Perché è importante leggere i romanzi di Star Wars in vista di Episodio IX

  Pubblicato il 6 Settembre 2019
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Ho iniziato a leggere i romanzi di Star Wars relativamente poco tempo fa, nonostante sia un appassionato a 360 gradi dell’immaginario iniziato da George Lucas fin da tenera età. Mi sono reso conto di come la loro lettura sia di fondamentale importanza nell’ottica di godersi pienamente i film, a causa della stessa struttura dei film di Star Wars, e il discorso può essere esteso a serie televisive, fumetti e videogiochi a tema Star Wars. Dopo aver iniziato con Lost Stars, letteralmente non sono riuscito a fermarmi e ho comprato la trilogia di Aftermath, Leia Principessa di Aldeeran, Bloodline, L’apprendista del lato oscuro, Ahsoka, Phasma e I signori dei Sith.

Mi rendo conto che la lettura dei romanzi non sia una forma di intrattenimento proprio “moderna”, in una società che procede a ritmi sempre più serrati dove le forme di intrattenimento hanno un’estensione molto limitata nel tempo. Ma questi romanzi permettono non solo di vivere Star Wars da una prospettiva leggermente differente, ma forniscono quegli spunti necessari a capire tutte le sfaccettature delle trame dei film. In vista di Episodio IX il loro apporto sarà potente, anche perché il film conclusivo tirerà le fila di quanto introdotto non solo da Il Risveglio della Forza e Gli Ultimi Jedi, ma proprio dell’intera infrastruttura che prevede anche le opere collaterali.

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Cosa ho appreso da queste letture? Che esiste una coppia di combattenti che condividono un sentimento molto forte e che hanno partecipato a tutte le battaglie cruciali dell’Era della Ribellione e che potrebbero essere i genitori di Rey (Lost Stars). Che l’Imperatore Palpatine ha predisposto un piano alternativo per distruggere definitivamente l’Impero alla sua morte e dare il via al Primo Ordine, costellando la galassia di Osservatori che forniscono agli Star Destroyer superstiti le coordinate per raggiungere le Regioni Ignote (Aftermath). Che la discendenza della Principessa Leia, ovvero che è figlia di Darth Vader, una figura non propriamente apprezzata nella Nuova Repubblica formata dopo la sconfitta dell’Impero, non sarà nota fino a parecchi anni dopo i fatti della Battaglia di Endor (Bloodline). Che l’esercito del Primo Ordine viene creato dalla famiglia Hux sequestrando e arruolando bambini in giro per la galassia e che questi bambini vengono messi nelle condizioni di affrontarsi ferocemente gli uni contro gli altri per dimostrare di avere il talento necessario a sopravvivere, insieme al sacrificio fatto da Phasma per sconfiggere il capitano Cardinal e acquisire la reputazione che vanta nei film (Phasma).

Il tutto prende spunto dalla struttura dei film originali. Anche lì personaggi come Obi-Wan Kenobi o Boba Fett, successivamente diventati iconici, erano solo accennati. Fu poi l’universo espanso a dare loro la profondità che oggi tutti noi attribuiamo loro: diciamo che il tipo di narrazione dei vecchi film di Star Wars favoriva questo tipo di trattamento a latere. Disney oggi sta ripercorrendo quella strada, mettendo in piedi un faraonico sistema incrociato di opere di intrattenimento che, e su questo non c’è da fare che un plauso vista la scarsa propensione alla lettura dei giovani di oggi, coinvolge anche, e soprattutto, i romanzi.

Quando mi si chiede quali scene mi sono rimaste più nel cuore della Trilogia Originale faccio riferimento a due momenti specifici. Rispondo, ovvero, con la Cantina di Mos Eisley dell’Episodio IV e con il momento del vaglio da parte di Darth Vader dei Cacciatori di Taglie da inviare su Bespin per catturare Han Solo e il Millennium Falcon in Episodio V. Questi due momenti, infatti, fanno percepire l’immensa profondità potenziale dell’immaginario di Star Wars. Sono assolutamente evocatori di altre storie, di altri pianeti e di altri eroi. Tutto questo, infatti, è stato appositamente espanso.

Se non avete letto Leia Principessa di Aldeeran non godrete pienamente degli scambi di battute tra Leia e Amilyn Holdo ne Gli Ultimi Jedi, perché non conoscete la profondità del vice Ammiraglio originario di Gatalenta e perché l’amicizia tra le due donne è così stretta. Se non avete visto la serie televisiva Rebels non avete neanche apprezzato fino in fondo l’apparizione di Darth Maul in Solo A Star Wars Story. E probabilmente lo stesso accadrà con The Mandalorian, visto che il suo protagonista molto probabilmente è un personaggio già apparso in Aftermath, Cobb Vanth, conosciuto come lo sceriffo di Freetown su Tatooine.
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Non vado mai a leggere gli spoiler dei film prima di vederli al cinema, e lo stesso vale per le serie televisive. Quindi, non temete, non vi sto rivelando niente rispetto a film o serie TV ancora non pubblici. Quella su Vanth è solamente una mia supposizione, come lo è il fatto che Ciena Ree e Thane Kyrrell possano essere i genitori di Rey. Al netto che Ciena Ree, eroina di Lost Stars e ufficiale dell’Impero, è una ragazza di colore, le date combaciano. Le vicende di Lost Stars finiscono cinque anni dopo la battaglia di Yavin, mentre Rey nasce 15 anni dopo la battaglia di Yavin. Quindi, potenzialmente può essere la loro figlia, anche in virtù del fatto che la vicenda tra Ciena e Thane può avere una continuazione. Sarebbe molto bello per i fan del romanzo.

Molto meno per chi non ama leggere i romanzi e si aspetta che la storia venga portata avanti esclusivamente dai film, ovvero la stragrande maggioranza dei cultori di Star Wars. In realtà, tutti gli intrecci tra film e opere extra-cinematografiche hanno fin qui riguardato fattori tendenzialmente secondari, che non vanno a intaccare il cuore dei film. In questo caso l’identità dei genitori di Rey potrebbe però non essere elemento così imprescindibile, perché il tratto distintivo della trama di Episodio IX potrebbe piuttosto riguardare il legame tra Rey e la Forza e come quest’ultima l’ha originata, al di là di chi sono i suoi genitori fisici. Allo stesso modo, la già citata rete di Osservatori (peraltro menzionata anche nel videogioco Star Wars Battlefront II che ha una campagna single player canonica, Inferno Squad) potrebbe addirittura essere alla base non solo della trama di Episodio IX ma anche dare il là alla trilogia su cui sta lavorando Rian Johnson, che quasi sicuramente sarà una sorta di seguito del film in uscita nel prossimo dicembre.

Quando Disney ha acquisito Lucasfilm nel 2012 ha previsto un piano che va ben al di là del cinema, come stiamo vedendo. In un periodo storico che vede un declino dell’industria del cinema classica, a favore di forme di intrattenimento più segmentate e di più facile fruizione come quelle legate allo streaming (si veda Netflix), il piano di Disney su Star Wars non poteva limitarsi ai film. Il percorso da seguire è stato tracciato molto bene già dal Marvel Cinematic Universe, che ha fuso, nelle tipologie di narrazione e di serialità, in maniera talmente ottimale cinema e serie TV da aver surclassato tutti i record di incassi con Avengers Endgame che è diventato il film dal maggiore incasso in assoluto.

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Star Wars, quindi, non si sta limitando a intrecciare personaggi, vicende, riferimenti e luoghi tra film, ma sta portando questo concetto a un livello ancora superiore, coinvolgendo appunto i romanzi, i videogiochi, i fumetti e le serie TV. Da un certo punto di vista, è sempre stato così, perché questo ruolo prima veniva assolto dall’Universo Espanso: L’ombra dell’Impero del 1996 è un romanzo di grande successo di Steve Perry, mentre la vicenda del Grand’ammiraglio Thrawn era leggenda prima di diventare canonica. Il suo personaggio protagonista è stato portato all’interno del Canone proprio dal suo autore originale, Timothy Zahn, che fondamentalmente lo ha riscritto in una nuova trilogia. Autori come Zahn o Claudia Gray (pseudonimo di Amy Vincent) sono apprezzabilissimi per la scrittura fluida e artistica, e per la genialità delle loro storie, di qualità paragonabile a quelle dei capolavori del genere. E poi ci sono i videogiochi: chi conosce la struttura di un gioco di ruolo digitale sa bene che contiene tanti di quei filoni narrativi, principali e secondari, da oscurare, in quantità, ciò che può essere raccontato in un film di due o tre ore. A tal proposito, Kathleen Kennedy ha già confermato che la futura trilogia affidata a David Benioff e Daniel Weiss sarà una sorta di rifacimento di un videogioco degli anni ’90, Knights of the Old Republic, il quale era riuscito a introdurre personaggi di levatura paragonabile a quella dei romanzi, come Revan, il Signore dei Sith Darth Malak e la Jedi Bastila Shan.

L’intreccio è quindi interessante perché coinvolge media con stili di narrazione completamente differenti, perché una serie TV muove da presupposti lontanissimi rispetto a un romanzo nei ritmi, nel modo di raccontare l’azione e nel modo di circostanziare i personaggi. Ma se non vedete Star Wars Resistance difficilmente saprete che il pianeta distrutto dalla base Starkiller è Hosnian Prime, la sede della Nuova Repubblica, e non Coruscant. Se non vedete Clone Wars non conoscerete un personaggio cruciale come Ahsoka Tano, la padawan di Anakin Skywalker, e se non vedete Rebels non saprete come Obi-Wan sta sorvegliando il piccolo Luke Skywalker su Tatooine, spunto che peraltro dà il là alla recentemente annunciata serie televisiva con Ewan McGregor. Così come non avrete percezione della profondità di personaggi come Plo Koon, Luminara Unduli, Hera Syndulla, Aayla Secura, il Capitano Rex e mille altri, così come non avrete apprezzato la capacità di circoscrivere storie e politica di tanti pianeti, elemento in cui oltretutto Bloodline mima i contenuti della Trilogia Prequel, Clone Wars oltre che i film.

Insomma, ciò che si crea è un vero e proprio continuo di vicende. Disney vuole mettere in piedi un “reale” universo alternativo, dove ogni nuovo contenuto può essere visto come una notizia del telegiornale che ci informa su un fatto nuovo. In questo modo l’immaginario di Star Wars cresce a dismisura, diventa profondamente ricco e frastagliato, pieno di personaggi, di avvenimenti politici, avventure e molto altro. Proprio come un videogioco, dove ogni “quest” apre le porte a un arco narrativo per certi versi indipendente, ma comunque intrecciato, rispetto alla storia principale. Al netto ovviamente della fortissima frammentazione autoriale e le innegabili discrepanze tra quelli che erano gli originali intenti degli Star Wars partoriti da George Lucas e ciò che è diventato oggi Star Wars, di cui magari potremmo occuparci con un contenuto a parte.

Oggi Star Wars sta diventando l’opera di intrattenimento più profonda che possa esserci, e questo scaturisce proprio dal diluire il flusso di informazioni sull’immaginario tra media così tanto differenti. Ovviamente la Disney è contenta di poter “intrappolare” i suoi fan all’interno di un immaginario così vasto, e non legato strettamente alla sola famiglia Skywalker, marginando su libri, fumetti, videogiochi e serie TV, oltre che al botteghino del cinema. Star Wars è così l’opportunità di evasione più ghiotta, perché riesce non solamente a distoglierti dalla realtà ma addirittura ti porta a vivere in una dimensione alternativa che si sostiene autonomamente. Non era forse questo l’obiettivo originale di Walt Disney?

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Questo articolo è stato scritto da un lettore di Star Wars Addicted.