The Mandalorian: un parere non completamente positivo

  Pubblicato il 15 Novembre 2019
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Il primo episodio di The Mandalorian, la prima serie TV Live-Action di Star Wars, è stato accolto molto positivamente dai fan di Star Wars, e non solo. Due gli aspetti maggiormente apprezzati, il carisma del suo protagonista, “il mandaloriano” e i tantissimi riferimenti all’immaginario di Star Wars letteralmente disseminati nell’episodio. Pedro Pascal, l’attore che interpreta il protagonista, ha dichiarato in un’intervista che il nome del mandaloriano è Dyn Jarren, quindi non si tratta di Boba Fett, come evidente da questa prima parte della serie, né di Cobb Vanth, come speravano i fan della trilogia di romanzi Aftermath. Conosciuto come “il sindaco”, Vanth è un solitario eroe che si aggira per Tatooine nel tentativo di ristabilire l’ordine dopo che gli Hutt hanno perso il potere sul pianeta. Dagli Jawa ha ottenuto quella che sembrerebbe l’armatura che fu di Fett. Con ogni probabilità, dunque, Jarren non usa l’armatura di Fett ma un’altra armatura generica mandaloriana.

Al di là di questo dettaglio, hanno meravigliato nel primo episodio soprattutto le ambientazioni, ricostruite precisamente e capaci di ricalcare fedelmente lo spirito di Star Wars. Unitamente a un personaggio finalmente senza tanti scrupoli, solitario e imperfetto, hanno deliziato il pubblico degli appassionati di Star Wars. Le fonti di ispirazione sono stati i lavori di Sergio Leone e Akira Kurosawa, quindi l’anima stessa dell’ambientazione western.

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Il primo episodio si ambienta dapprima in un ignoto pianeta ghiacciato, dove fa la comparsa un’enorme creatura che minaccia il mandaloriano, un Ravinak, e la sua nave, la Razor Crest, un velivolo di vecchia concezione risalente all’epoca antecedente l’Impero. La creatura, invece, corrisponde a un rettile mostruoso che vive nel sottosuolo del pianeta ghiacciato.

Anche il secondo pianeta è misterioso: questo custodisce la sede della gilda dei cacciatori di taglie a cui il Mandaloriano stesso appertiene, insieme all’unità IG che lo assiste nel primo combattimento. Non si tratta di IG-88 che comparve ne L’Impero Colpisce Ancora ma di IG-11, comunque molto simile al primo. Come spesso accade in Star Wars, il droide ha un ruolo comico, oltre che di assistenza al protagonista. Oltre alla sede della gilda in questo pianeta si trova un’enclave mandaloriana, dove si svolge una delle sequenze più apprezzate dai fan: l’armaiola della Gilda, anche lei in un’armatura mandaloriana, forgia una protezione per la spalla destra di Jarren in modo da migliorare ulteriormente la sua armatura. Si serve di una piastra di acciaio Beskar, il leggendario materiale di cui erano anticamente composte le armature mandaloriane, che il Mandaloriano ottiene per aver accettato l’incarico su cui ruota il primo episodio.

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Questa componente da gioco di ruolo sta diventando sempre più centrale in Star Wars, che tratta il suo immaginario alla stregua di un videogioco di ruolo in cui il giocatore affronta missioni principali e secondarie per conoscere il più possibile del mondo di gioco. Possiamo vedere i film principali come se fossero la “main quest” e gli altri contenuti come “side quest” che arricchiscono di dettagli un immaginario che ormai non stentiamo a definire come il più grande mai apparso in un’opera di intrattenimento.

Mandalore è un pianeta da sempre coinvolto in una perenne guerra fra le varie fazioni che ambiscono al potere. La tradizione militare ha spinto i mandaloriani a industriarsi nella fabbricazione di armi e armature, ed è per questo che le loro protezioni sono particolarmente apprezzate in tutta la galassia, e iconiche. In passato è occorso un evento che ha segnato la storia di Mandalore, conosciuto come La Grande Purga, ad opera dell’Impero. Come spesso avviene nei pianeti caduti sotto il controllo dell’Impero, quest’ultimo ha cercato di razziare quante più risorse su Mandalore, e in questo caso la più preziosa è proprio il Beskar.

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Il terzo pianeta dell’episodio è invece noto, parliamo di Arvala-7, dove il Mandaloriano è chiamato a portare a termine il compito che gli viene affidato. Questo pianeta ricorda più degli altri lo scenario tipico dei western a cui si sono ispirati gli autori Dave Filoni e Jon Favreau. Nell’episodio ci sono tantissimi altri riferimenti all’immaginario di Star Wars, non tutti facilmente identificabili se non dal fan di Star Wars adeguatamente preparato. Nella taverna sul pianeta ghiacciato si parla Huttese e possiamo scorgere due umani, un Quarren e un Mythrol. Quest’ultima è una specie introdotta per la prima volta nel “lore” proprio da The Mandalorian: si tratta di una specie insettoide senziente con tratti anfibi, come le pinne in testa.

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Nella sede della gilda dei cacciatori di taglie si scorgono altre specie, ovvero Klatooiniani, Kyuzo, Melbu, Onodone, Rodiani e Wickwar. Il Kyuzo pare essere Zuvio, l’alieno che sarà il tutore della legge presso l’Avamposto di Niima, su Jakku. Il capo della gilda invece si chiama Greef Karga: è lui che ricompensa il Mandaloriano per aver catturato il Mythrol e che lo indirizza sulle tracce degli Imperiali che gli affidano il nuovo incarico su Arvala-7.

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Questi ultimi, e nello specifico il dottor Pershing, indossano delle tute con il simbolo dei clonatori di Kamino, ma in questo momento non è dato sapere quale sia il ruolo di questi ultimi. Si ricordi che i cloni sono stati progressivamente congedati dall’Imperatore, che ha preferito affidarsi ad assaltatori allenati su presupposti differenti, i quali hanno rimpolpato i ranghi dell’Impero in tutta l’epoca della Ribellione.

Su Arvala-7 notiamo poi elementi della fauna locale, i Blurrg, mentre ad assistere Jarren c’è Kuiil, un Ugnaught interpretato da Nick Nolte. Gli Ugnaught sono una specie di umanoidi porcini che abbiamo conosciuto a Cloud City, a Bespin, sempre ne L’Impero Colpisce Ancora. Abbiamo già esaminato i riferimenti al “lore” nella guida all’Episodio 1 di The Mandalorian.

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Ma, a mio modo di vedere le cose, non sono tutte rose e fiori. Mi discosto leggermente rispetto al giudizio della gran parte della fanbase di Star Wars per far notare come questo primo episodio abbia due problemi principali. Uno dipende dalla sua inconsistenza narrativa e l’altro dalla sua stessa natura di serie TV. E mi riaggancio alle dichiarazioni di Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, che hanno aspramente criticato il modo in cui sta cambiando il cinema dopo l’impulso del Marvel Cinematic Universe che, lo ricordiamo, ha rivoluzionato totalmente la classifica del box office dei film che hanno guadagnato di più nella storia del cinema.

Le serie TV sono intrinsecamente inferiori sul piano della qualità narrativa rispetto a un film. Vengono realizzate in maniera più frettolosa e senza quei dettagli che rendono la narrazione intensa in un film. In questo primo episodio abbiamo poche scene, con dialoghi eccessivamente diluiti e poca densità interpretativa, in dipendenza principalmente dal fatto che negli ambienti ci sono pochi oggetti a corredo. In altre parole, sono eccessivamente spogli. Si tratta di 5 o 6 sequenze all’inverosimile diluite senza costruire un ritmo narrativo veramente trascinante.

L’intreccio tra opere narrative diverse a cui tutti si stanno rifacendo sulle orme dell’MCU, andando a coinvolgere le serie TV così come i romanzi e i film, prevede che non tutti questi capitoli siano dello stesso livello qualitativo. E The Mandalorian è sensibilmente al di sotto da questo punto di vista rispetto a qualsiasi altro contenuto mai fatto su Star Wars, il che personalmente mi ha dato un grosso dispiacere.

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Probabilmente non saranno piaciute alcune parti di Episodio I: La Minaccia Fantasma o di Solo: A Star Wars Story, ma in ognuno di questi film, ogni momento ha richiesto grandissime attenzioni. Dagli abiti finemente ricreati di Jar Jar Bings agli ambienti di Dryden Vos, il membro dell’Alba Cremisi che affida alla squadra di Solo il compito di recuperare il Coassio su Kessel. La sede di Vos presenta un arredamento corposo e articolato, ricreato sicuramente con minuzia di attenzione da parte degli scenografi, con significati importanti peraltro anche sul piano del “lore”.

Per una serie televisiva non può essere uguale. Non hai una squadra così eterogenea come ti capita per una grossa produzione cinematografica, e l’occhio attento di chi ha visto tanti film se ne accorge. Insomma, tutto questo, secondo il modesto parere del sottoscritto, rende le scene del primo episodio di The Mandalorian inconsistenti. Scenografie che rimandano ad altri significati, il giusto ritmo narrativo e dialoghi incalzanti sono fondamentali per poter ricreare un ritmo della narrazione soddisfacente. Da questi punti di vista, il “pilot” di The Mandalorian è povero. Unendosi peraltro alla scarsa capacità interpretativa di molti attori.

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Secondo punto: qui Filoni è molto più “cattivo” di quanto lo era stato in Clone Wars, in Rebels o in Resistance. Se nelle serie precedenti da lui supervisionate era sempre stato molto prodigo di dettagli, qui, seguendo lo stile della Trilogia Sequel, avvolge tutto di un’aura di mistero forse eccessiva. Crea secondo me fin troppa apprensione nel capire come stanno effettivamente le cose: lo spettatore non sa chi è il Mandaloriano, non sa minimamente chi è il “Cliente” Imperiale che gli affida la missione e non ha la più pallida idea di cosa possa significare la scena finale dell’episodio.

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Troppi misteri, secondo me, e veniamo al ragionamento sulla natura delle serie TV. Per loro stessa concezione hanno un climax narrativo differente dal film, dove l’apice del climax corrisponde alla fine dell’episodio senza che le domande che lo spettatore si sottopone abbiano una risposta. Questo crea la serialità e la curiosità di seguire l’episodio successivo, pena in certi casi la perdita di interesse rispetto alla serie e il conseguente abbandono. Questo ha poco a che vedere con lo Star Wars storico, dove ogni episodio è sempre stato auto-conclusivo seppure all’interno di un contesto più grande. Faccio un esempio: la missione di Luke Skywalker poteva considerarsi esaurita nell’Episodio V, dopo aver messo in salvo Leia e sventato il piano di Darth Vader e Boba Fett di entrare in possesso del Millennium Falcon, ma lo spettatore sapeva che la lotta all’Impero sarebbe proseguita.

In una serie TV, anche se in questo le precedenti di Filoni, come detto, erano leggermente diverse, le cose non stanno così. Forse è un discorso che riguarda unicamente questo “pilot”, ma praticamente nessuna domanda qui ha una risposta. Tutto concorre a stravolgere il senso del ritmo cinematografico che hanno Scorsese o Ford Coppola, in un contesto dove i film stanno mutuando praticamente tutto dalle serie televisive. Il pubblico di oggi, forse non sufficientemente informato sul cinema della precedente generazione, non sembra accorgersene. E allora il modo di fare le serie TV è destinato a fagocitare il cinema.