Editoriale
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L’avevo previsto, ma viverlo è poi un’altra cosa. Sono rimasto esterrefatto dalla visione di The Mandalorian Capitolo 13. È un episodio che non può essere descritto a parole, un sentimento, quello dell’appassionato che ha letto i romanzi e visto le serie animate, che non può essere racchiuso in un aggettivo. Questo capitolo è incredibilmente potente, al punto che, per quanto sia indescrivibile, non riesco a non scriverne.

Diretto da Dave Filoni, colui che ha raccolto il timone dal creatore di Star Wars, è un grandissimo omaggio a George Lucas. Non tanto per il ritorno di personaggi da lui creati, non tanto per i temi musicali delle sue trilogie che fanno fugacemente capolino, e non tanto per lo stile visivo e per quello narrativo. Quanto per il senso.

, The Mandalorian Capitolo 13: il più grande omaggio a George Lucas, Star Wars Addicted

Star Wars è alla sua anima una storia di connessione, tra un figlio e un padre. Un figlio che non si può staccare dal padre perché la sua stessa esistenza è giustificata dall’esistenza del padre, e dalla connessione con quest’ultimo. Recidere il legame porta all’oscurità. È stato così per Luke. Ed stato così per Anakin, che non ha mai avuto un padre e che per lui un padre Qui-Gon e Obi-Wan non sono stati in grado di esserlo, con le conseguenze che tutti conosciamo. Ed è così per Grogu con Din Djarin. Non so se so descriverlo, sicuramente non posso farlo come i tantissimi contenuti di Star Wars stanno facendo, ma è qualcosa di incredibilmente potente, narrativamente e concettualmente.

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Dave Filoni sa benissimo tutto questo. Ha capito cosa George Lucas voleva dire nell’essenza, e in questo capitolo lo ha (ancora una volta) riassunto magistralmente. Un capitolo che rimanda a Yoda e alla sua Dagobah, che rimanda alle Guerre dei Cloni, che sprigiona il lascito di George Lucas ovunque, e che rimanda a tutto quello che abbiamo appreso da Rebels, perché questa vicenda è un seguito diretto di quest’ultimo.

Un capitolo che rimanda al duello di spade laser tra Darth Maul e Qui-Gon e Obi-Wan. Forse, prima di oggi, il miglior duello di spade laser mai visto in uno Star Wars. Perché? Perché era imprevedibile. Non sapevi chi poteva sopravvivere e chi soccombere, non c’era nessun finale scontato, era completamente imprevedibile. E, infatti, perdevi chi non ti saresti mai aspettato di perdere, un mentore fondamentale per l’equilibrio del giovane protagonista.

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Qui è uguale. Il duello tra Ahsoka e Morgan Elsbeth, anche per i suoi richiami tarantiniani, è sontuoso. Filoni gioca tantissimo con il dubbio che si insinua nella testa dell’appassionato. Ahsoka muore … lei non c’è… come ha fatto a non incontrare Luke. Parla a Rey come un Fantasma della Forza, quindi, prima o poi, la Jedi più amata muore. E questo da una forza incredibile al duello: non so come trasmetterla, perché devi aver visto Clone Wars, Rebels e letto Timothy Zahn, per capirlo.

Ma non questa volta. Non possiamo perdere Ahsoka subito, dopo averla aspettata per tutto questo tempo. E poi c’è il Grand’ammiraglio Thrawn. Il momento della rivelazione può essere vissuto al massimo del sentimento solo se conosci il rigore, la caparbietà e l’abilità quasi da Jedi di Thrawn. Non tanto da Rebels, ma dai romanzi. Perché in Rebels Thrawn perde, viene sconfitto da Ezra Bridger. Ma nei romanzi Thrawn non perde mai, non può perdere, neanche con Anakin Skywalker.

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Ma non è tutto. La prossima missione di Din e Grogu è sul pianeta Tython dove il Bambino dovrebbe essere in grado di attrarre un Jedi, come abbiamo visto nella nostra guida. Il pensiero corre a Luke Skywalker, ma non credo sia lui. La storia sembra andare verso Thrawn e Bridger, perché sembra che si stia riagganciando esattamente al punto in cui era finito Rebels.

Ahsoka è magnifica e poetica, è finalmente un personaggio della serie TV che viene interpretato da un’attrice veramente brava. Funziona anche il suo trucco e il suo atteggiamento, simile a quello della ragazzina che abbiamo imparato ad amare in Clone Wars. Anche qui c’è tanto George Lucas, visto che Ahsoka è sempre stata ispirata dalla togruta Shaak Ti, con i suoi costumi sopra le righe e il suo trucco altisonante, come molti aspetti della trilogia prequel.

Star Wars è ormai film, fumetti, videogiochi, serie TV e romanzi, INSIEME. Va seguito nella sua totalità per poter provare certi sentimenti. Ed ecco perché può diventare la migliore opera artistica di tutti i tempi.

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