivo. Dopo essere magistralmente riusciti a incollare di nuovo molti pezzi di un fandom violentemente spaccato grazie agli ottimi elementi della migliore tradizione di Star Wars provenienti dall’UE, i due non hanno mancato di felicemente lodare, in particolar modo per mezzo della seconda stagione, una colonna sonora a dir poco rivoluzionaria.

Già la prima stagione ci aveva riportato per molti versi a sonorità che strizzavano l’occhio al maestro John Williams e al più recente compositore della colonna sonora di Rogue One Michael Giacchino, ma in questa successiva abbiamo constatato alcune importanti rivelazioni.

Il premio Oscar alla miglior colonna sonora del 2019 Ludwig Göransson ha fin da subito catturato quelle sonorità che hanno inevitabilmente riportato il fan ad atmosfere da esalogia classica, con particolare riferimento alla prima.

Il compositore svedese però, ha sicuramente lasciato un marchio ancora più evidente ed importante con alcune tracce che, pur mantenendo connotati assolutamente starwarsiani, hanno sconvolto positivamente ogni fan, vecchio e nuovo.

D’altro canto, il connubio fra tradizione ed innovazione non poteva che essere rispettato da un artista che si è approcciato al lavoro affermando quanto segue sulle pagine del Los Angeles Times:

“Per ogni compositore di film, “Star Wars” è il santo delle colonne sonore perché è la musica più famosa di tutte” … “Punto. Il modo in cui mi sono approcciato è stato di tentare qualcosa di completamente differente. La solitudine di un assolo di flauto. Il flauto dolce basso divenne il suono del Mandaloriano. Quello è stato il primo passo. Ho voluto che l’anima centrale fosse naturale. Successivamente ho voluto aggiungere un suono tecnologico. E ho poi sempre voluto aggiungerci una orchestra cinematografica, capace di far percepire “Star Wars””

Ed è evidente come il rispetto del passato e l’unione di elementi ipercontemporanei hanno portato ad un risultato innovativo ma sempre ancorato alla tradizione. Se da una parte si riescono persino a percepire flebili assonanze con i lavori magistrali di Jeremy Soule e Mark Griskey per rispettivamente KOTOR I e II/SWTOR, gli elementi sintetici diventano protagonisti assoluti di questo nuovo panorama.

Bo-Katan Kryze e i suoi mandaloriani vengono omaggiati con sonorità che trasmettono una febbrile e al contempo fredda aggressività, perfettamente rappresentata dall’alternanza fra la parte orchestrale più introspettiva e quella techno dalle venature basse e al limite del cupo.

I Dark Troopers diventano protagonisti invece della prima introduzione del genere dubstep in Star Wars, caratterizzandoli per possanza ed apparente nonché atterrente incrollabilità tecnologica.

Boba Fett viene invece nobilitato con un riferimento tutto da ricercare nell’UE. La lenta ma inesorabile marcia è accompagnata spesso dal didgeridoo, uno strumento a fiato aborigeno australiano già elemento principale della colonna sonora di Republic Commando, divenuta celebre per le sue tracce cantate da cori in lingua Mando’a di cui il brano Vode An è il massimo esempio.

Se questo è il futuro delle colonne sonore dopo John Williams, sia il maestro che noi tutti possiamo indubbiamente dormire sonni tranquilli, magari su un buon materasso, tra i migliori disponibili di ultima generazione.

Vuoi restare aggiornato sulla Galassia Lontana Lontana? Ecco come restare in contatto con Star Wars Addicted!

Seguici sui nostri social: Facebook, Youtube, Twitch e TikTok.
Vieni a parlare di Star Wars con noi sul nostro gruppo Telegram.
Scarica la nostra App per Android dal Google Store.
Visita il nostro Shop: in cambio di un gadget supporterai la nostra community!