L’ottavo episodio della saga ambientata nella galassia lontana lontana ci ha mostrato una riflessione profonda di Yoda su una tematica molto presente all’interno di coloro che portano il cognome Skywalker; il fallimento.

Anche se tale caratteristica non è peculiare solo a loro (ma fa parte di molti personaggi più o meno famosi), l’analisi che ne fa il vecchio Maestro Jedi non può che riportarci indietro nel tempo nel luogo dove tutto è cominciato: uno sperduto mondo sabbioso nell’Orlo Esterno dal nome Tatooine.

In mezzo a delle casupole spoglie si muove una donna assieme al suo giovane figlio, negli occhi del ragazzo vi è tanta speranza per un domani migliore, ma anche una oscurità che attende silenziosa di emerge.

Ora, sulla capostipite della famiglia Skywalker al momento non abbiamo troppe informazioni, dunque possiamo solo ipotizzare quello che una mamma possa provare nel dover crescere un bambino in mezzo a reietti e schiavisti. Sicuramente in lei si sarà almeno una volta annidato il desiderio di vedere Anakin spiccare il volo lontano da quel luogo dimenticato dalla Repubblica e dai Jedi.

IL FALLIMENTO DEGLI SKYWALKER

Del Prescelto oramai conosciamo praticamente tutti i retroscena della sua vita, e diciamocelo; è innegabile che nella sua esistenza il fallimento sia stato un tremendo compagno. La perdita della sola figura genitoriale che abbia avuto prima dell’arrivo di un Jedi molto speciale, la consapevolezza di aver avverato le sue paure verso la donna che ha amato più di ogni altra cosa e infine la sua trasformazione in un oscuro terrore che come lo descrive il suo maestro nel sesto episodio: È più una macchina, ora, che un uomo. È contorto, è malvagio…

Ma infine sarà l’amore che tutto può a redimerlo e a permettergli di fare quello che non è riuscito a fare in passato.

Gli Ultimi Jedi (e anche nel precedente capitolo) ci hanno presentato un Luke molto diverso da come lo avevamo lasciato al termine del sesto episodio; non un giovane fiducioso per il futuro ma un vecchio depresso e sfiduciato. È comprensibile che ciò possa lasciare almeno all’inizio spiazzati, sicuramente chi conosce la saga fin dai suoi primi anni avrà avuto una fitta al cuore dinnanzi alle parole e alle azioni del contadino divenuto una leggenda nella galassia. Però andando avanti nella visione del film lentamente emerge qualcosa di potente, l’esilio a cui egli si è imposto non è casuale ma dettato dal suo fallimento nell’educare una nuova generazione di Jedi.

Persino la sua sorella gemella segue quasi in parallelo la sorte del fratello; pensiamo per un attimo a come deve essersi sentita nel non essere riuscita a proteggere il suo mondo dalla follia dell’Impero. E gli eventi più recenti non sono da meno, la caduta di un figlio al Lato Oscuro, l’ombra di un nuovo regime nato dalle ceneri di uno scomodo passato e la distruzione della pace ottenuta con enormi sacrifici sono di certo eventi che pesano enormemente sulle spalle di una sola persona.

In ultima analisi non possiamo esimerci da dare un occhiata a colui che ha seguito i passi di suo nonno, un ragazzo il cui destino ha preso una piega tutt’altro che positiva. Un apprendista tormentato dalla luce e attratto dalle tenebre, il quale dinanzi al suo maestro deve accettare ciò che egli è: non sei Vader. Sei solo un ragazzino… con una maschera.

In conclusione, è evidente che ogni membro degli Skywalker porta un eredità colma di responsabilità e di vicende, la bellezza di questa famiglia sta non solo nella storia che gli ruota intorno ma ritengo che a renderla memorabile sia il fatto che in essa vi è un elemento che la rende molto umana; la loro fragilità che li porta verso il fallimento dei loro obiettivi.

Può sembrare un analisi pessimista dei personaggi più iconici di una delle saghe più amate nel mondo, ma in realtà in essa vi è un messaggio molto profondo che come ci insegna il saggio Maestro Jedi al termine del suo discorso con Luke su Ahch-Too: Noi siamo il terreno su cui essi crescono. Questo è il vero fardello di tutti i maestri.

Ed proprio questo che Star Wars ci insegna da più di trent’anni: che dal fallimento può emergere qualcosa di straordinario.

Questo articolo è stato scritto da un lettore di Star Wars Addicted.

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