La recensione di Star Wars Jedi: Fallen Order

  Pubblicato il 21 Novembre 2019
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“Cal, fidati solo della Forza”

Le parole di Jaro Tapal risuonano nella testa di Cal Kestis. Un insegnamento che il mancato Jedi non ha mai dimenticato, ma che su Bracca trovano poco spazio. Cal vive lì da quando l’Ordine 66 ha avuto inizio, conservando la spada laser spezzata del suo maestro come unica reliquia di un passato che ancora lo tormenta. Ed è un passato presente, potente nelle rovine dei destroyer repubblicani Venator, di cui il ragazzo si occupa dello smantellamento, pezzo per pezzo, sale su una ferita non ancora rimarginata.

Ma si sa, la Forza trova sempre un modo. E il giovane Kestis sarà messo a dura prova proprio a causa del suo utilizzo: il tempo di nascondersi è finito.

Jedi: Fallen Order è quel videogioco che non ti aspetti, perché il passato della direzione EA è tumultuoso, composto più da delusioni, incertezze e passi falsi che vere e proprie vittorie. Ma è forse questo l’insegnamento più importante di Star Wars, tornato alla ribalta con Gli Ultimi Jedi e ribadito nell’ultima fatica Respawn: il fallimento è il maestro più importante.

Mentre scrivo questa recensione ripenso al mio viaggio a bordo della Mantis, ai dialoghi che ho letto, alle emozioni che ho provato, all’estro creativo di un team di sviluppo talentuoso, incredibilmente scaltro e limitato da esigenze di tempo, più che da confini professionali. Guardando i titoli di coda non ho solo riscoperto quelle sensazioni uniche dettate da un’esperienza videoludica ambientata nella galassia lontana lontana, ma anche la gioia spassionata di aver vissuto una storia puramente Star Wars. Questo sia a causa di una sceneggiatura e di personaggi difficilmente dimenticabili, sia per l’accompagnamento di un gameplay che mira ad un grande miscuglio di generi vecchi e nuovi, amalgamato alla perfezione, e smorzato solamente da numerosi difetti tecnici, che però non compromettono il risultato finale, almeno non in maniera totale.

Partiamo da qui, dai pregi e difetti ludici della produzione.

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Una nuova galassia

Se bisogna parlare del gameplay di Jedi: Fallen Order è indispensabile trattare la sua componente fondamentale: l’esplorazione. E’ questa infatti l’anima ludica del gioco. Partendo per i vari pianeti (quattro i principali, ma aspettatevi delle sorprese) sarà immediatamente possibile muoversi a piacimento per la mappa, identificata tramite un ologramma di BD-1, in maniera elegante e coerente, anche se spesso -quando approfondiremo le varie sezioni del mondo- confusionaria e poco chiara.

La progressione in game è scandita dall’ottenimento di varie abilità motorie legate all’avanzamento della trama, e per questo non evitabili. Al contrario è invece opzionale il backtracking, da me però fortemente consigliato per scoprire segreti, casse o eco, elementi di narrativa ambientale che aiuteranno a rivelare varie storie sui relativi pianeti. A tal proposito avanzare nelle foreste dai tratti tropicali di Khasyyyk o passeggiare nei villaggi abbandonati e innevati di Zeffo è affascinante, e sopratutto coerente allo spirito della saga, specialmente se messo in relazione con i misteri di un’antica civiltà di force user, che giocherà un ruolo importante nel viaggio.

Le insidie ambientali potranno essere superate da meccaniche molto classiche del genere. Funi, wall running, salti ed enigmi saranno frequenti, anche se senza mai risultare eccessivi. Risolvere un particolare puzzle o raggiungere un’area prima inaccessibile rilasceranno sempre quel piccolo brivido essenziale per il godimento dell’esperienza, e in questo i ragazzi di Respawn sono stati eccezionali. Il merito più grande da attribuirgli, però, è sicuramente quello relativo alla costruzione delle mappe. Un level design studiato ed intelligente porta con sé livelli intricati, complessi e finemente collegati tra loro attraverso scorciatoie coerenti con l’ambiente circostante, ma anche utili alla traversata degli spazi, sopratutto la seconda o terza volta, quando sicuramente tornerete a ripercorrere vie precedentemente esplorate. A questo si aggiungono una quantità di casse più che ottima ed un incentivo continuo a scandagliare ogni anfratto per scoprire potenziamenti.

Nelle casse sparse per il mondo di gioco troveremo elementi cosmetici come poncho e tute per Cal, ma anche componenti della spada laser e verniciature per la Mantis e BD-1. Inoltre trovare tre concentrazioni di Forza, spesso accompagnate da eco, garantirà un’estensione della barra vitale o della Forza.

Il modus operandi dell’esplorazione sarà presente per la maggior parte delle circa 15 ore utili a completare il gioco -arrivando anche a 20 se si vuole ottenere ogni tipo di collezionabile-, ma verso la parte finale dell’avventura l’ampio respiro si farà più piccolo, concedendo molto più spazio alla storia e limitando le aree opzionali al minimo. Questa concessione alla linearità potrebbe sembrare un difetto, ma funziona in maniera ottimale con lo svolgimento della trama; è tuttavia vero che ci sarebbe piaciuto vedere sfruttati meglio gli ultimi pianeti che, senza spoiler, brillano a livello di carisma estetico, rappresentando i due più grandi fattori ‘wow’ delle vostre scampagnate galattiche.

Durante l’avventura Cal si farà strada utilizzando la sua fida spada laser. Ma come si comporta il gioco in questi termini?

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L’arma di un Jedi

Non è una sorpresa che i combattimenti di Fallen Order riprendano alcuni elementi caratteristici della saga di Dark Souls. E’ altrettanto vero però che non ne sono una copia, ma anzi una riproposizione in salsa hack ‘n slash. I ritmi sono veloci, la stamina è assente. Sono due i soli parametri da tenere in considerazione per sfruttare al meglio le capacità del padawan: la postura, sia di Cal che dei nemici, che se esaurita permetterà di sferrare un colpo mortale, e la barra della Forza, che ci consentirà di usare poteri come la spinta o l’attrazione, ma anche di muovere Cal con più scioltezza attraverso colpi pesanti, lanci di spada o gittate in avanti col corpo, che spesso spezzeranno completamente la difesa avversaria.

A questo proposito le hitbox dei colpi sono precise e quasi mai sballate, mentre il pattern degli attacchi nemici dipende molto dal tipo di avversario che ci troviamo di fronte, legato inoltre ad una IA discreta, ma che spesso si lega troppo all’area di pattuglia, trovandosi vittima di facili ‘furbate’ da parte dei giocatori. I temibili Ogdo Bogdo di Bogano, ad esempio, sono creature con tre occhi incredibilmente pericolose, ma che risultano un po’ artificialmente forzate nella loro ostilità, possedendo delle animazioni decisamente imprevedibili e spesso vittime del famigerato tracking.

Per usare termini più semplici, il tracking è l’abilità nemica di seguire perfettamente la traiettoria del giocatore, costringendolo spesso ad abusare della schivate nel disperato tentativo di evitare il colpo. E’ abbastanza normale in questo tipo di giochi, ma in Fallen Order lo si incontra un po’ troppo di frequente.

I moveset della spada laser, invece, non risultano particolarmente ricchi, ma di sicuro restituiscono un ottimo feeling pad alla mano, così come il feedback dei colpi, decisamente buono.

Altalenante il design dei nemici. Affrontare stormtrooper, troll o golem è divertente e appagante, mentre discutere ‘fisicamente’ contro lumache giganti o montoni particolarmente infuriati è un’esperienza di tutt’altra caratura. Da lodare, piuttosto, i combattimenti con i temibili purge trooper, i duelli richiederanno tutta la vostra concentrazione e spesso finirete a terra. Legato al combattimento c’è un sistema di progressione decisamente tradizionale; riposando a vari spot di meditazione potremo spendere i punti abilità guadagnati per muoverci su uno skill tree non troppo complesso, ma comunque discreto nella quantità e qualità. Impareremo ad attrarre i nemici, trafiggendoli con la spada, a sferrare un colpo a terra per disorientare i nostri avversari e a spingere qualche povero stormtrooper giù da un dirupo.

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Importante menzionare i parry, le parate che, con il giusto tempismo, permettono di deflettere il colpo e sferrarne uno di conseguenza. A difficoltà Gran Maestro (la più difficile delle quattro presenti) la finestra del contraccolpo è molto breve, e a volte rischia di essere frustrante individuarne il giusto momento, sopratutto per via della lentezza di Cal nel tirare su la spada. Sotto questo punto di vista, il gioco risulta essere adeguatamente impegnativo e punitivo, concedendo un ottimo livello di sfida per chi vuole cimentarsi in un’esperienza ardua.

Discutibili invece le bossfight. Sicuramente quelle che incontreremo durante la quest principale saranno appaganti e spettacolari, e richiederanno una certa dose di sangue freddo. Insufficienti, però, quelle opzionali; complice la scarsa varietà di nemici, ci troveremo di fronte varianti delle stesse creature già affrontate, senza alcun cambiamento in termini di mosse o impostazione della battaglia. Resta però entusiasmante il puro combattimento all’arma bianca: incroceremo altre spade laser diverse volte, sempre in maniera diversa e originale, in pieno spirito Star Wars.

Kyber incrinato

Passiamo al punto debole della produzione: il lato tecnico.

Jedi: Fallen Order si difende dal punto di vista grafico -anche grazie ad un ottimo art design- pur non eccedendo in nulla (anche per quanto riguarda gli altri aspetti). Le animazioni risultano spesso non rifinite e si nota una certa mancanza di polishing complessivo, a causa probabilmente di una ristrettezza nei tempi di sviluppo.

Su console Playstation 4 liscia, però, il gioco è occasionalmente disastroso. Ritardi nel caricamento di texture, modelli e addirittura nemici. Fin troppo frequenti cali di framerate, lentezza nei caricamenti. Mi è capitato personalmente anche un crash, seppur come caso isolato. Peccato, perché un titolo di questa caratura meritava di certo un trattamento migliore; al momento di scrittura della recensione c’è però già stata una patch, mirata ad aggiustare qualcuno di questi problemi.

Discreto il doppiaggio italiano, anche se in alcuni momenti poco contestualizzato alla situazione che vediamo a schermo.

Conclusioni

Star Wars Jedi: Fallen Order non è solo il trionfante ritorno del single player nel mondo creato da George Lucas. E’ anche il punto di riferimento a cui le prossime iterazioni dovranno tenere confronto. Un gameplay basato su esplorazione e combattimento, che amalgama generi diversi, si unisce ad una storia che rimarrà nel cuore di ogni fan, fatta di personaggi memorabili e storie drammatiche, ma anche pregna della gioia e della tenerezza indispensabile per ogni opera Star Wars. A controbilanciare i pregi c’è un comparto tecnico povero e spesso insufficiente, che avrebbe avuto bisogno sicuramente di maggiore attenzione, ma che non inficia troppo l’esperienza complessiva.

Scrivendo queste ultime parole, non posso fare a meno di pensare ad alcuni momenti che ho vissuto nei panni di Cal Kestis. Indimenticabili nella mia memoria da appassionato e sorprendentemente veri; il plauso va a Respawn, che ha saputo tenere testa ad un passato fatto di grandi produzioni. Che la Forza sia con loro, con la speranza di rivederli presto nella galassia lontana lontana…

"Cal, fidati solo della Forza" Le parole di Jaro Tapal risuonano nella testa di Cal Kestis. Un insegnamento che il mancato Jedi non ha mai dimenticato, ma che su Bracca trovano poco spazio. Cal vive lì da quando l'Ordine 66 ha avuto inizio, conservando la spada laser spezzata del suo maestro come unica reliquia di un passato che ancora lo tormenta. Ed è un passato presente, potente nelle rovine dei destroyer repubblicani Venator, di cui il ragazzo si occupa dello smantellamento, pezzo per pezzo, sale su una ferita non ancora rimarginata. Ma si sa, la Forza trova sempre un modo.…
Da un mix di generi diversi nasce un'avventura single player destinata a restare nel cuore dei giocatori. Una grande storia e un carismatico cast di personaggi contribuiscono alla riuscita del progetto. Peccato per qualche magagna tecnica di troppo e per una generale mancanza di perfezionamenti. Nulla, per fortuna, che stravolga l'esperienza.

Star Wars Jedi: Fallen Order

Gameplay - 8
Storia e ambientazione - 8.5
Lato tecnico - 7

7.8

Da un mix di generi diversi nasce un'avventura single player destinata a restare nel cuore dei giocatori. Una grande storia e un carismatico cast di personaggi contribuiscono alla riuscita del progetto. Peccato per qualche magagna tecnica di troppo e per una generale mancanza di perfezionamenti. Nulla, per fortuna, che stravolga l'esperienza.