Episodio IX: L’Ascesa di Skywalker, come spesso accade con i film di Star Wars, ha diviso i fan tra chi lo adora e chi lo odia. Ma c’è una cosa in comune fra le entrambe categorie di fan, ovvero tutti si aspettano una risposta molto chiara alla domanda: come ha fatto l’Imperatore Palpatine a ritornare?

Sicuramente quello che vediamo in L’Ascesa di Skywalker non è il corpo originale di Palpatine: il suo viso ha meno rughe e le sue dita sono decomposte. Come abbiamo appreso dalla novelization di Episodio IX, il suo corpo è il risultato di un processo di clonazione imperfetto. Palpatine ha usato un potere che ha appreso dal suo maestro Darth Plagueis, che viene citato nel romanzo, e che in qualche modo attiva nel momento della caduta nel pozzo del reattore della Morte Nera, trasferendosi in un corpo nuovo.

Sappiamo che i Lealisti Sith hanno fatto degli esperimenti sulla clonazione su Exegol. Anche Snoke sembra il risultato di uno di questi esperimenti pur trattandosi in entrambi i casi di involucri imperfetti, incapaci di contenere l’immenso potere dei due esponenti del Lato Oscuro.

Ci sono molte domande che rimangono senza risposta, però. Palpatine dice a Kylo Ren di essere stato lui a creare Snoke, ma come ha usato un corpo clonato a distanza e come vi ha instillato la capacità di essere sensibile alla Forza? Anche Leia controlla il corpo del figlio a distanza, ma al momento non è dato sapere se i due poteri sono in qualche modo correlati. Se c’è un punto certo nel corso moderno di Star Wars è che l’insieme di storie che il Lucasfilm Film Group sta creando punta a colmare le lacune che esistono nell’immaginario. L’obiettivo è rispondere progressivamente a tutti i misteri e definire ogni dettaglio nell’universo di Star Wars, attraverso libri, fumetti, serie TV e film come quelli della serie A Star Wars Story.

I rimandi in certi casi anticipano dei fatti o delle spiegazioni. Per esempio l’episodio di The Mandalorian in cui Baby Yoda cura e riporta in vita Greef Karga negli Usa è uscito proprio a ridosso del debutto di L’Ascesa di Skywalker, e non è un caso visto che quel potere sarà determinante per Rey per riportare in vita Ben e per Ben per riportare in vita Rey, andando a costituire uno degli elementi “risolutori” più importanti della trama.

The Mandalorian va a risolvere alcune criticità della trama dei film della Saga degli Skywalker. Se è vero che Disney sta sperimentando l’incrocio delle sue storie in modo più organico potrebbe esserci un altro punto di contatto tra The Mandalorian ed Episodio IX, che riguarda proprio la clonazione.

Ci riferiamo ai primi tre capitoli della serie di Jon Favreau e Dave Filoni, i quali presentano Baby Yoda come una creatura di grande interesse. Gli autori di The Mandalorian hanno fatto un ottimo lavoro nel creare una relazione tra Baby Yoda e il pubblico non necessariamente appassionato di Star Wars.

Figura cruciale è il Dr. Pershing, che dice che se non fosse stato per lui il Bambino (ovvero Baby Yoda) “sarebbe già morto”. Pershing indossa un’uniforme con il simbolo dei clonatori Kaminoani visti nella trilogia prequel. In questa fase non è chiaro se il Cliente, ovvero colui che commissiona a Din Djarin, il “mandaloriano”, il recupero del Bambino, voglia quest’ultimo vivo o morto, anzi da certe battute sembra che per lui questo punto sia indifferente.

Per inciso, bisogna sottolineare come per Djarin la missione sia importante perché il Bambino è un “trovatello” come lo era lui stesso al momento di essere salvato dai mandaloriani del Credo durante l’invasione imperiale del suo pianeta natale. Come rivela nell’ultimo capitolo, Djarin NON è mandaloriano, ma fa parte del Credo che, allo scopo di sovvertire l’Impero, si ispira alla vecchia tradizione mandaloriana. Obbligo dei membri del Credo è quello di andare in giro per la galassia, rintracciare i “trovatelli” come il Bambino e proteggerli.

Altro fatto curioso è il fatto che Baby Yoda è nato dieci anni prima degli eventi raccontati in Episodio I: La Minaccia Fantasma: in altri termini, è coetaneo di Anakin Skywalker. Cosa vogliono, dunque, i Kaminoani da lui? Stanno facendo degli esperimenti per “estrarre” l’energia vitale da un essere sensibile alla Forza? Possono in questo modo trasmettere la capacità di essere sensibili alla Forza da un individuo a un altro?

Uno dei misteri più antichi di Star Wars riguarda la specie a cui Yoda appartiene, visto che questo punto non è mai stato chiarito. Ai tempi della trilogia originale si pensava che Yoda fosse l’unico esponente della sua specie, ma in La Minaccia Fantasma abbiamo visto Yaddle, che siede al Consiglio dei Jedi e che è anch’essa sensibile alla Forza. Qualsiasi essere vivente appartenente a questa specie, dunque, potrebbe essere sensibile alla Forza. Si noti, inoltre, come l’altro personaggio cruciale di cui non si conosce la specie sia proprio Snoke.

Yaddle

Nello stesso episodio di The Mandalorian che ha introdotto il concetto di “Life Force”, si parla di Strand-Cast, concetto impropriamente tradotto in italiano come “esperimento incompiuto”. Si tratta di una suggestione di Djarin sulle origini del Bambino, che l’Ugnaught Kuiil respinge dicendo che non crede “sia bio-ingegneria. Ho lavorato nelle fabbriche genetiche e questo qui sembra evoluto”. Il figlio di Palpatine apparso in Episodio IX è uno Stand-Cast creato dai Lealisti Sith, non sensibile alla Forza ma con una figlia, Rey, che lo è.

A differenza del Cliente, Moff Gideon, che appare nel capitolo conclusivo della prima stagione, vuole assolutamente il Bambino quando è ancora in vita. Nel terzo capitolo il Cliente ordina a Pershing di “estrarre il materiale necessario” dal Bambino e di “chiudere questa storia”. Pershing risponde che un soggetto non identificabile (la conversazione, per come è captata da Djarin, è disturbata) “ci ha espressamente ordinato di riportarlo vivo”, riferendosi quasi sicuramente a Gideon. Quest’ultimo e il Cliente, dunque, sembrano appartenere a due fazioni con interessi divergenti sul Bambino, al punto che Gideon spazza via il Cliente e tutta la sua squadra in maniera brutale nell’attacco apparentemente illogico che si verifica nel capitolo 7.

Da premettere che non tutto è comprensibile in questa fase, perché ci sono troppi punti oscuri, ma quel che è chiaro è che The Mandalorian sta introducendo un qualcosa che stravolge il Canone di Star Wars. Uno Strand-Cast non è specificamente un clone ma un nuovo tipo di creatura nata a partire da una genetica personalizzata, come se si potesse prendere una varietà di filamenti di DNA e metterli insieme in un nuovo modo. The Mandalorian quindi potrebbe suggerirci che Palpatine e Snoke hanno acquisito la capacità di essere sensibili alla Forza grazie al DNA prelevato anni prima da Baby Yoda attraverso una combinazione di tecnologie Kaminoane e abilità innaturali dei Sith. Rey di fatto eredita sia il potere dei fulmini dal nonno che la capacità di riportare alla vita dalla creatura che ha conferito la capacità di essere sensibile alla Forza dal clone del nonno.

Se a Gideon è stato ordinato di prelevare Baby Yoda per entrare in possesso del suo DNA, allora si potrebbe ipotizzare addirittura la presenza dello stesso Imperatore nel futuro di The Mandalorian, anche se non è possibile dire in quale forma. O di Snoke. Come si evince anche dalla trilogia di romanzi Aftermath in questa fase l’Impero è in frantumi e varie concentrazioni di potere sono in lotta fra di loro per prenderne le redini: moff e comandanti di vario grado si sfidano per occupare il posto lasciato vacante dall’Imperatore. Sicuramente il prosieguo della storia verterà anche sulle origini di Baby Yoda e farà luce sulla specie a cui appartiene.

E se Baby Yoda fosse proprio Yoda? O, perlomeno, quanto hanno in comune i due? Secondo un’altra suggestione, che però sembra essere contraddetta dalle parole di Kuiil a Djarin, ma che spiegherebbe la presenza di Baby Yoda e il suo essere sensibile alla Forza, oltre che il pregresso interesse dei clonatori Kaminoani, è che Baby Yoda possa essere, perlomeno sotto forma di clone, proprio Yoda.

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