Attenzione: SPOILER su Star Wars: L’Ascesa di Skywalker e The Mandalorian

La risposta è ovviamente sì, come chiaramente rivelato durante L’Ascesa di Skywalker. Il punto è che nei due precedenti film sembrava che così non fosse. Non è necessariamente un problema che i due personaggi fossero a conoscenza del fatto che Palpatine sia il nonno di Rey ma che fosse lo sceneggiatore ignaro della cosa. Insomma, questo punto sembra custodire la prova che i piani sulla trilogia sequel in casa Disney sono cambiati in corso d’opera.

Mi riferisco, nello specifico, alla scena in cui Luke incontra Rey per la prima volta su Ahch-To. È troppo convincente il fatto che lui non solo non la conosca ma che non abbia neanche mai sentito parlare di lei.

“Chi sei tu?” le chiede appena la vede, con aria sbalordita. Mark Hamill recita come se il suo personaggio effettivamente non sappia chi si trova di fronte. “Che c’è di speciale in te… da dove vieni?” “Dal nulla.” “Nessuno viene dal nulla.” “Da Jakku.” “D’accordo, allora diciamo dal nulla.” È il dialogo successivo, mentre ne L’Ascesa di Skywalker si dice chiaramente che sia Luke che Leia hanno sempre conosciuto l’identità di Rey.

Insieme all’apparente incoerenza del piano di Palpatine, che all’inizio del film chiede a Kylo Ren di uccidere la ragazza e alla fine dice a Rey di non averla mai voluta morta, e alla presunta compromissione della Profezia del Prescelto, questo punto potrebbe essere sfruttato dai detrattori di Episodio IX a suggello della loro teoria secondo la quale L’Ascesa di Skywalker ha uno svolgimento incoerente. In realtà il film, soprattutto dopo la seconda visione, risulta credibile, soprattutto se si ha una cultura delle opere collaterali (romanzi, videogiochi, fumetti e serie TV) e si ha una chiara prospettiva su Star Wars come opera cross-mediale.

I veri appassionati sanno che i punti lasciati apparentemente in sospeso saranno trattati con dovizia di particolari con i prossimi contenuti su Star Wars. In particolare, la futura serie animata in stile Rebels ha il potenziale per colmare la sete di conoscenza di chi vuole sapere come funziona esattamente ogni aspetto dell’intreccio della cosiddetta Età della Resistenza

Il punto è che molte delle critiche sono sicuramente ingiustificate. Ogni Star Wars, sin dai tempi della trilogia originale, è stato attaccato per una presunta illogicità. Ci sono dei passaggi critici (ad esempio, Obi-Wan Kenobi in Una Nuova Speranza non riconosce R2D2 anche se ha già combattuto con lui una guerra intergalattica), ma prima di criticare Star Wars senza ritegno bisogna avere dimestichezza con alcuni concetti propri della “galassia lontana lontana”: come funziona l’equilibrio tra Lato Chiaro e Lato Oscuro e come la Forza esercita il suo volere, ad esempio. Avete mai sentito parlare di sospensione dell’incredulità? Perché la esercitate con tutti i film, ma con Star Wars non potete proprio? E non che non esistano film più incoerenti di Star Wars, anzi è vero il contrario.

Detto questo, qualcosa che non torna perfettamente nella trilogia sequel rimane. E questo punto su cosa sapessero realmente Luke e Leia può essere esplicativo, proprio nella scena che prima ho citato. C’è la sensazione che Rian Johnson, quando ha scritto Gli Ultimi Jedi, non sapesse che Palpatine avrebbe fatto il suo ritorno. E, con ogni probabilità, quando l’Episodio VIII è stato girato non era ancora certa l’identità di Rey, se è vero che Colin Trevorrow, il regista che nei piani originali di Disney avrebbe dovuto realizzare l’Episodio IX, aveva pensato a un’altra storia per Rey.

Già nel 2015 in Aftermath veniva anticipato che Palpatine aveva trovato qualcosa di grosso nelle Regioni Ignote. Probabilmente in Episodio IX non era previsto un ritorno in carne e ossa di Palpatine, ma qualcosa è cambiato nei piani di Disney e con il ritorno di Abrams al timone della serie – il quale aveva l’esigenza di non fare di Ben Solo il vero “villain” – Palpatine era l’unica vera alternativa.

Attenendosi allo svolgimento di Aftermath, dunque, si può presupporre che Palpatine sarebbe tornato come personaggio secondario, magari a supporto di un altro “villain”. Per esempio, come droide sentinella. Ma Disney ha rimesso Abrams al comando della serie proprio per impartire la direzione del “remake”: in altre parole, il protagonista, Rey ora come Luke prima, deve essere in tutte e due le trilogie un discendente di un Signore Oscuro dei Sith, Palpatine ora come Darth Vader prima.

Perché Disney ha cambiato i suoi piani in corso d’opera? Come mai un colosso del genere, che riesce a incastrare opere appartenenti a generi e media così differenti, cade su qualcosa di così tanto banale? Sicuramente l’insuccesso di Solo: A Star Wars Story e le critiche (ingiustamente) piovute su Gli Ultimi Jedi, hanno spaventato l’organo creativo di Disney e lo hanno indotto a ripiegare su qualcosa di più sicuro: in altre parole, solo la parte più ristretta possibile del pubblico avrebbe dovuto rigettare il film. L’esigenza di Abrams, al contempo, era di creare un film quanto più emozionante possibile, e per farlo aveva bisogno di un personaggio iconico come Palpatine.

La resurrezione di Palpatine, però, ha costretto lo sceneggiatore Chris Terrio a qualche volo pindarico o eccessiva semplificazione. Mi riferisco al potere già definito “life force”, ovvero alla capacità dei Force Sensitive di usare la Forza per trasferire la propria vita su un’altra. Alcuni pensano che gli sceneggiatori abbiano abusato di questo potere, peraltro quasi del tutto assente nei precedenti Star Wars, per risolvere alcune grane narrative e far avanzare la trama.

Ne abbiamo già discusso qui, mentre in questo articolo nostra intenzione è concentrarci su come “life force” è stato introdotto nel Canone. Sicuramente avrete notato che Rey in Episodio IX diventa molto potente nella Forza, al punto da controllare alcuni poteri che fino ad ora sembravano prerogativa di specifici Jedi. La psicometria, così come la capacità di ammaestrare le bestie (vedasi Rebels), sono citazioni rispetto ad opere già esistenti, e un modo per strappare l’ennesima emozione al fan più incallito. Ovviamente si vuole rimarcare il concetto che tutti i Jedi adesso sono rappresentati da Rey.

Tra i nuovi poteri anche “life force”, che era stato introdotto in fretta e furia con l’episodio 7 di The Mandalorian, uscito negli Usa due giorni prima dell’arrivo nelle sale di L’Ascesa di Skywalker. Ovviamente queste opere collaterali hanno lo scopo principale di rendere credibile lo svolgimento dei film, e in questo caso più che mai. La puntata in questione, infatti, ci porta su Nevarro, dove il gruppo con il mandaloriano, Cara Dune e Kuiil, al quale si è aggiunto Greef Karga, viene attaccato da alieni simili a draghi. Carga viene ferito ma Baby Yoda lo salva con i suoi poteri in maniera simile a ciò che Rey fa ne L’Ascesa di Skywalker.

Si ha come la sensazione che si sia voluto mettere le mani avanti per giustificare un passaggio che va a risolvere un sacco di possibili problemi alla trama. Tra le altre cose, è al centro del tentativo di Leia di redimere il figlio Ben e salvare Rey, ovvero lo snodo principale di tutta la storia. È una risoluzione ad una trama ormai irrisolvibile secondo i classici principi di causa ed effetto o è comunque giustificato all’interno dell’immaginario di Star Wars? Voi come la vedete?

Con questo articolo ho cercato di capire quali sono i dubbi dei detrattori di L’Ascesa di Skywalker perché rimango ancora sorpreso dalle feroci critiche che il film continua a ricevere, quasi sempre immeritate e spesso provenienti da chi non conosce bene l’immaginario di Star Wars. Si può criticare il fatto che servano molte opere collaterali per trovare credibili certi passaggi, ma è esattamente ciò che piace a noi appassionati di Star Wars. Come ho scritto qualche giorno fa, per quanto mi riguarda L’Ascesa di Skywalker rimane l’emozione più grande che ho mai provato nella mia vita.



Commenta questo articolo sulla nostra pagina Facebook.