Gli Episodi VII e VIII di Star Wars, come è stato discusso più volte, presentano delle tecniche narrative molto distanti l’uno dall’altro. Mentre J. J. Abrams ha favorito la rapidità nella narrazione con l’Episodio VII, Rian Johnson è riuscito a mettere più spessore ed epicità nei momenti cardine dell’Episodio VIII. Abrams accelera subito dopo i momenti topici, ne sia emblema la sequenza in cui Han Solo dice a Rey e Finn “È vero, è tutto vero”, un momento molto enfatico che è subito seguito da una parte d’azione apparentemente insignificante, che serve a proiettare verso ciò che sta per succedere, appunto ad “accelerare” il ritmo. Questa struttura conferisce a Il Risveglio della Forza una vivacità notevole, probabilmente eccessiva soprattutto nella parte finale.

La scena citata è cardine per Il Risveglio della Forza, perché sta alla base del conferimento del ruolo di film che riprende e riporta al passato rispetto a eventi occorsi al cinema quasi 40 anni prima. Questo senso attribuito a Episodio VII da Abrams e dalla Disney sta facendo scuola in tutta Hollywood come testimoniano, tra gli altri, i casi di Terminator e Ghostbusters, ma anche del prossimo Matrix.

Johnson ha adottato una tecnica completamente differente, maggiormente imperniata sullo stimolare lo spettatore su ciò che sta per succedere. È la classica trattativa tra autore e spettatore sull’attribuzione del significato, che serve quasi sempre a mettere pathos su alcuni momenti specifici del film, stimolando lo spettatore sul senso da attribuire a specifici avvenimenti, magari in certi casi dandogli indizi fuorvianti rispetto a quello che sarà il senso effettivo. In questo caso Johnson prepara la battaglia finale su Crait. La formula di Johnson, a mio modo di vedere le cose è preferibile, perché finisce per conferire più significato ai dialoghi e al senso cheil film vuole trasmettere, legato al pacifismo dei Jedi.

Detto questo, entrambi i film sono molto intensi sul piano degli spunti che gli autori consegnano agli spettatori, portandoli a un lavoro interpretativo costante. Questo concetto è figlio della sovrapposizione di storie e significati tra film, romanzi, serie TV, fumetti e videogiochi: solamente l’avere una conoscenza trasversale di Star Wars può consentire di capire tutto. Ho rivisto entrambi i film per via dell’hype che nutro per l’Episodio IX che, a scanso di imprevisti, andrò ovviamente a vedere mercoledì, e queste sono le tre cose che secondo me bisogna tenere a mente per poter recepire correttamente l’episodio conclusivo.

1) Luke trasmette a Rey solo due delle tre lezioni previste

Se seguite bene lo svolgimento de Gli Ultimi Jedi vi rendete conto che Luke “promette” a Rey tre lezioni sulla Forza, ma in realtà ne dà solamente due. La prima ha a che fare con il “concetto base” della Forza, che sembra differire da quello “storico”. La Forza è adesso vista nell’accezione di legame fra tutte le cose viventi, non prerogativa dei Jedi. In un mondo in cui si va dall’individualismo spinto evocato dagli opinion leader degli anni ’70 e ’80 all’egualitarismo moderno, dove non c’è una cultura o una parte del mondo necessariamente guida rispetto alle altre, anche Star Wars si sta adeguando. Non ci sono più degli eroi superiori agli altri, ma tutti possono giocare un ruolo importante nel cambiare il destino delle cose. Allo stesso tempo, Abrams non può trascurare il ruolo assegnato da Lucas ai Midi-Chlorian, che ovviamente fa parte del Canone perché ha a che fare con Qui-Gon Jinn. Anakin, e presumibilmente Rey e Kylo Ren, hanno nel proprio corpo più Midi-Chlorian e questo assegna loro un ruolo superiore rispetto agli altri in termini di interfacciamento alla Forza. La seconda lezione di Luke a Rey riguarda invece il fallimento dei Jedi, di come il Consiglio si sia fatto soggiogare da Darth Sidious e di come i Jedi non siano riusciti a gestire la Forza senza riaccendere il conflitto. Ma la terza lezione? Non ce n’è traccia nel film. Con ogni probabilità riguarderà il sacrificio di Luke e il pacifismo, ovvero l’eredità che Gli Ultimi Jedi consegna a tutto l’immaginario di Star Wars. L’apparizione di Luke Skywalker in Episodio IX, probabilmente come Fantasma della Forza, quindi, dovrebbe essere confermata da questo ragionamento.

2) “Sentivo il tuo equivalente nella luce crescere a sua volta”

Il filo conduttore tra i due film riguarda ovviamente il rafforzarsi a vicenda da parte di Kylo Ren e Rey. La loro forza comune potrebbe crescere a dismisura fino a diventare incontrollabile, come sembra confessare Lord Snoke quando dice “Sentendo l’oscurità crescere dentro di te [Kylo Ren] sentivo anche il tuo equivalente nella luce crescere a sua volta. Skywalker, pensavo. Sbagliando”. Si ricordi anche la scena di Episodio VII quando Rey riesce subito a sfruttare il controllo mentale su un Assaltatore per liberarsi subito dopo essere stata torturata e interrogata da Kylo Ren. Riesce a farlo perché lo ha appena appreso dal suo equivalente nel Lato Oscuro. Qualcosa di simile succede anche nella parte finale di Episodio VII quando, durante il combattimento sotto la neve, le parole di Kylo sembrano risvegliare in Rey qualcosa di molto profondo in sé legato alla Forza. Tutta la storia di Episodio VIII ruota intorno a come Snoke abbia soggiogato i due instillando nelle loro teste dei pensieri che inducono entrambi a confrontarsi, come lo stesso ex-Leader Supremo dice chiaramente “Sono stato io a unire le vostre menti. Ho fomentato io il conflitto in Ren. Sapevo che non era abbastanza forte da nascondertelo, e che tu non eri abbastanza saggia da non abboccare”. De Gli Ultimi Jedi bisogna ricordare in particolare una sequenza, nella parte finale del film. Anche se Snoke è (apparentemente?) morto, Rey e Kylo Ren entrano nuovamente in connessione nel momento in cui Rey sta per salire sulla nave spaziale per fuggire da Crait e Kylo si trova nella grotta ormai deserta. Come è possibile se Snoke, fautore di questa connessione, è morto? Siamo certi, in altre parole, che in Episodio IX il “main villain” sia Palpatine e non Snoke? Da un punto di vista del portare avanti la narrazione, e non cadere nella tentazione del remake a cui purtroppo Abrams è caduto con Episodio VII, sarebbe auspicabile se Snoke avesse un ruolo importante. Guardando l’Official Trailer 3, sappiamo che Kylo sente delle voci, che gli indicano quale strada deve seguire nel Lato Oscuro: sono di Palpatine, Snoke e Darth Vader. Ma non sappiamo chi infonde in lui queste voci: Palpatine o Snoke? A tal proposito vi consiglio la lettura dell’articolo su L’Apprendista del Lato Oscuro.

3) Snap Wexley, Amilyn Holdo e Hosnian Prime

Solo rivedendo più volte Episodio VII ed Episodio VIII si riesce ad apprendere alcuni dettagli sulla storia che alla prima visione sono imperscrutabili. Scrivo questo articolo proprio per questo: per aiutare a comprendere il più possibile de L’Ascesa di Skywalker alla prima visione. Come detto prima, le sceneggiature di questi film sono talmente dense di dettagli che è difficile cogliere tutto subito, ed è quasi impossibile farlo senza aver letto o visto le opere che non sono film. In particolare, Snap Wexley e Amilyn Holdo, che hanno dei ruoli piuttosto determinanti rispettivamente in Episodio VII e in Episodio VIII, vengono illustrati meglio nei romanzi (anche per Phasma, in realtà, è così).

Snap Wexley è figlio di un importante personaggio dell’immaginario di Star Wars, Norra Wexley. Lei è stata una combattente dell’Alleanza Ribelle nel tentativo di ripristinare la Repubblica e ha servito la Nuova Repubblica durante la Guerra Civile Galattica, in particolare ha combattuto nella battaglia di Jakku che ha rivelato l’Osservatorio predisposto da Palpatine per la ricostruzione della flotta imperiale custodita nelle Regioni Ignote. Dopo la Battaglia di Endor, Norra è ritornata ad Akiva per riunirsi con il figlio Temmin Wexley, soprannominato “Snap”, ma è stata trascinata di nuovo via in una nuova missione per salvare il pilota della Nuova Repubblica Wedge Antilles. Nella trilogia Aftermath Norra, Snap e Wedge vivono tante importanti avventure.

Amilyn Holdo, invece, è stata introdotta nel romanzo Leia La Principessa di Alderaan. Lei è originaria del pianeta di Gatalenta e ha fatto parte del corso di Apprendista Legislatore del Senato Imperiale insieme a Leia, e le due ragazze sono diventate molto amiche. Nonostante avessero due caratteri agli antipodi, determinata Leia quanto bizzarra ed estroversa Amilyn, Leia confessa all’amica di fare parte della Ribellione, insieme ai suoi genitori (putativi) Bail e Breha Organa. Amilyn non disse nulla all’Impero Galattico e invece aiutò Leia nella sua missione. Infine, nella mia prima visione di Episodio VII erroneamente avevo scambiato Hosnian Prime con Coruscant, nel momento in cui la base Starkiller distrugge il pianeta che ospita il Senato della Nuova Repubblica. Nel film si dice chiaramente che si tratta del sistema Hosnian, ma appunto viene inserito in un flusso di informazioni erogate a rapido ritmo, dove qualche dettaglio può sfuggire. Se avessi letto prima il romanzo Bloodline non sarei caduto in questo errore.

In definitiva, solamente conoscendo certi dettagli che nei film non vengono trattati si può avere una chiara visione su ciò che Disney vuole trasmettere con questa nuova trilogia.


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