Rae Carson è l’autrice del romanzo di Star Wars: The Rise of Skywalker, una versione estesa rispetto al racconto visto al cinema che fornisce ulteriori sfumature e dettagli sul capitolo finale della saga di Skywalker. La novelization di Episodio IX: l’Ascesa di Skywalker ha svelato tantissimi particolari che, per qualche motivo, non hanno trovato spazio nella versione cinematografica. Vi abbiamo già parlato delle ultime parole tra Rey e Ben, la natura di Palpatine e come è riuscito a salvarsi dalla caduta nel pozzo della Morte Nera.

StarWars.com ha parlato con Rae Carson delle sfide che si devono superare per scrivere un adattamento di un film di Star Wars e come si sia proceduto ad espandere certi concetti e momenti topici del film.

“Scrivere per Star Wars spesso significa scrivere a scadenze incredibilmente strette” ha detto la Carson nell’intervista. “Sono dovuta essere molto disciplinata mentre scrivevo The Rise of Skywalker. Non ho toccato la mia Xbox per tre mesi: un record personale. Ma ho scoperto che avevo gli strumenti e l’esperienza di cui avevo bisogno per scrivere della prosa pulita, seppure sotto coercizione”.

“Due romanzi mi hanno guidato in particolare. Innanzitutto, il lavoro di Jason Fry su The Last Jedi è stato eccezionale. È stato in grado di mettere in evidenza alcuni aspetti fantastici sui personaggi che hanno migliorato magnificamente il film. Ho quindi voluto seguire il suo esempio”.

Rivela poi che un altro romanzo che l’ha influenzata è stato Il Ritorno dello Jedi di James Kahn (disponibile anche in italiano). “È intenso ed efficace (solo 194 pagine). È epico e dettagliato, e ha un ritmo molto piacevole. Inoltre, Kahn gestisce alla perfezione ogni singolo paragrafo”.

“È stato il primo romanzo che ho letto in vita mia e l’ho letto perché la mia famiglia non poteva permettersi di portarmi al cinema, e io volevo sapere come andava a finire la storia. La piccola Rae di 10 anni, che vive in un appartamento fatiscente e che è vestita con il suo costume da Principessa Leia (un vecchio lenzuolo), quando leggeva Il Ritorno dello Jedi, non ti crederebbe se le dicessi che un giorno scriverà The Rise of Skywalker. Quando le cose si facevano difficili ed ero esausta del lavoro che avevo davanti, mi veniva in mente la piccola Rae e ritrovavo tutta l’energia e la gratitudine di cui avevo bisogno per proseguire”.

“Ancor prima di leggere la sceneggiatura finale del film, sapevo che mi sarei dovuta concentrare sul personaggio di Leia. Carrie Fisher ci mancherà per sempre e sappiamo che gli autori del film l’avrebbero coinvolta di più se avessero potuto. Il team ha supportato incredibilmente il mio desiderio di concedere più spazio a Leia e in particolare ho avuto modo di descrivere con dovizia di particolari i suoi ultimi momenti. Spero che siamo riusciti a dare un degno commiato a questo straordinario personaggio, e che i lettori avranno una nuova opportunità per dirle addio”.

Sei riuscita a catturare le sfumature di questi personaggi ma come hai lavorato dato che dovevi scrivere il romanzo prima di vedere il film? “Ho letto la sceneggiatura e ho incontrato alcune persone a Lucasfilm e ho fatto loro tantissime domande. Anche Michael Kogge, che ha scritto il romanzo per ragazzi, era presente e abbiamo avuto modo di condividere i nostri appunti e di scambiarci delle idee. In breve, con l’aiuto di un’intera squadra di professionisti brillanti e creativi, siamo riusciti a capire le intenzioni e le motivazioni dei personaggi anche senza vedere il film”.

“Una delle cose che preferisco sul personaggio di Rey è che completamente devota alla causa della Resistenza, ma si sente comunque obbligata a fare di più, a continuare a migliorare, a migliorare sempre. Leia è l’insegnante perfetta per lei perché sa esattamente com’è avere un risveglio inaspettato al potere. Inoltre, sta ancora soffrendo per quello che è successo a Ben, mentre Rey è alla disperata ricerca di un mentore che può aiutarla a dare un senso a tutto ciò che sta vivendo. Il ritrovarsi a vicenda di queste due donne è un dono per entrambe”.

“Dal momento in cui è apparsa in Una nuova speranza, Leia è stata interpretata come un personaggio profondamente pragmatico. Le cose vanno male? Non preoccuparti, afferrerà un blaster e risolverà il problema da sola. Con lo svilupparsi della trilogia originale, inizi a vedere che Leia è in egual misura una persona profondamente emotiva. Penso che queste qualità insieme siano ciò che la rendono un leader così efficace, e con la posta in gioco così alta all’inizio di The Rise of Skywalker, e il futuro dei Jedi incerto, è il tipo di leadership che serve per trovare una via d’uscita.

Una degli aspetti migliori del tuo romanzo è il modo in cui esplori la psiche di Kylo. Ciò che lo rende un villain così affascinante è che ormai ha superato una soglia che rende difficile la sua completa redenzione,  dopo tutto ha ucciso suo padre. “Penso che la gran parte del merito vada attribuita ad Adam Driver, per aver reso il personaggio così sfaccettato e stratificato. Guardando i film, non puoi non immedesimarti nel suo profondo conflitto”.

“Una delle grandi cose della finzione, in particolare della fantascienza e del fantasy, è che hai modo di prendere i problemi del mondo reale ed esagerarli con effetti straordinari. Kylo Ren è un giovane esasperato, e come un giovane esasperato nel nostro mondo, prende decisioni distruttive. Ma, naturalmente, tutto viene ingrandito mille volte perché è radicalizzato attraverso la Forza, dai più potenti esponenti del Lato Oscuro della galassia. Pochissimi di noi potrebbero resistere a quel tipo di influenza”.

“Ho amato molto occuparmi di Ciube e Lando. Sono gli ultimi della vecchia guardia, e quindi volevo dare ai lettori il tempo di riflettere un po ‘su di loro. Ammetto di aver avuto gli occhi pieni di lacrime mentre scrivevo la parte in cui Lando fa un ultimo tour del Millennium Falcon“.

Il ritorno di Palpatine è stato accuratamente analizzato e discusso in The Rise of Skywalker. Puoi aiutarci a capire come dobbiamo intendere questo personaggio nel film e cosa significa la sua presenza nella galassia di Star Wars? “Palpatine è stato il main villain fin dall’Episodio I, e le prime due trilogie si focalizzavano sullo scontro fra lui e gli Skywalker. Quindi capisco la decisione degli autori del film di riportarlo indietro per la trilogia finale”.

“È facile creare un cattivo di cartone con un potere immenso; lo vediamo sempre nella finzione. Ma Palpatine è anche intelligente e fine stratega. È un maestro dell’intrigo e ha sempre un piano. La sua ascesa al potere come imperatore era dovuta tanto alle manovre politiche e sociali quanto alla Forza. Questo è ciò che lo rende così avvincente – e così difficile da sconfiggere”.

“Non sono sicura di aver capito bene cosa rende certi personaggi sensibili alla Forza o come funzionano i Fantasmi della Forza. Nessuno lo ha veramente capito fino in fondo. È una sorta di aldilà, quindi è giusto che sia misterioso. Sospetto che la conoscenza e la consapevolezza di Luke siano così diverse, perché da una prospettiva terrena, che neanche lui ha ben capito cosa voglia dire essere tutt’uno con la Forza”.

Poe Dameronè ancora alle prese con gli errori che ha commesso ne Gli Ultimi Jedi, e un po’ spiazzato dalla facilità con cui il Generale Leia e altri nella Resistenza lo hanno accettato e perdonato. Ha fatto molta strada, come illustrato nel meraviglioso romanzo di Rebecca Roanhorse Resistance Reborn. Nell’episodio finale continua a imparare e prosegue nel suo processo di perdono di sé stesso. Qualcosa che ho trovato particolarmente ammirevole di Poe è il modo in cui estende questa grazia agli altri. Ad esempio, quando Rey crede che potrebbe aver causato la morte di Ciube, non la condanna neanche per un attimo, e prosegue nella sua missione”.

Finn “è uno dei miei personaggi preferiti e un ottimo esempio di come c’è ancora spazio per i bravi ragazzi nella fiction. Certamente acquisisce convinzione per mezzo dei rapporti con i suoi amici, ma penso che sia anche merito suo e della sua incredibile profondità di carattere. Finn fu addestrato dal Primo Ordine, eppure fu in grado di liberarsi di quel condizionamento e perseguire una strada diversa. Questo è abbastanza per renderlo un eroe. Certo, i suoi amici lo aiutano a fare un passo avanti. Non è sufficiente fuggire dal Primo Ordine; Rey, Poe, Leia e altri gli mostrano perché combattere, e alla fine lui è proprio accanto a Poe, aiutandolo a imbastire il discorso motivazionale che dà il via all’assalto finale della Resistenza”.

Rey e Ben Solo sono una Diade nella Forza: come si aiutano a vicenda per diventare migliori? “Abbiamo tutti vissuto l’esperienza di conoscere qualcuno che ci rende delle persone migliori. Per me, sono mio marito e alcuni amici intimi. Le nostre prospettive si alimentano a vicenda, la nostra reciproca fiducia ci aiuta a essere più veri e la nostra profonda conoscenza reciproca fornisce conforto e pace. Immagino che far parte di una diade sia simile, a parte il fatto che è venti miliardi di volte più intenso”.

Come noto, Rey acquisisce il cognome Skywalker alla fine della storia. Cosa significa questo per lei, e in che modo dà senso al suo viaggio da quando l’abbiamo incontrata su Jakku? “Quando avevo 18 anni, ho assunto il soprannome del mio patrigno per onorare i legami di amore e fiducia con lui. Immagino che sia stato lo stesso per Rey, che voleva onorare la famiglia che ha scelto”.

“Riconosco che la decisione di Rey si è rivelata controversa e non vedo l’ora di discuterne con i fan nei prossimi anni. Ma la mia attuale opinione è questa: l’intera saga degli Skywalker parla di Palpatine che cerca di convertire gli Skywalker al Lato Oscuro. Spera in particolare che Rey si dimostrerà un “vascello” degno per il suo potere e le sue ambizioni e che questo porti alla caduta finale degli Skywalker. Ma nonostante tutti i suoi sforzi nel corso di tre generazioni, fallisce. Rey rifiuta tutto ciò che lo riguarda e acquisisce l’eredità degli Skywalker. Alla fine, è una Palpatine che si consacra alla Luce, consegnando così agli Skywalker la vittoria finale”.


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