Se ripensiamo a quello che Star Wars ha rappresentato per il mondo del cinema (e non solo), sicuramente, di primo impatto, ciò che passa per la mente è la straordinaria qualità degli effetti speciali, la nascita della Space Opera nell’unione tra fantasy e fantascienza, o il primo vero esempio di merchandising.

C’è molto da dire riguardo le conseguenze ‘sociali’ -o comunque extra cinematografiche- dell’opera di George Lucas. Non possiamo perciò omettere i risultati positivi ottenuti per quel che riguardava la rappresentazione sul grande schermo di tutti quei gruppi, nella realtà quotidiana, minoritari. Carrie Fisher e Leia Organa sono le due anime che, più di tutto, hanno avuto un ruolo decisivo nel cambiare la percezione femminile nel Cinema. Fatto esplicitato sopratutto ne Il Ritorno dello Jedi, dove la sorella gemella di Luke si liberava dalle catene di Jabba the Hutt, il viscido lumacone che la teneva come schiava.

Il tema della rappresentazione è ancora oggi molto discusso e, come spesso accade, affonda le sue radici nelle lotte sociali americane. I recenti eventi che hanno scosso Hollywood hanno avuto conseguenze decisamente positive per quanto riguarda il ruolo delle donne, in particolare, nelle produzioni ad alto budget e, in generale, nel mondo dell’intrattenimento moderno. Ma, purtroppo, la reazione ad un fatto grave, a volte, può essere ugualmente dannosa per l’industria del fatto stesso.

Consapevole di stare per addentrarmi in un territorio insidioso, cercherò di spiegare cosa voglio dire, nella più totale sincerità.

Vi siete mai chiesti perché amate Star Wars? 

Intendo, cosa vi fa battere il cuore quando assaporate quell’universo? I personaggi? La storia? O forse le sue straordinarie musiche?

Non ci sono risposte errate e tutte costituiscono motivi validi per apprezzare la creazione di Lucas. E quindi, cosa ha a che fare la rappresentazione con questo?

Ultimamente, da qualche anno ormai, è iniziata una battaglia per cercare di rendere l’intrattenimento -qualsiasi forma esso prenda- più adatto a tutti. Non parlo di uno svilimento della violenza o di tratti più maturi di un’opera, ma di una sorta di studio approfondito, certosino, sulle minoranze. La polemica arriva puntuale ogni qual volta che in una determinata opera manca qualcuno: una donna, un personaggio LGBTQ+ o figure appartenenti a etnie diverse.

Ecco, attenzione, non fraintendetemi: è giusto così. E’ importante lottare per valori che cerchino di dare una possibilità a tutti. Ma questo MAI deve superare di importanza e priorità le qualità artistiche di un prodotto. Mai.

La rappresentazione deve essere una strada percorribile, perché necessaria, preziosa. Ma non può permettersi di scavalcare quei motivi stessi per cui amiamo Star Wars, o il cinema in generale. La gioia di assistere ad una storia ben scritta, di meravigliarsi con gli occhi della regia sopraffina, o delle luci di una fotografia ricercata. E questi elementi possono arrivare soltanto da chi li ricerca, da chi ha il solo obiettivo della creazione, e non dell’accontentare tutti, di inserire un personaggio, una linea narrativa o una scena, con lo scopo di rappresentare.

Perché, ricordatevi, la rappresentazione NON è una necessità. Non avete bisogno di vedere personaggi che vi somiglino per apprezzare un’opera né una situazione che sentite vicina. Se percepite questa come necessaria al vostro godimento di una qualsiasi creazione, allora il problema è la confusione nata dall’unione della realtà sociale con quella artistica. Non sarete più in grado di apprezzare un film, un libro per le sue qualità. Andrete ossessivamente alla ricerca di una morale sociale che, magari, non c’è, perché nessun processo creativo si porta dietro la necessità di far del bene.

La domanda di prima, del cosa vi facesse amare Star Wars, serviva proprio a questo. A farvi ricordare che le cose grandi sono creature dell’amore per l’arte, non dell’interesse social-politico. Ragionate sempre sul fatto che l’industria dell’intrattenimento riflette i propri consumatori; è importante quindi sapere esattamente cosa si vuole avere. 


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