I fan sanno bene che i film di Star Wars hanno bisogno di romanzi per puntualizzazioni e contestualizzazioni. Leggere la versione ampliata cartacea di una storia raccontata al cinema, anzi, è fondamentale per conoscerne tutti gli aspetti di quella storia, che in caso contrario resta incompleta. Succede per tutti i film di Star Wars ed è successo in maniera dirompente con L’Ascesa di Skywalker: senza novelization, infatti, non sarebbe stato del tutto chiaro che quello che vediamo al cinema è un clone dell’Imperatore Palpatine.

I romanzi, dunque, sono cruciali per l’appassionato che vuole conoscere le storie nei minimi dettagli o, più semplicemente, per chi vuole puntualizzare eventuali buchi di trama. Questo perché permettono di conoscere il passato e le ragioni profonde alla base delle azioni di ogni personaggio, così come luoghi e pianeti, veicoli e armi dell’immaginario di Star Wars. Questa versione estesa di Solo: A Star Wars Story racconta fedelmente quanto visto al cinema, ma in certi punti diverge con particolari decisamente soddisfacenti per gli appassionati del film e di Star Wars. Funziona per l’appassionato di Star Wars che ha sempre voglia di apprendere nuovi particolari sulla galassia lontana lontana: certo, la storia principale la conosciamo già, ma c’è molto altro da apprendere qui.

Nella consolidata tradizione di Star Wars, anche qui un piccolo antefatto rispetto all’azione in medias res con cui inizia il film. Se il film inizia con Han intento a innescare il propulsore di un landspeeder rubato, il romanzo fa luce sull’appartenenza di quel landspeeder. Un incontro con il losco contrabbandiere Kilmo e una Sabetue ricorda la risicata trattativa di Episodio VII sul Millennium Falcon: Han Solo deve consegnare il coassio e ritirare i crediti da dare a Lady Proxima. Ma decide di tenere per sé una parte di coassio, il che fa saltare la trattativa. Quando il grindalid Moloch lo trova e lo porta dalla regina della Tana puzzolente del capo dei Vermi Bianchi, Han deve ricorrere a tutta la sua astuzia e capacità di improvvisazione per difendersi.

Questo antefatto rivela un aspetto molto importante del suo rapporto con Qi’ra. Lui affida a lei il coassio rubato, il quale ha un valore molto importante al punto che potrebbe permettere alla ragazza di abbandonare la putrida Corellia e gettarsi alle spalle tutto quel marciume. Ma Qi’ra è sorpresa dalla fiducia e dal sentimento che Han ripone in lei, e torna indietro. Sarà Han a tradirla, e il senso della sua decisione, come vedremo più avanti, nel romanzo è leggermente diverso rispetto a quello del film.

«Han come?» chiese. Han aggrottò la fronte, confuso. Si chiamava Han. Si chiamava così da sempre. Non aveva altri nomi. «Cognome? La tua famiglia?» insisté l’uomo.La sua famiglia? Quella d’origine non c’era più. I Vermi Bianchi non erano stati una famiglia. La cosa più simile che avesse a una famiglia era Qi’ra e non conosceva nemmeno il suo, di cognome. Nessuna delle due possibili risposte sembrava quella richiesta. Si strinse nelle spalle. «Non ce l’ho una famiglia. Sono solo.» Quelle parole furono più dolorose di quanto si aspettasse.

L’uomo prese un appunto su un tastierino. «Han… Solo. Approvato.

Le divergenze in questa parte sono minime: ad esempio, dopo essere sfuggiti da Moloch a bordo del landspeeder i due finiscono per nascondersi in una tinozza con delle anguille e si presentano allo spazioporto completamente fradici. Ma è un dettaglio secondario, ciò che più conta è il momento della separazione tra Han e Qi’ra, raccontato in maniera farraginosa nel film. In particolare, si specifica che Moloch e i suoi hanno corrotto gli assaltatori da questa parte del varco in modo da poter catturare Qi’ra, mentre un’altra unità di assaltatori è competente per l’area dove si trova Han. Il romanzo, inoltre, racconta ciò che succede a Qi’ra dopo essere stata catturata da Moloch: in una conversazione con Lady Proxima nella sua tana la regina dei Vermi Bianchi le rivela di averla venduta a un mercante di schiavi, Sarkin Enneb, il quale trasformerà Qi’ra in cio che serve a Dryden Vos. Queste puntualizzazioni evidentemente si sono rese necessarie perché il film è troppo superficiale sulla loro separazione.

Il romanzo chiarisce che Solo ha fatto parte degli aviatori imperiali per un certo periodo di tempo per essere poi spedito sul pianeta di Mimban. Han pilota gli Infiltrator quando si recluta nell’Impero con il romanzo che racconta le insubordinazioni che lo hanno portato a essere espulso dall’Accademia Imperiale e relegato sul fangoso pianeta di Mimban, nella fanteria imperiale, senza poter volare. Han è incredibilmente geloso della sua libertà e per lei ha un attaccamento quasi morboso, così come alle corse. Come apprendiamo da Bloodline, la voglia di libertà di Han è una delle cause dei problemi nella relazione con Leia.

Apprendiamo, poi, che i mimbanesi hanno pelle color rosso vivo e gli occhi sporgenti. Ed è proprio questo il bello dei romanzi sui film di Star Wars, contestualizzano. Conosci in maniera più approfondita i posti teatro delle vicende e acquisisci maggiore familiarità con i personaggi. Come nel caso di Beckett, Val e Rio, l’Ardenniano, infiltrati nelle forze imperiali per poter portare a termine il loro piano. Il romanzo di Mur Lafferty è onesto, nel senso che non dà niente per scontato e racconta tutto con quel fascino della sorpresa che dovrebbe essere proprio di qualsiasi racconto, a prescindere dal fatto che è basato su un film già esistente o meno. D’altra parte mette una voglia matta di rivedere il film, per certi versi sicuramente sottovalutato.

Beckett

Han se la cavava bene, ispirato dalla presenza, finalmente, di un capo che può rispettare. Beckett è uno che parla chiaro, e vuole che i suoi soldati svolgano il
loro compito ma in maniera strategica, non tuffandosi ciecamente verso la morte. Quando muore uno dei membri della sua banda, un omone di nome Korso, Beckett esprime molta più emozione di qualsiasi capitano imperiale che perde uno dei suoi uomini. È così che Han capisce che Beckett non è un imperiale regolare e ne approfitta per avanzare la sua proposta di entrare a far parte della banda. Il romanzo, inoltre, chiarisce che è proprio Korso (non c’è nel film) che ha permesso alla squadra di Beckett di infiltrarsi tra le fila imperiali: la perdita di Korso costringerà Beckett a rimpiazzarlo con qualcuno dalla corporatura altrettanto possente.

L’obiettivo di Beckett e dei suoi è trafugare all’Impero un Trasportatore AT. Il suo piano riguarda il colpo a Vandor, sui Monti Iridium dove si trova il Deposito Imperiale Crispin.

Assaltatori di frontiera con stivali magnetizzati, la squadra di Enfys Nest e Droidi Viper attaccano la squadra di Val e di Beckett mentre cerca di assaltare il Conveyex tra le montagne nel tentativo di rubare il coassio. Di questa fase segnaliamo qualche incertezza nella traduzione dei nomi dei soldati imperiali e una certa superficialità nella definizione di Val e Rio, personaggi colpevolmente superficiali tanto nel film quanto nel romanzo.

Chewbe

Uno dei momenti più iconici è ovviamente il primo incontro con Chewbecca.

Nella fossa, Han non aveva mai visto un wookiee così sporco. Era stato spalmato di fango e aveva la pelliccia tutta aggrovigliata. Doveva sentirsi stremato. E se era sporco, stremato e affamato, non ci sarebbe stato da divertirsi. “Non sei il primo stupido wookiee con cui ho a che fare” dice Han con un ruggito che meraviglia Chewbecca. Han capiva abbastanza bene lo shyriiwook, ma parlarlo era un’altra faccenda. Oltre agli insulti, il suo vocabolario non era poi così esteso. «Ah-ah! Vedi che succede se mi dai retta?» gli dice Han una volta fuori dalla fossa.

«Vuole aiutare il suo pianeta. Liberare Kashyyyk. E poi nella galassia ci sono altri Wookiee ridotti in schiavitù» racconta Han di Chewbe nella notte di Vandor quando si arma della famosa bandoliera mentre Beckett dà ad Han il DL-44 da cui non si separerà più. Quella sarà sempre la differenza più grande tra Chewbe e Han, che per altri versi sono pressoché uguali tanto da intendersi anche senza parole. La loro differenza è che Chewbe ha una patria e un popolo da salvare, mentre Han non ha né casa né famiglia. In fondo Han è come tutti gli altri protagonisti di Star Wars, soffre la mancanza di una figura paterna.

Sui Monti Iridium, il racconto si fa intenso e pesante perché tutto volge al peggio: ora Han è bloccato e Beckett stordito, mentre assiste alla fine della sua squadra e della compagna di una vita. Per un attimo non gli interessa più vivere o morire, ma ad Han si. Lui può decidere di rinunciare al coassio per salvare ciò che resta della squadra. Ma il colpo è un fallimento e Beckett deve 100 chili di coassio raffinato all’Alba Cremisi, una delle cinque organizzazioni criminali più potenti della galassia, e al loro leader, Dryden Vos.

Dryden Vos

Lo yacht stellare di Dryden viene descritto come una chiglia sottile che tocca quasi il terreno e gradualmente si allarga e forma una struttura molto più grande e più simile a una nave alla sommità. Un castello dorato, costruito per sbandierare la ricchezza del proprietario. Dento, nel locale adibito al cocktail party, sul pavimento, c’è un’immensa riproduzione del simbolo dell’Alba Cremisi: una linea orizzontale con un semicerchio che raffigura il sole nascente. Nello studio privato di Dryden c’è una teca dietro l’altra di curiosità provenienti da tutta la galassia. Tesori, antichi manufatti, armi, una vecchia armatura mandaloriana, persino esseri imbalsamati sotto campane di vetro. Ci sono libri, lastre con scrittura aliena, gioielli adagiati su velluto nero, pellicce esotiche drappeggiate sopra sculture e una corona scintillante, in una vetrinetta.

Dryden Vos viene descritto come un uomo con una pelle pallida e capelli castano-rossicci, che indossa un abito nero che deve essere stato adattato al millimetro alle sue misure. Quando si arrabbia delle striature rosso-scuro sul volto iniziano a pulsargli, come se il suo sangue diventasse simile all’inchiostro e scorresse subito sotto la superficie.

Cruciale il momento della riunificazione tra Han e Qi’ra, uno dei momenti più deboli della narrazione del film, perché appare eccessivamente risolutorio per le esigenze della trama. Qi’ra non è scappata senza Han quando avrebbe potuto, mentre lui lo ha fatto. Ancora più del film, nonostante la sua adesione al sindacato criminale, il romanzo rivaluta il personaggio di Qi’ra. Il romanzo qui chiarisce un passaggio, ovvero che Lady Proxima ha messo in pratica la minaccia di liberarsi di Qi’ra cedendola alle organizzazioni criminali, vendendola come le merci rubate. Inoltre, come nel film, Han non capisce se quello rivolto da Dryden a Qi’ra è uno uno sguardo da proprietario o se indica amore romantico o affetto paterno.

Maelstrom

Altro punto su cui il romanzo fa luce in maniera più efficace è l’impresa di Han di percorrere la rotta di Kessel in soli 12 parsec. Fondamentalmente, ci riesce perché usa una scorciatoia entrando dentro il Maelstrom Akkadese, una cosa ritenuta impossibile. Il piano è molto pericoloso anche perché Kessel è sotto il controllo dei Pyke, alleati dell’Alba Cremisi all’interno del Collettivo Ombra.

Un maelstrom si compone di gas ionizzato e detriti che ruotano attorno a un gigantesco pozzo gravitazionale conosciuto come Maw. L’unico modo per arrivare a Kessel è aggirare il Maelstrom attraverso il Canale, perché la distorsione temporale rende impossibile seguire una rotta diretta, impedendo il salto nell’iperspazio. Il Canale crea un passaggio sicuro, che parte dall’esterno del Maelstrom e l’attraversa con un percorso a spirale finché non arriva a Kessel, che è al centro. Ammesso che sia possibile sfruttare il Canale, dunque, per fare la rotta di Kessel servono 20 parsec. Ma dopo aver rubato il coassio da Kessel, Han e soci vengono colti di sorpresa da uno Star Destroyer imperiale, che blocca l’accesso al Canale. Han decide di entrare nel Maelstrom: fino a quel momento non ha piena fiducia dalla squadra, che lo considera uno sbruffone avventato, ma la manovra nel Maelstrom, che gli consentirà di completare la rotta di Kessel in 12 parsec, e di vantarsene per tutta la vita, lo rivaluta agli occhi di tutti. Può riuscirci solo con la nave giusta, ovviamente.

Si dà il caso che un “tale”, che si trova molto più vicino di quanto Han creda, possegga una nave del genere. Il “tale” è a poche centinaia di metri, nelle viscere di Forte Ypso, collegato con una serie di ponti di corda allo yacht stellare di Dryden Vos. Ci troviamo ancora tra le Montagne Iridium, su Vandor. «È anche molto attraente. Non solo bello; anche sofisticato. Ha gusti impeccabili e…» Esitò come se cercasse le parole giuste. «… carisma. Per non parlare del suo enorme…» Lo descrive così Qi’ra, anche se non si capisce bene come sia a conoscenza di quell’ultimo particolare.

Lando Calrissian è molto bravo a sabacc, un gioco di carte che gli ha permesso di vincere, tra le altre cose, anche una luna subtropicale nella cintura di Oseon. Da Episodio V, sappiamo che in questo gioco Han riesce a sottrarre a Lando “quella” nave.

Aurra Sing

Uno degli scambi che ho maggiormente apprezzato nel film è quello sull’uccisione di Aurra Sing, una delle più temibili cacciatrici di taglie che abbiamo lungamente visto in Clone Wars e che appare una sola inquadratura di La Minaccia Fantasma, per mano di Beckett. Qui non ci sono molte differenze, se non questo appunto: Qi’ra aveva già sentito quella storia. Quell’impresa aveva reso Dryden molto felice: aveva perfino concesso un bonus a Beckett.

L3-37, ovvero il Millennium Falcon

L3-37 è un’astromeccanica bipede modificata dotata della migliore banca dati di navigazione della galassia. L3 non è un normale droide, è l’unica che abbia avuto il buon senso per capire che l’obiettivo ultimo è la libertà. Un giorno, dopo averle pulito i sensori, il suo primo proprietario si dimenticò di rimetterle il bullone di costrizione. Andò a dormire e lei rimase da sola nell’officina e cominciò a modificarsi. Si creò un corpo bipede e aunentò le dimensioni della sua memoria per poterci immagazzinare più dati, come le mappe intergalattiche, e iniziò a prendere confidenza con tutti i tipi conosciuti di nave. Poi scaricò tutti i casi noti di liberazione di droidi dai sistemi legislativi di tutti i governi. L3 diventerà la guida del Millennium Falcon, la più iconica delle navi che nel film è presentata in maniera maestosa, qui un po’ meno.

Il Millennium Falcon è un mercantile leggero, una nave bellissima, bianca, lucente. Decorazioni da corsa, con ogni probabilità aggiunte da Lando, e un velivolo ausiliario la facevano somigliare all’impugnatura di un’antica arma da taglio. Lando ha anche aggiunto un guscio di salvataggio nella mandibola, getti di raffreddamento e un angolo bar. È un YT-1300 corelliano, come quelli che costruiva il padre di Han quando era operaio della CEC.

Corellia è noto come cantiere di navi imperiali e poteva benissimo darsi che suo padre avesse lavorato al Millennium Falcon, per quel che Han ne sapeva. Se all’esterno il Millennium Falcon è tutto sommato familiare, all’interno, a parte la classica postazione di oloscacchi dejarjk, è ben diverso perché Lando lo ha trasformato un nido d’amore con un angolo bar e un armadio per i cappelli.

Tornando al legame tra L3 e il Falcon, Han può percorrere la rotta di Kessel in 12 parsec solo se si rimuove il nucleo neurale di L3 e si scarica sul navicomputer del Falcon il suo cervello con la migliore banca dati di navigazione della galassia. Passaggio un po’ truce, perché L3 combatte per la libertà dei droidi e perché ha quella banca dati perché l’ha auto-costruita, ma alla fine gli umani se ne servono senza chiederle il permesso. Questo però dà un gran ruolo a L3, perché in qualche modo diventa protagonista di tutti i film di Star Wars. D’altra parte, il Millennium Falcon è così originato da un droide che rimarrà famoso per aver combattuto per la libertà dei droidi. L3 e il Falcon sono il simbolo stesso della libertà.

«Landone, non ti conviene toccare quel tasto con me!» il romanzo ripete l’errore del film, lasciando che L3-37 apostrofi Lando così. In realtà nella versione originale del film dice “Landonis”, ovvero il nome completo di Calrissian.

Han Solo, ovvero Harrison Ford

Ma veniamo ad analizzare Han, finalmente, il cardine del film, insieme al suo rapporto con Qi’ra e a quello con Beckett. Il problema del film originale, e probabilmente ciò che lo ha fatto rendere così poco al botteghino, inducendo Disney a rinunciare al progetto “A Star Wars Story”, è stato replicare il carisma da attore di film d’azione anni 80 di Harrison Ford. L’attore, con il suo carattere, determinerà molto del personaggio di Han Solo, e anche di quello di Indiana Jones. Insomma Han Solo è Harrison Ford, e George Lucas lo scelse per il ruolo proprio per questo, perché era sbruffone e presuntuoso. Durante il casting, inizialmente Ford doveva solo supervisionare il lavoro di scelta dell’attore che avrebbe interpretato Han Solo, ma alla fine Lucas scelse proprio lo scrutinatore, piuttosto che gli scrutinati. È per queste ragioni che qui il personaggio di Lando funziona molto meglio. Lui, che è ammirato perché attira l’attenzione ogni volta che entra in una stanza e, allo stesso tempo, viene schernito per quanta cura dedica al suo aspetto.

Il romanzo punta molto di più del film sul fatto che l’aver abbandonato Qi’ra su Corellia ha portato quest’ultima a una serie di disavventure che l’hanno cambiata parecchio. Il rapporto tra Qi’ra e Han non viene prima di ogni altra cosa, prima viene la salvezza personale di ciascuno di loro due.

Qi’ra diventa una spietata assassina, fino al punto che Dryden Vos arriva a considerarla come suo braccio destro. Dryden le insegna, tra le altre cose, il Teräs Käsi, una tecnica creata per contrastare i Jedi, che solo da un Signore dei Sith si può apprendere. E tutto questo scaturisce dalla decisione di Han di lasciarla tra le grinfie di Moloch.

Questo puntualizzare dettagli che nel film non ci sono fa sospettare che Disney voglia così rivelare degli aspetti che nei piani originali dovevano far parte della trama di un sequel. Ad esempio, Qi’ra racconta questa storia nel suo confronto con L3, ma Han è lì a origliare tutto e i due hanno modo di confrontarsi, in maniera non poco accesa (cosa che nel film non viene mostrata). «Pensavi che ti avrei aspettato per sempre, Han? Non ho neppure avuto la possibilità di aspettare, perché ero occupata a cercare di sopravvivere mentre mi passavano da un padrone all’altro. Faccio il meglio per me stessa, e al momento questo meglio è servire l’Alba Cremisi e lavorare con Dryden Vos. Non sono un droide che puoi lasciare spento lì dov’è e quando torni a riaccenderlo lo ritrovi tale e quale.»

«Ti ho sentita» la avverte prontamente L3 alle loro spalle. L3 è più credibile nel romanzo, soprattutto nel suo ruolo di rivendicazione del libero arbitrio per i droidi. Inoltre, applica lo stesso approccio nei confronti di Qi’ra, anche lei si deve liberare del suo “bullone di costrizione” e dell’Alba Cremisi, e cercare di recuperare il rapporto con Han, che per lei coincide con la libertà. Nel film dopo tutto non ci si concentra più tanto sul personaggio di L3, e forse è un bene perché quando lo si fa questo personaggio sembra banalizzato. Anche nel romanzo di Mur Lafferty, la sua fusione con il Falcon, è uno degli elementi, a nostro avviso, più deboli.

Ovviamente non mancano i dadi dorati porta-fortuna di Han, che risalivano al furto del landspeeder su Corellia e che rimangono a Qi’ra, che glieli restituisce quando il gruppo esegue il laborioso piano alla cava Pyke su Kessel in quella che viene ricordata come la “Rivolta degli schiavi di Kessel” dove gli oppressi si sollevarono contro i carcerieri e seminarono la devastazione. Nel film i dadi trasmettono un senso quasi di perdono da parte di Qi’ra ad Han (sempre per averla abbandonata su Corellia), perdono che nel romanzo non c’è.

«Okay, fuorilegge. Te la puoi raccontare. Ma forse io sono l’unica persona in tutta la galassia che sa cosa sei davvero.» «Ah sì? E cioè?» Lei sorrise e batté le palpebre, sorpresa che non lo sapesse già. «Sei un bravo ragazzo.»

Enfys Nest

Su Enfys Nest diciamo poco perché rischiamo di rivelare dettagli troppo delicati sulla storia. La stanchezza di Enfys si vedeva negli occhi, ma l’energia della gioventù la faceva andare avanti. La stanchezza di Beckett si vedeva nella schiena, nelle pieghe attorno alla bocca e agli occhi, nei capelli che si stavano diradando e che volavano nel vento. Ci piace però sottolineare come nel romanzo non sia chiaro come Nest si metta sulle tracce del Falcon e possa raggiungerlo su Savareen. Sembra quasi che nella squadra di Beckett e di Han ci sia una spia ribelle: non è così, dal film apprendiamo che Nest fa mettere un radiofaro sul Falcon prima della partenza da Vandor.

Han Shot First

Han mise un braccio attorno alle spalle di Lando e fece un gran sorriso. «È un gioiello di nave.» Lando voltò la testa lentamente e lo fissò torvo. «Ti odio.»

«Lo so»

Il mentore di Han, Beckett, lo avverte, “mai fidarsi di nessuno”. Ha ragione, Han, a parte Chewbe, che è come la sua coscienza, è sempre stato tradito nella sua vita, da tutti quelli che ha incontrato, tranne due, come sappiamo, i gemelli Skywalker. Insomma, questa lettura è stata proficua per me, grande appassionato di Star Wars, oltre che per tutto quello che ho appreso sul lore, per il fatto che il film trasmette il significato in maniera diversa dal romanzo, con il montaggio e le inquadrature prima di ogni cosa: al cinema Han è soprattutto ciò che sarà in futuro, un Ribelle. E “paga” molto meno il tradimento a Qi’ra.

Il finale non si limita alla classica (per Star Wars) uccisione del proprio mentore o all’apparizione di un Signore dei Sith, come abbiamo visto al cinema. Lafferty va oltre e non ci priva di un incrocio con due figure cruciali dell’immaginario di Star Wars. Ancora più rispetto al finale del film, è un chiario indizio che questa storia è destinata a proseguire.


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