L’antico e misterioso Ordine Sith è figlio del Lato Oscuro della Forza, da cui trae il suo sinistro potere che – per tantissimi secoli – gli ha permesso di dominare l’intera Galassia.
Da sempre acerrimo nemico della sua controparte nella luce, i Jedi, l’Ordine Sith ha un linguaggio tutto suo che il Visual Dictionary di Episodio IX: l’Ascesa di Skywalker ci ha permesso di studiare meglio.

L’antica lingua dei Sith si chiama ur-Kittât, ed è una lingua runica. Il suo nome è chiaramente ispirato al Kittât, il sistema di scrittura dei Sith Originali (ormai legends) comparso per la prima volta ne Il Libro dei Sith.

L’ANTICA LINGUA DEI SITH

L’ur-Kittât è parlato dai membri dell’Ordine Sith e dai suoi seguaci, i Sith Eternal, ed è noto anche come la vecchia lingua.

Molti templi Sith, come quello su Malachor, sono ricoperti di rune ur-Kittât, utilizzate anche nei sinistri rituali Sith. Questa lingua era così temuta dalla vecchia Repubblica che il Senato approvò persino una legge che prevedeva di programmare tutti i droidi in modo che non potessero in alcun modo tradurre l’ur-Kittât.

Nonostante ciò, alcuni jedi erano in grado di leggere questa lingua, e la discendenza di Darth Bane continuò ad utilizzarla, insieme alla sua versione dialettale, il Balc.

LA LINGUA SCRITTA

L’ur-Kittât è scritto in rune, e ne esistono molte varianti. Ahsoka Tano, per esempio, si imbatte in una versione molto antica nel tempio di Malachor.
Una semplice linea potrebbe cambiare totalmente il significato dell’intera frase: per esempio le rune tradotte dai Sith Eternal riguardanti la Diade nella Forza sono estremamente simili a quelle che descrivono la Regola dei Due, ovvero quella legge imposta da Darth Bane in persona secondo la quale poteva esistere solo un maestro e un apprendista per volta.

Il pugnale di Ochi di Bestoon, il cacciatore di Jedi assassino dei genitori di Rey, reca incisioni in ur-Kittât che descrivono la posizione del puntatore Sith appartenuto a Darth Sidious, utile a raggiungere Exegol.

LE PAROLE CHE CONOSCIAMO

Per ora non conosciamo molti vocaboli di questa antica lingua. Grazie al VD di Episodio IX sappiamo che l’iscrizione che riguarda la diade nella Forza si presenta così: Dzworokka yun; nyâshqûwai, nwiqûwai. Wotok tsawakmidwanottoi, yuntok hyarutmidwanottoi.

Poi conosciamo i termini Krataa e Irluuk: queste due parole significano rispettivamente Morte e Destino. Sono i falsi nomi con cui si presentano Darth Sidious e Darth Vader quando raggiungo il villaggio twi’lek, nel romanzo I Signori dei Sith, di Paul S. Kemp.

Qotsisajak invece è il termine con cui viene identificato il Codice Sith, e compare per la prima volta nel romanzo I Guardiani dei Whills, di Greg Rucka.

IL BALC

Darth Sidious

Il Balc è una variante dialettale della lingua sith, e possiamo sentirla parlare da Darth Sidious nella puntata Sacrifice (6×13) di Star Wars: The Clone Wars. Il futuro Imperatore, in quell’occasione, utilizza il Balc per generare un incantesimo sith e trarre in inganno il maestro Yoda, in missione su Moraband.
L’incantesimo recita: Kintik hadzuska sutta chwituskak! Kintik hadzuska sutta chwituskak! Jiaasjen Jidai, jiassjen Jidai!

In definitiva, sappiamo ancora molto poco di questa lingua, ma in fondo anche questo fa parte del macabro fascino dei sith. Non ci resta, dunque, che attendere nuovi prodotti che approfondiscano l’Ordine e i suoi segreti.

Che la Forza sia con voi!


Questo articolo è distribuito sotto licenza Creative Commons: vietata la riproduzione priva di menzione di paternità adeguata, a scopi commerciali o per opere derivate.