Chi è esattamente un autore? 

E’ una domanda senza facile risposta. In qualsiasi ambito creativo ci troviamo, dalla musica al cinema, il quesito rimane particolarmente ostico da affrontare, eppure, allo stesso tempo, facile da carpire. Ovvero, chiunque saprebbe riconoscere un autore senza saper spiegare in parole semplici perché si possa definire tale.

Quanti autori sono legati al mondo di Star Wars? Non molti, a dir la verità. E sono convinto che questo, a lungo andare, possa in qualche modo creare non pochi problemi alla saga; è un argomento poco dibattuto all’interno del fandom, sopratutto negli ultimi tempi. Ma è anche vero che, in realtà, due personaggi in particolare hanno polarizzato le opinioni degli appassionati dopo la vendita di Lucasfilm a Disney.

 

Parlo di Dave Filoni e Rian Johnson. Perché proprio loro?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passo indietro e andare a trovare un uomo che è stato autore: George Lucas.

Sì, perché oggi più che mai è fondamentale ricordare l’importanza dell’uomo prima dell’opera. Star Wars è nato grazie alle idee di un creativo che ha impresso se stesso, grazie al medium cinematografico, in un’opera fittizia. E’ un discorso che si applica anche ai prequel, anzi sopratutto a loro. Imperfetti, grezzi, spesso fuori luogo e sconclusionati, e per questo, specchio, nel bene e nel male, del proprio creatore. Si torna spesso a dire di quanto a Star Wars servisse Lucas, quanto l’anima madre della saga manchi alla saga stessa. Non sono d’accordo, non credo che la galassia lontana lontana abbia bisogno proprio del suo creatore originale per sopravvivere; Star Wars ha bisogno di autori.

Ed ecco che torniamo a Filoni e Johnson.

Entrambi, proprio come Lucas, hanno saputo trasmettere la propria creatività in un universo plasmato dalle idee di un altro uomo. E’ l’autorialità che si scontra e si forma con se stessa, esplodendo nella passione, nella fidelizzazione, nella celebrazione della scrittura.

Da una parte l’uomo-lupo da molti visto come il salvatore della trilogia prequel, innegabile figura di spicco nell’attuale Lucasfilm e allievo diretto di George Lucas. Ahsoka Tano, i cloni, l’immaginario stesso delle Clone Wars è prodotto della mente di Filoni, anche qui con tutti i pregi e i difetti del caso. Eppure, dopo così tanti anni dall’uscita di Episodio III, siamo ancora qui a sentirne parlare, a deliziarci di Mandalorian, di The Clone Wars, di un possibile cameo di Ahsoka in live action. Tutto merito del talento di Dave Filoni? In parte, sì. Ma ciò che veramente lo rende amabile e amato è il coraggio della personalità, che rende l’uomo Autore. O tutto o niente.

E poi c’è Rian Johnson, che nel 2017 ha diviso i fan, tra detrattori ed estimatori. E se ne parla ancora, perché la conseguenza dell’autorialità è sempre quella, la scintilla della discussione accesa dalla creatività di una singola persona in grado di frantumare le certezze. Perché l’autore sceglie, sempre. Non è coraggio, è il naturale comportamento di una persona che vuole perseguire se stesso, in un egocentrismo che allontana, ma che ne ricava infine solo risultati positivi, perché scegliendo sbaglia, aggiungendo un pezzo del proprio essere artista alla sua personalità.

Ed è per questo che vorrei, in un sogno ad occhi aperti, che i fan imparassero ad apprezzare l’autore nella sua interezza, a prescindere dai gusti e dalle opinioni. Star Wars è nato così, non cercando di accontentare, ma semplicemente creando, perché non esiste il giusto e lo sbagliato nell’atto stesso della scrittura, quando questa è legata al solo desidero di seguire la propria strada, non quella che si crede corretta per i fan. Non fate l’errore di pensare che questo sia idealismo, ormai arreso alla logica del mercato. Il mercato non è fatto di computer, ma di persone, ed ognuno di noi può prendere la scelta di ricompensare; non pensiate di essere piccoli in quanto ingranaggi di un meccanismo mainstream, valete abbastanza per decidere, indirettamente, il futuro di Star Wars.

Star Wars ora ha un disperato bisogno di personalità, di imperfezione, di cinismo artistico. Non di Lucas, non dell’ultima spiaggia di Abrams, ma della determinazione e della rabbia agonistica che solo un Autore può veramente dare.


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