Anche se il titolo può essere visto in chiave provocatoria, non voglio con questo articolo scatenare l’ennesima battaglia tra sostenitori della trilogia sequel e oppositori. Si tratta, infatti, più di una riflessione su quello che sarà il futuro di Star Wars che, come sappiamo, è sempre legato al successo economico delle opere già pubblicate. Inutile essere troppo idealisti, Star Wars esiste, e continuerà a espandersi, perché costituisce un introito per Disney.

Ora, soprattutto con The Mandalorian, sembra che si stia seguendo una strada che punta molto sul fandom e sul fanservice, nel senso che il successo della serie televisiva è legato a doppia mandata al ritorno di personaggi a cui i fan sono legati, alla citazione di aspetti e momenti degli Star Wars del passato, a una sorta di eterno ritorno all’uguale. Ma siamo certi che tutta questa auto-referenzialità non rischi di far collassare Star Wars su sé stesso?

Non sto criticando The Mandalorian che, nonostante i limiti finanziari che hanno riguardato la sua produzione, ho apprezzato. Sicuramente la serie di Jon Favreau ha degli elementi molto importanti che concorreranno a portare Star Wars nella prossima fase e sicuramente scatena meno la parte della fanbase predisposta a criticare Star Wars. È più leale nei confronti del Legends, come ha giustamente sottolineato il nostro Ascanio, perché lo cita e lo tira dentro al Canon senza ridicolizzarlo, cosa che probabilmente la trilogia sequel fa in maniera molto meno brillante.

Allo stesso tempo è una serie televisiva “povera”. L’aver fatto ricorso al Volume, ovvero un grosso schermo sul quale il set viene ricostruito digitalmente, ha immiserito gli scenari e ha reso alcuni momenti non completamente credibili o esaltanti. Ad esempio, ho amato alla follia il Capitolo 13 ma devo riconoscere che il villaggio di Calodan è incredibilmente striminzito, e non restituisce l’idea di universo alternativo che Star Wars deve dare. Non c’è densità, né di persone o edifici, il che lo rende visivamente molto meno spettacolare degli straordinari set della trilogia sequel.

Tutti ci siamo emozionati per il ritorno di Luke Skywalker nel Capitolo 16 ma anche in questo caso, dal punto di vista tecnico, non possiamo essere felici. Il volto di Skywalker è irrealistico e il personaggio ha una permanenza sullo schermo di pochissimi secondi. Come se Disney non sia in grado di gestire un effetto speciale in maniera più efficace e prolungata nel tempo. Date un occhio al film Captain Marvel: appare come co-protagonista per decine di minuti sullo schermo un Samuel L. Jackson giovane, realizzato con una tecnologia simile a quella che servirebbe per riportare indietro alcuni personaggi iconici di Star Wars.

Senza soldi e senza grandi guadagni Star Wars non può andare avanti. The Mandalorian è un qualcosa che va bene per “fare pace” con la fanbase ma non è totalmente efficace (Baby Yoda a parte) per portare nuovo pubblico. La seconda stagione è apprezzabile, ma da un certo punto di vista si riduce a un ritorno eccellente per ogni capitolo. I film dell’MCU, invece, sono innanzitutto film solidi, che possono essere apprezzati nella loro consistenza tecnica, artistica e autoriale, e non solo per la loro auto-referenzialità (di cui hanno certamente una componente). In altri termini, raccontano storie che possono piacere a tutti, non solo ai fan, perché massimizzano il pubblico potenziale.

Disney ovviamente sa tutto questo, e i prossimi film che usciranno nel 2023, 2025 e 2027 saranno probabilmente realizzati con quest’ottica. Non è un caso che ci sia tanto MCU in questi progetti, affidati, lo ricordiamo, a Patty Jenkins (Wonder Woman), nel caso del già ufficiale Rogue Squadron, Taika Waititi (Thor) e a Kevin Faige, vero e proprio pilastro portante del progetto MCU (per inciso questo potrebbe essere il film su Thrawn). Questi film dovranno essere in grado sì di entusiasmare i vecchi fan di Star Wars, ma soprattutto di essere divertenti e appaganti per tutto il pubblico.

Per farlo, non potranno avere troppi legami con il passato di Star Wars. Dovranno inventare e sorprendere lo spettatore, proprio come la trilogia originale riuscì a fare negli anni ’70 e ’80. E, badate, da questo punto di vista il mondo occidentale non è più sufficiente: la differenza commerciale più importante ora tra MCU e Star Wars è che il primo ha successo in Cina, il secondo no. Anche in termini di futuro della saga in Occidente, Star Wars dovrà piacere ai cinesi e invogliare alla spesa anche loro.

I prossimi tre film non vedono dunque la firma di Rian Johnson. Probabilmente inizialmente Kathleen Kennedy voleva affidargli una trilogia sequel rispetto agli Episodi VII, VIII e IX, ma le resistenze di una parte del fandom potrebbero aver cambiato i piani. Nel prossimo futuro di Star Wars, in altri termini, Rian Johnson non c’è.

Ma se c’è qualcuno che è stato in grado di innovare è stato proprio Johnson, il primo che ha tracciato una strada che non è solo auto-referenzialità, perché porta Star Wars nel futuro con un qualcosa che è completamente nuovo. Va bene ritornare sui classici temi del conflitto verso una figura paterna, del tormento per la mancanza di legami, del bene che trionfa sul male, dell’esplorazione e la scoperta dell’ignoto, del complotto e di tutto quello che abbiamo visto in Star Wars dal ’77 in poi, ma a un certo punto dovrà esserci anche qualcosa di completamente nuovo, non legato in nessun modo allo Star Wars del passato.

Che Johnson vi piaccia o meno, abbiamo bisogno di NUOVE STORIE e NUOVI PERSONAGGI, con la capacità di chiudere con il passato.


Star Wars Addicted consiglia...

La Luna del Colosso