Ed eccoci all’attesissimo Capitolo 11, L’Erede, che, come da premesse, si conferma come uno dei migliori capitoli in assoluto di The Mandalorian (qui la nostra completissima guida). Diretto da Bryce Dallas Howard (già regista del Capitolo 4 ambientato su Sorgan), è ampiamente apprezzabile per il ritmo della narrazione, per la parte di azione e, soprattutto, perché ci rivela tantissimo su Din Djarin e su molti altri aspetti di questa vicenda che, ormai da due anni, seguiamo con grande attenzione.

Come la trilogia sequel è un mix tra personaggi e vicende inesplorati nel mondo di Star Wars e il ritorno di figure consolidate dell’immaginario, adesso The Mandalorian diventa un mix tra la nuova vicenda di Din Djarin e del Bambino e il passato, questa volta con riferimento a Rebels, e a Clone Wars. Con un elemento in più: gioca sulla transizione tra aspetto stilizzato tipico della serie televisiva ad aspetto fotorealistico.

Dave Filoni ha più volte detto che l’aspetto dei personaggi nelle sue serie televisive va considerato come un’approssimazione, il che ha da sempre creato un certo hype ed immaginazione sulla versione “reale” di personaggi come Bo-Katan Kryze e Ahsoka Tano. Che ora conosciamo.

The Mandalorian è ancora una volta emotivo. Ma questa parte è difficile da trasmettere a parole, se non impossibile. Possiamo solo limitarci a dire quanto importante sia la cross-medialità ora in Star Wars. Quello su cui possiamo soffermarci sono le implicazioni sull’immaginario che questa puntata porta in dote.

Partiamo da Bo-Katan Kryze: scopriamo tantissime cose su di lei, a partire dal fatto che è ancora la leader dei Gufi della Notte (Nite Owls) e che possiede ancora l’iconica armatura in Beskar che abbiamo imparato ad amare in Clone Wars prima e in Rebels dopo. Quello che non ha più è la Spada Oscura, ma questo lo sapevamo già dalla fine della prima stagione di The Mandalorian. È ora nelle mani del Moff Gideon.

Bok-Katan, però, ha un piano, come sua sorella Satine prima di lei. Riunire Mandalore. E per farlo, come qualsiasi reggente di Mandalore, deve poter disporre della Spada Oscura. Chi si ricorda la stagione conclusiva di Rebels sa che Sabine Wren aiutò Bo-Katan a reimpossessarsi della Spada Oscura e a decretarne quindi il ruolo di reggente di Mandalore, lei che è la designata Erede di quel trono, come sorella di Satine.

Scopriamo, poi, che Bo-Katan ha combattuto nella Grande Purga di Mandalore contro l’Impero, un conflitto che vede il definitivo annientamento del glorioso pianeta ma che non è mai stato raccontato direttamente in nessun contenuto di Star Wars. Scopriamo che è sopravvissuta, ma che ha perso la Spada Oscura. Non sappiamo, niente, invece, del destino di Sabine Wren, colei che potrebbe essere la “responsabile indiretta” dell’annientamento del pianeta e dei mandaloriani per aver scoperto l’arma in grado di neutralizzare le armatura mandaloriane in Beskar. Anche questo è raccontato nell’arco narrativo di Rebels a cui abbiamo prima fatto riferimento: approfondimenti qui.

Allo stesso tempo, dopo aver supposto che la ragazza del trailer della nuova stagione di The Mandalorian fosse Sabine, dobbiamo fare un passo indietro. Per l’ennesima volta, ci scontriamo contro una dura realtà: Star Wars è ormai talmente complesso che, sebbene la voglia di predire i passi di Favreau e Filoni in The Mandalorian sia tanta, semplicemente non è possibile. La serie è costruita in modo tale da tenere lo spettatore incollato a Disney+, e scoprire poco per poco la tantissima roba che gli autori hanno preparato per lui: lo stesso alone di mistero e lo stesso fascino della scoperta, ancora una volta, che abbiamo vissuto con la trilogia sequel.

Adesso sappiamo chi è realmente la ragazza del trailer: Koska Reeves, un membro, insieme ad Axe Woves, dei Gufi della Notte, ed è interpretata da Sasha Banks (Katee Sackhoff, come avevano anticipato le indiscrezioni, invece, interpreta Bo-Katan).

Altro snodo cruciale del capitolo è la rivelazione dell’appartenenza di Din Djarin ai Figli della Ronda, un gruppo estremista che discende dalla Ronda della Morte. Chi ricorda le vicende raccontate in Clone Wars sa che la sorella di Bo-Katan, Satine, ha a lungo combattuto contro la Ronda della Morte, fin quando quest’ultima, guidata da Pre Vizsla e da Maul, prende il potere su Mandalore, e l’ex-Sith ne diviene il reggente, potendo disporre della Spada Oscura.

Satine Kryze è la principale esponente del Clan dei Nuovi Mandaloriani che, con l’appoggio dei Jedi Obi-Wan Kenobi (di cui è segretamente innamorata) e Qui-Gon Jinn, prende il potere di Mandalore alla fine della Prima Guerra Civile Mandaloriana (42 BBY). La Seconda Guerra Civile Mandaloriana (20 BBY) culmina con le vicende che abbiamo appena raccontato (in forma breve), con Maul che, dopo aver ucciso Pre Vizsla e Satine, diventa reggente di Mandalore (diventerà anche una sorta di Padrino inter-galattico, prendendo il controllo di quasi tutti i sindacati criminali).

La Terza Guerra Civile Mandaloriana (2 BBY) è invece raccontata in Rebels, e vede come protagoniste Sabine e la madre Ursa (già arruolata nei Gufi della Notte di Bo-Katan) in particolare. Le due donne fanno parte della Casata dei Vizsla e un esponente di questa Casata è colui che ha originariamente forgiato la Spada Oscura (altri dettagli nell’approfondimento prima linkato).

A queste vicende belliche segue la Grande Purga, della quale, come detto, sappiamo ancora poco, anzi proprio il Capitolo 11 è uno dei contenuti che ne rivela maggiormente i dettagli. Come contestualizzazione temporale, possiamo solo dire che avviene tra l’1 BBY e il 5 ABY. Nel finale della prima stagione di The Mandalorian, inoltre, Moff Gideon parlò di Notte delle Mille Lacrime, durante la quale le forze dell’Impero massacrarono centinaia di giovani reclute mandaloriane. La Grande Purga, dunque, segue di diversi anni lo sterminio della famiglia di Din e degli abitanti del suo pianeta natale (sconosciuto, non è Mandalore), avvenuto durante le Guerre dei Cloni.

Ora, come intuibile già con i precedenti contenuti di The Mandalorian, il Credo Mandaloriano a cui Din Djarin aderisce è legato al gruppo della Ronda della Notte che, tra le altre cose, ha contribuito a portare Maul al potere. Che il Credo avesse elementi di fanatismo era comprensibile sin dalla prima stagione: è una delle tante fazioni che contribuisce al conflitto interno tra mandaloriani. A differenza delle altre Casate, per i membri del Credo è molto importante non togliersi mai l’elmo (infatti Din è meravigliato quando Bo-Katan e i suoi si tolgono l’elmo per le presentazioni).

Molto importante è poi una frase che Bo-Katan rivolge a Din Djarin nella locanda di Trask, dove fa capire che il suo intento è riunire tutte le fazioni di Mandalore per ricostruire il potere del suo pianeta natale e dare il là a un nuovo periodo di pace. Un piano molto simile a quello dei Nuovi Mandaloriani e che fu anche della sorella Satine. D’altra parte, inizialmente Bo-Katan non era per niente incline ad accettare l’orientamento pacifista della sorella, finendo addirittura per spalleggiare la Ronda della Morte e sostenendo che i Mandaloriani non dovessero rinnegare il loro passato di guerrieri. Bo-Katan ha vissuto un’intera vita da guerriera e ha finito per confermare un altro secolare stereotipo che riguarda i mandaloriani: passare da un orientamento all’altro per loro è molto semplice.

Nel Capitolo 11 esiste un altro importante riferimento a Clone Wars, nella misura in cui Quarren e Mon Calamari, due specie anfibie, convivono, ma sono perennemente in conflitto tra di loro. I Mon Calamari (a cui appartiene l’indimenticabile Ammiraglio Ackbar) rappresentano la parte pacifica, mentre i Quarren anche qui confermano il loro essere crudeli e spietati. Il conflitto a cui facciamo riferimento è conosciuto anche come guerra di Dac, pianeta noto anche con il nome di Mon Calamari, avvenuta durante le Guerre dei Cloni (21 BBY).

E adesso rotta verso il pianeta Corvus, dove un’altra vecchia conoscenza ci attende…

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