I fan sono quasi tutti d’accordo (per una volta!) che l’arco narrativo finale della settima stagione di Clone Wars, suddiviso in quattro parti e conosciuto come “L’Assedio di Mandalore“, sia uno dei migliori finali mai visti in Star Wars. Straziante, ma soddisfacente allo stesso tempo.

Ma, quando c’è di mezzo Star Wars niente fila completamente liscio, lo sappiamo. Questo finale, infatti, apparentemente contraddice apertamente il romanzo di Emily Kate Johnston, Ahsoka, canonico. Gli eventi generali sono gli stessi e portano allo stesso risultato, ma sembrano esserci contraddizioni su alcuni dettagli, come il colore delle spade di Ahsoka, così come sulle parole che l’ex-Jedi scambia con Maul durante il loro famoso ultimo duello. Prima di addentrarci nella questione sottolineo che serve molta cautela: più di una volta ho ritenuto il canone in contraddizione e, invece, analizzando bene, mi sono accorto che ero io in errore.

Gli eventi raccontati nel romanzo della Johnston (che al di là di tutto reputo uno dei più deboli tra i romanzi canonici di Star Wars, per quanto meriti comunque la lettura – per l’appassionato che vuole conoscere tutto dell’immaginario di Star Wars) si ambientano un anno dopo l’Ordine 66 raccontato nell’arco narrativo conclusivo di Clone Wars 7. Nonostante questo, con dei flashback, Ahsoka ricorda cosa le è capitato prima della morte di tutti i Jedi (le pagine con i flashback nel romanzo sono colorate in grigio).

Il romanzo racconta molto bene il trauma che Ahsoka adesso sta affrontando: è rimasta da sola, non ci sono più esseri come lei, sensibili alla Forza, o almeno questo è ciò che lei sa. Non solo ha dovuto sopravvivere ai cloni, coloro che fino a un momento prima dell’Ordine 66 considerava come la sua famiglia, ma ha anche dovuto seppellire alcuni di loro.

In particolare, le parole usate da Dave Filoni in Clone Wars nel dialogo tra Ahsoka e Maul durante il combattimento non corrispondono a quelle che Ahsoka ricorda, così come le apprendiamo dal romanzo. Anche gli avvenimenti legati al combattimento finale sono leggermente differenti. Strano, per uno come Filoni, che ha fatto di Star Wars un motivo esistenziale, e che conosce letteralmente tutto dell’immaginario. Come ribadito più volte, se c’è una persona che ci tiene alla coerenza del canone, questa è Filoni.

Qualcuno sta ipotizzando che, per gestire il dolore che l’Ordine 66 le ha provocato, Ahsoka abbia alterato i suoi ricordi e che per questo lo scontro con Maul, adesso, ovvero al momento dei fatti raccontati nel romanzo, le appaia in forma distorta. È possibile che il suo ricordo del combattimento con Maul sia stato contaminato dal ricordo dell’ex-Sith che la lascia morire perché ciò le permette di dimenticare la parte più dolorosa dell’Ordine 66 e ciò che apprende da Maul (ovvero che Anakin passerà al Lato Oscuro), e quindi il dialogo che ricorda diventa freddo e autoironico.

Nel romanzo, la conversazione tra Anakin e Ahsoka in cui il suo Maestro le restituisce le spade laser viene descritta in maniera diversa. Nel romanzo Anakin avverte Ahsoka che Maul è furbo e le suggerisce di non avere pietà di lui mentre nell’episodio Vecchi amici non dimenticati (S7:E9) augura semplicemente ad Ahsoka buona fortuna. C’è poi una grossa questione sul colore delle spade di Ahsoka, che sono verdi quando la togruta appartiene ancora all’Ordine dei Jedi, mentre in questa scena appaiono di colore blu. Ma vedremo questo delicatissimo punto dopo.

L’Apprendista fantasma (S7:E10) presenta una versione della cattura di Maul diversa da quella presente nel prologo del romanzo (su pagine grigie). Nel romanzo, l’ultimo duello tra Ahsoka e Maul si svolge in una piazza e lei lo attira in un luogo dove i suoi alleati, i cloni, lo intrappolano servendosi di uno scudo. Nella conversazione finale i due si insultano a vicenda ripercorrendo i loro rispettivi passati, ovvero sul fatto che Maul è un mezzo Sith e Ahsoka non è più una Jedi. Nell’episodio, invece, questo combattimento si svolge nella bio-cupola di Sundari e la loro conversazione verte sulla proposta di Maul di unirsi a lui per sconfiggere insieme Darth Sidious (che oltretutto riporta alla mente il tentativo di Kylo Ren di convertire Rey al Lato Oscuro).

Lei lo sconfigge dopo essere stata disarmata prendendolo a mezz’aria tramite la Forza. Solo a quel punto arriva Rex con delle navi da battaglia e, insieme a un plotone di cloni, intrappola Maul. Nel romanzo l’Ordine 66 si verifica quando Maul è ancora a Mandalore: a causa della confusione che si genera l’ex-Sith riesce a scappare. In Clone Wars, invece, l’Ordine 66 si verifica su uno Star Destroyer e Ahsoka libera Maul in modo che crei un diversivo e distragga i cloni, ormai rivoltatisi ai Jedi (Sconvolgimento, S7:E11).

Nel romanzo, Ahsoka e Rex hanno simulato le loro morti seppellendo un altro clone nell’armatura di Rex. Ahsoka lascia le sue spade laser sulla finta tomba di Rex per rendere convincente il fatto che il corpo di Rex sia proprio lì. Nell’episodio conclusivo di Clone Wars (Vittoria e morte, S7:E12), invece, Ahsoka e Rex fuggono dallo Star Destroyer di classe Venator prima che precipiti su una luna, processo in cui rimangono uccisi tutti gli altri cloni ancora a bordo. Ahsoka abbandona la sua spada laser in un luogo dove sono seppelliti diversi cloni, ma non si fa cenno alla finta tomba di Rex. Inoltre, lascia solo una spada laser, mentre nel romanzo le abbandonava entrambe.

Il romanzo, come detto, è ambientato un anno dopo questi fatti e, l’unico modo di far conciliare il tutto, è pensare che Ahsoka stia lottando contro il trauma che l’Ordine 66 le ha provocato e abbia intrapreso un viaggio per mettersi tutto alle spalle, attutendo la virulenza dei fatti reali. Inoltre, può darsi che l’allestimento della finta tomba di Rex sia successivo rispetto agli ultimissimi momenti di Clone Wars

Ma in realtà Filoni, ovviamente deliberatamente visto che conosce tutto dell’immaginario di Star Wars, romanzi compresi, ha voluto proporre al pubblico la storia che ha sempre avuto in mente per Clone Wars. Il romanzo è stato scritto dopo che lo stesso Filoni dovette rinunciare a chiudere Clone Wars dopo l’acquisizione di Lucasfilm da parte di Disney, ovvero in un momento in cui si pensava che Clone Wars fosse definitivamente concluso.

Diversa la questione sulle spade laser e i loro colori: qui Filoni sembra invece aver colto nel segno della tradizione esaltando, come fa molteplici volte durante l’Assedio di Mandalore, il senso più puro di Star Wars. Ci riferiamo al fatto che le spade sono di colore blu e non verde.

Il romanzo chiarisce meglio di ogni altra cosa questo punto. Quando un utilizzatore della Forza del Lato Chiaro trova il proprio cristallo Kyber personale questo colora la spada laser con una tonalità che rappresenta lo spirito del possessore. Se l’utilizzatore cede al Lato Oscuro fa “sanguinare” il cristallo fino a rendere rossa la lama della propria spada laser. Dopo aver seppellito con Rex le sue spade verdi, Ahsoka decide di forgiare nuove spade per poter affrontare l’Inquisitore che le dà la caccia (gli Inquisitori vengono mandati da Vader per annientare i pochi Jedi sopravvissuti). Ahsoka non trova i cristalli su Ilum e affronta l’Inquisitore senza spade, lo sconfigge e “sana” la natura dei cristalli di quest’ultimo, facendoli diventare di un “bianco accecante”. Il che corrisponde al canone perché in Rebels le spade di Ahsoka sono proprio bianche.

Filoni aveva già spiegato di aver optato per questa scelta cromatica al fine di sottolineare l’assenza di affiliazione da parte della Togruta, ormai non più una Jedi durante i fatti raccontati in Rebels. Le spade datele da Anakin quindi sono blu, ovvero dello stesso colore della famosa spada di Anakin, per sottolineare il riavvicinamento di Anakin ed Ahsoka e lo stato emotivo di Ahsoka in quel momento. L’ennesima concessione poetica che Filoni si concede in questo indimenticabile arco narrativo finale.


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