Il Capitolo 12 di The Mandalorian segna l’esatta metà della seconda stagione dello show rivelandosi – diciamolo subito – un episodio tutt’altro che d’intermezzo. Ne l’Assedio (regia di Carl Weathers, interprete di Karga) tornano vecchie conoscenze, come Cara Dune e – appunto – Greef Karga, di nuovo al fianco del Mandaloriano per affrontare l’ombra dell’Impero che incombe su Nevarro.

CAPITOLO 12: L’ASSEDIO

All’inizio dell’episodio ritroviamo Din Djarin e il bambino sulla Razor Crest, ancora fortemente danneggiata. Impossibile, secondo Mando, arrivare su Corvus in quelle condizioni, nonostante il piccolo alieno verde tenti goffamente di aiutare Din nelle riparazioni. L’incontro con Ahsoka Tano dovrà attendere, giusto il tempo di una sosta su Nevarro per riparare la Razor Crest.

Su Nevarro, intanto, troviamo un gruppo di Aqualish (la specie nativa di Ando a cui appartiene il più noto Ponda Baba, braccio destro del Dottor Evazan) intenti a saccheggiare il covo dei Figli della Ronda, ormai deserto. A mettere fine alla razzia arriva Cara Dure, l’ex soldato ribelle che senza troppe complicazioni mette KO i banditi. E’ lo sceriffo, urla uno dei saccheggiatori. Nevarro, infatti, è molto cambiata dall’ultima volta che l’abbiamo vista. Potremmo quasi dire che la politica di Karga e Dune abbiano rinvigorito l’intero pianeta che presenta tutte le potenzialità per diventare un influente snodo commerciale per il sistema, se non fosse per un piccolo problema.

Dopo essersi rincontrati e aver affidato la Razor Crest a due meccanici (su cui uno il buon Weathers pone un sospettosissimo primo piano), il trio si avvia per la strada principale di Nevarro City, fermandosi proprio difronte all’edificio che – nella prima stagione – Moff Gideon fa a pezzi nel tentativo di scovare il mandaloriano e la sua preziosa risorsa, il bambino.

NEVARRO CITY

Din stenta a riconoscere la costruzione, restando ancora più sorpreso quando all’interno scopre una scuola, dove una classe di diligenti bambini è seduta ai banchi, intenta a seguire la lezione di un droide protocollare. Molto interessante quello che lo stesso droide insegnante spiega agli alunni.

Chi sa il nome di una delle cinque rotte commerciali? La via Hydiana, incalza un alunno. Abbiamo sentito il nome di questa rotta per la prima volta nell’episodio 21 della seconda stagione di The Clone Wars. Si tratta fondamentalmente di una rotta che parte dal pianeta Bonadan e prosegue verso i mondi del nucleo centrale, per poi sfociare nell’orlo esterno.

La lezione di geografia galattica prosegue: il droide spiega che esistono diverse regioni oltre all’Orlo Esterno. Ci sono infatti la Regione di Espansione, l’Orlo Interno, le Colonie, il Nucleo e il Nucleo Profondo.

La capitale della vecchia Repubblica, spiega il droide, era su un mondo del Nucleo: Coruscant. La capitale della Nuova Repubblica, invece, è attualmente su Chandrila.
Il droide cita poi il Maelstrom Akkadese, un ammasso di materia nel settore Kessel citato per la prima volta in Solo: a Star Wars Story, quando l’equipaggio del Millennium Falcon incontra il gigantesco Summa-verminoth, la tentacolare bestia spaziale testimone della leggendaria rotta di Kessel in meno di dodici parsec.

Mentre il bambino resta al sicuro tra i banchi della scuola, il trio raggiunge l’ufficio del magistrato Karga, dove Mando incontra una vecchia conoscenza: stiamo parlando del Mythrol che Din Djarin cattura nella primissima puntata dello show. Scopriamo finalmente anche il motivo della taglia. Pare infatti che curasse la contabilità di Karga prima di sparire dopo una gestione allegra dei conti. La pena da pagare, tra l’altro, consiste in trecentocinquant’anni di lavoro non retribuito.

Il Mythrol  assicura al mandaloriano di non aver alcuna voglia di tornare nella carbonite. Dall’occhio sinistro non vedo, spiega, facendoci tornare in mente la brutta esperienza di Han Solo con la carbonite, portatrice di un momentaneo disturbo della vista come mostrato in Episodio VI: il Ritorno dello Jedi.

IL PIANO

In attesa delle riparazioni alla Razor Crest, Karga e Dune spiegano a Mando che Nevarro non è ancora del tutto un pianeta libero.

Sul pianeta incombe infatti la presenza di una vecchia base imperiale. Personale ridotto all’osso, secondo Cara Dune, ma comunque ancora operativa. Questo è il principale problema che impedisce a Nevarro di diventare un influente snodo commerciale per l’intero sistema. Il piano è semplice: infiltrarsi nella base, sovraccaricare il reattore che la alimenta, quindi fuggire e assistere all’esplosione.

Il primo ostacolo ovviamente si presenta quando la squadra deve trovare il modo di entrare nella base. A risolvere il dilemma ci pensa però Din che, volando su una piattaforma, stende gli stormtrooper di guardia e attiva l’ascensore. La base, a quanto pare, non è poi così sguarnita.

I nostri mettono fuori uso la sicurezza e recuperano un cilindro gerarchico, un pass che li aiuterà a proseguire all’interno della base. Una volta scovata la posizione del pozzo termico che accoglie il reattore, infatti, è lì che si dirigono. Il Mythrol disattiva i sistemi (in una scena che richiama chiaramente la sequenza di Una Nuova Speranza, dove Obi-Wan disattiva i raggi traenti sulla Morte Nera) innescando la reazione che – a detta di Karga – farà esplodere la base in dieci minuti circa.

La fuga porta i quattro in una sala dove scovano due tecnici impegnati ad eliminare frettolosamente dei documenti. I due portano il simbolo dei clonatori di Kamino, esattamente come il Dottor Pershing. La squadra stende facilmente i due, imbattendosi subito dopo in una serie di vasche contenenti dei corpi deformi.

Sospettando che la base sia in realtà un laboratorio segreto dell’Impero, Cara Dune ordina al Mythrol di accedere ai sistemi informatici. Il contabile scova quindi un ologramma, che si rivela essere stato registrato da Pershing per il Moff Gideon.
Il dottore parla di risultati catastrofici: l’esperimento sembra reagire bene nelle prime due settimane, dopodiché rigetta il sangue, probabilmente estratto dal bambino. Il dottore dubita che troverà un donatore con un valore M più alto di questo (che M stia per Midi-chlorian?).

Per Pershing l’esperimento dovrebbe essere sospeso immediatamente poiché, con tutta probabilità, il volontario subirà la medesima sorte. Dunque, veniamo a conoscenza dell’esistenza di uno o più volontari, sottoposti ad una trasfusione di sangue con un alto valore M.

Scopriamo anche che la scorta di sangue è esaurita, poiché dal bambino se ne può estrarre solo una modica quantità per evitare di ucciderlo. Per proseguire nella sperimentazione, dunque, è necessario rientrare in possesso della risorsa.
I quattro scoprono quindi che Gideon non solo è vivo, ma è ancora alla ricerca del bambino.

IL CURIOSO CASO DEGLI STRAND-CAST

Qui cominciano le speculazioni: di chi sono quei corpi deformi? Ebbene, istintivamente potremmo dire che si tratta di Strand-Cast, o comunque di qualcosa di molto simile. Gli Strand-Cast non sono specificamente un clone ma un tipo di creatura nata a partire da una genetica personalizzata, prendendo una varietà di filamenti di DNA e mettendoli insieme in una nuova forma. Snoke e il padre di Rey sono definibili Strand-Cast, ed effettivamente non sarà sfuggita allo spettatore attento la somiglianza tra quei corpi deformi e l’aspetto del futuro Leader Supremo del Primo Ordine.

C’è poco tempo per ragionare, però: gli assaltatori accerchiano la squadra, che si ritrova costretta a fuggire a bordo di un Trexler Marauder, una sorta di trasporto truppe al cui inseguimento si lanciano gli speeder imperiali. Il Mandaloriano invece vola via dalla base, temendo che il bambino possa essere raggiunto dagli imperiali, ora che è solo e indifeso.

LA FUGA

L’inseguimento lungo il canyon volge a favore dei nostri eroi, fin quando non vengono raggiunti da una squadra di TIE. Proprio quando i tre stanno per essere abbattuti, la Razor Crest – di nuovo in forma smagliante – si unisce al combattimento, facendo brillare nei cieli di Nevarro i caccia imperiali. Il misterioso laboratorio è ormai distrutto, ingoiato dalla lava, e Din può finalmente riprendere il suo viaggio – insieme al suo piccolo amico verde – in direzione di Corvus e Ahsoka Tano.

Dopo gli eventi ritroviamo Karga interrogato nel suo ufficio da un rappresentante della Nuova Repubblica, che sembrerebbe essersi interessata agli eventi accaduti su Nevarro. Il pilota tenta anche di reclutare Cara Dune, un tempo soldato ribelle, ammettendo che nei mondi del Nucleo stanno prendendo sottogamba quello che – in futuro – potrebbe rivelarsi un grosso problema. Evidentemente, però, la presenza limitata della Repubblica nell’Orlo Esterno impedisce ulteriori indagini senza l’appoggio dei locali.

Commovente la sequenza in cui il pilota ricorda a Cara quanto successo su Alderaan, suo pianeta natale, facendole dono di una medaglia della Nuova Repubblica.

UNA NUOVA ERA

Verrai ricompensato nella nuova era, sono queste le parole che un ufficiale imperiale rivolge al meccanico che su Nevarro ha riparato la Razor Crest, e che scopriamo aver installato un radiofaro sulla nave del mandaloriano. Parole che – ammettiamolo – profetizzano l’ascesa del Primo Ordine.
L’ufficiale riferisce l’informazione a Moff Gideon, mentre alle sue spalle alcuni tecnici controllano degli involucri umanoidi che somigliano sospettosamente a dei Dark Trooper, dei droidi da battaglia sperimentali comparsi canonicamente per la prima volta nel gioco mobile Star Wars: Commander ma già presenti nel Legends.

CONCLUSIONE

In conclusione, possiamo dire che questo si è rivelato essere uno degli episodi più interessanti di questa stagione, non solo magnificamente scritto da Favreau, ma anche magistralmente diretto da Carl Weathers. Un anello di congiunzione che riporta sui binari della storyline principale le avventure del mandaloriano, ricordandoci come questo periodo della storia galattica sia incredibilmente legato al futuro e – in particolar modo – agli eventi narrati nella trilogia sequel.


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